Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia. Le lancette dell’orologio della democrazia tornano indietro alla tarda primavera 2011?
Potrebbe essere, se il governo di Mario Monti dovesse decidere di tirare dritto per la propria strada e ignorare il verdetto referendario.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha così predisposto un appello, "Giù le mani dall'acqua e dalla democrazia!", su cui è pronta una raccolta di firme on line. Dicono i promotori dell’iniziativa: “Il Governo pensa di mettere in campo un'azione legislativa sui servizi pubblici locali (acqua inclusa) a partire dal Consiglio dei Ministri del 20 gennaio. Qualsiasi sia il provvedimento proposto sarà inevitabile la contrapposizione con l'esito referendario e il mancato rispetto della volontà popolare”. Il Forum chiama al tavolo delle responsabilità anche l'Antitrust: l’Autorità Garante della concorrenza, da parte sua, “Arriva a chiedere al Governo l'estensione a tutti i servizi pubblici locali (quindi pure l’acqua) delle norme inserite nell'art. 4 della "manovra estiva" e chiede di "limitare i casi di esclusione dalla nuova disciplina".
Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale. “Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato”.
E adesso? Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, “Il Governo di Mario Monti si appresta a replicare e approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo a un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il ‘contagio’ si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo”.
L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato. I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
“Ma sorge, a questo punto, una enorme questione che riguarda la democrazia: nessuna esigenza può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano. Chiediamo al Governo di interrompere da subito la strada intrapresa. Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano”.











