Che il nostro paese viva un grave disagio se posto a confronto con quelli europei e, talvolta, anche mondiali, quando andiamo a trattare di diritti al cittadino e doveri dello stato è un fatto inconfutabile che "viviamo" in maniera negativa nel confronto, o meglio, nello scontro con le assurdità e le difficoltà della nostra macchina amministrativa, a tutti i livelli.
Tra i diritti dei quali ancora gli italiani non possono usufruire appieno, quello sulla trasparenza è uno dei più complessi da realizzare. E nell'ambito di questo si inserisce il diritto che liberalizza l’utilizzo di internet, senza incontrare nel percorso paletti e ostacoli di ogni sorta. Come sancito dalle costituzioni di alcuni paesi, Islanda, Svezia e Finlandia, tanto per rimanere nel limitato teatro del vecchio continente, il "diritto alla rete" fa parte di quelli fondamentali di ogni cittadino e come tale viene difeso. Il nuovo corso politico nazionale, dopo decenni di voluto e forzato "oscurantismo culturale" (ricordo per tutte l'assurda Legge Pisanu, unico esempio mondiale di chiusura "de facto" alla diffusione dell'informazione digitale) ha, forse, aperto uno spiraglio verso un cambiamento reale ed il raggiungimento dei già citati standard europei. Nel grande decreto presentato dall'attuale governo, che dovrebbe dare il via libera alle contrastate liberalizzazioni, in un mercato economico asfittico, chiuso alle novità e fondamentalmente influenzato dalle lobby, si apre un insperato spiraglio che offre la possibilità di poter intervenire nell'ambito dei diritti già citati e della "cultura" digitale, in ogni sua forma.
In questa apertura intendono muoversi una serie di associazioni (Agorà Digitale, Articolo 21, Stati Generali dell'Innovazione, Assoprovider, AIIP, Altroconsumo, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, Libertiamo, Associazione Italiana per l’Open Government, Studio legale Sarzana) che, passando dalle parole hai fatti, hanno formulato 16 proposte concrete da far inserire nello stesso decreto legislativo, presentate mercoledì 7 febbraio al Senato alla presenza di operatori del settore ed esponenti politici di compagini diverse (alcuni anche sostenitori dell'iniziativa). A difesa dei cosiddetti diritti digitali e della libera circolazione dei contenuti in rete, una fra tutte, ovvero l'abolizione del monopolio SIAE e delle sue assurde vessazioni, come bollini e richieste economiche a vario titolo decise unilateralmente e sempre a favore dei "soliti pochi", certamente rimane la proposta più interessante. Non di minor valore le altre, come l’adozione del software libero nella pubblica amministrazione, l’eliminazione delle difficoltà burocratiche e amministrative in seno al mercato degli audiovisivi, l’equiparazione dell’IVA tra libri cartacei e digitali (e-book), l’obbligo della diffusione e libero utilizzo dei dati della P.A. a chiunque ne faccia richiesta, procedura onerosa delle frequenze televisive e riutilizzo di proventi in seno all’abbattimento del digital-divide, norme per la facilitazione delle class-action, ecc. Il "pesante pacchetto" di emendamenti presentati è quindi un ottimo passo avanti verso la realizzazione piena di una nazione che si possa definire, senza alcun dubbio, civile e trasparente.
Guarda la nostra intervista a Nicotra di Agorà Digitale
Anche in questo caso stiamo ad aspettare l'immancabile "levata di scudi" da parte delle incontrastate e già citate lobby che continueranno a frenare con ogni mezzo a disposizione tutte le forme di avanzamento culturale; in difesa dei propri egoistici interessi, incuranti, di fatto, delle richieste di ammodernamento che partono dai cittadini e anche dalla stessa classe politica, influenzata ora da una rinnovata opinione pubblica, grazie proprio alla rete e ai suoi strumenti di democrazia e informazione digitale.
Ultimora. A seguito di questa interessante iniziativa, è stato dato il via ad una “cabina di regia” governativa per la cosiddetta “agenda digitale” che sia in grado di portare avanti progetti di ammodernamento, formata da alcuni esponenti dei principali ministeri e programmando 6 gruppi operativi che procederanno in coordinamento tra loro.
Un gran passo avanti dopo anni di “italico immobilismo”. Aspettiamo fiduciosi, ancora una volta armati di irresponsabile ottimismo.











