
Al 6 gennaio sono 217. La stessa velocità di una Ferrari all’uscita della curva di Lesmo, circuito di Monza.
217 giorni di sciopero della fame contro il malaffare e la mala gestione del denaro pubblico. E non importa che il suo gazebo continui a essere meta di visite, pellegrinaggi, raduni. Perché Gaetano Ferrieri per alcuna parte dell’Italia dell’informazione continua a non esistere. Eppure della sua presenza davanti alla Camera dei Deputati dal 4 giugno scorso e della sua presenza sul web (12 milioni di visualizzazioni su Facebook e su www.presidiomontecitorio.eu), se ne parla quasi solo all’estero.
“Non pensavo di poter arrivare fino in Cina, Giappone, U.S.A…. Perfino in Iran, ma ci pensi? Si vede che da noi la censura esiste, altrove no. Ma, sia chiaro: io non do’ affatto la colpa ai tuoi colleghi: perché chi decide non sono loro ma chi sta sopra di loro… e quando c’è di mezzo la pubblicità…”.
Insomma. Solo il web è libero! “Sì”.
Gaetano, che cosa ha imparato durante tutti questi giorni di persistenza/resistenza? “Per prima cosa ho rafforzato la mia saggezza nell’aspettare… Quando la gente ha poca informazione è ovvio che di testimonianza ne faccia poca. Io sul web cerco di fare ciò che posso, con un linguaggio semplice. Che l’informazione nazionale mi ignori, come del resto fa la politica, mi rafforza e anzi mi dice che sono nel giusto. Si vede che le mie proposte fanno paura”.
Al di là dei tagli al costo della politica? “Come ‘al di là’? Ma è proprio quello che non si vuol fare! Altro che ‘al di là’… Io dico: iniziamo di là. La spesa della macchina pubblica in dieci anni è aumentata del 44%, 14 miliardi di euro se ne vanno in consulenze! C’è una legge del 2001, la numero 131, che doveva essere impiegata per i controlli alla corruzione: ebbene, nel 2005 è stato aperto l’Ufficio che poi è stato chiuso! Se pensiamo che l’ex-ministro Brunetta ha di fatto cancellato il certificato antimafia alle imprese… E poi mancano i controlli alle imprese: l’ammissione alla procedura di Cassa Integrazione lo Stato deve renderla possibile soltanto dopo aver controllato i bilanci degli ultimi cinque anni dell’azienda richiedente. Naturalmente la cig non si da’ se i manager continuano a ricevere stipendi eccessivi”.
Mentre parla Ferrieri, si raduna accanto una piccola folla. Vacanzieri, di passaggio da Roma per qualche giorno di vacanza.
Facciamo informazione anche così, no? “E allora aggiungiamoci dell’altro, così torneranno a casa con altri motivi di riflessione. Non pensate che vi sia necessità del controllo sulle banche? Unicredit ha un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate per 1 miliardo; e chi era il consigliere della banca? Tremonti! E ci sono gli 89 miliardi di euro su cui si dovrà pronunciare la Corte dei Conti a gennaio in materia di slot-machine… Quando ci sono somme del genere che ballano, non si può incidere sui semplici cittadini, sulla povera gente, è una cosa che grida vendetta! Accade che il ministero degli Interni dica ai Prefetti che devono risparmiare sulla luce, sul riscaldamento, sui rinfreschi… e se c’è qualche dipendente che va in trasferta, deve dormire in caserma mica in albergo!”.
Ha capito adesso perché parte dell’informazione non le da’ spazio, Ferrieri? “E se io le dicessi che per lavoro ho girato l’Italia in lungo e in largo? Sa quante false Onlus esistono? E quante Fondazioni fanno girare soldi non dovendo avere fini di lucro? Ma chi le controlla? E se dicessi dello sport professionistico….”.
Cioè? “Nel luglio 2005 io fui ospite alla Scuola Superiore di Economia e Finanza, qui a Roma. Presente il suo direttore, dott. Ferranti, illustri graduati della Guardia di Finanza, il sottosegretario alle Finanze Manlio Contento. All’epoca ero amministratore delegato della Federservizi Sportivi Srl, società che agiva per la verifica contabile delle associazioni. Non facevamo altro che girare la segnalazione all’Agenzia delle Entrate, che a sua volta poteva agire per recuperare l’impagato. A gennaio del 2007 fui fatto fuori. Il motivo dovrebbe capirlo lei… Non è difficile!”.
Altro che scommesse, quindi… “Lasciamo da parte le piccole Società, non solo calcistiche ma di ogni altra disciplina. Il marcio sta al vertice dove girano cifre pazzesche. Parlo di elusione, non di evasione: sono almeno venti anni che si mette la testa sotto il cuscino. C’è stato qualcuno che si è chiesto come mai il vertice dello sport italiano non viene cambiato? Sono sempre gli stessi, come in politica! C’è stato qualcuno che si è chiesto come mai lo sport italiano non abbia una Società di certificazione che dica quali Società possano fare attività e quali no? E perchè l’Agenzia delle Entrate non verifica cosa accade fra i professionisti? Potrebbe fare eppure non fa… Io nel gennaio 2007 venni fatto fuori, non dico altro. Se non che forse durai fin troppo!”.











