La “frammentarietà del sapere e della vita” che caratterizza molte aree culturali del nostro tempo, e quale sia in tal senso “il contributo di una pontificia università”.
Sono stati questi i temi della lezione magistrale affidata quest’anno alla Facoltà di Filosofia e tenuta da mons. Lluís Clavell, professore ordinario di Metafisica, durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2011/2012 della Pontificia Università della Santa Croce.
“La frammentazione trasforma le università in una sorta di arcipelago umano”, con docenti e ricercatori che “comunicano poco tra di loro, perché usano metodi e linguaggi diversi”. Secondo mons. Clavell, è invece auspicabile “una collaborazione fruttuosa tra le scienze per una conoscenza più adeguata della realtà stessa e per un migliore servizio all’uomo”, e ciò è fattibile “solo se i professori lavorano di più insieme”.
Anche la “separazione tra la ricerca e la didattica” rischia di sgretolare “l’università stessa, come centro formativo in cui i docenti insegnano ciò che loro stessi stanno ricercando”. In questo panorama, infatti, si fa strada la figura del “ricercatore senza docenza, che si affianca al normale professore, certamente specialistico, con compiti quasi solo didattici ma con scarso lavoro di ricerca”. Ciò trasforma le facoltà universitarie in semplici “scuole professionali finalizzate a fornire solo capacità tecniche agli studenti secondo le esigenze del mercato”. Questa dinamica, inoltre, provoca sulle persone dei cosiddetti “effetti perversi” e rende la formazione degli studenti “composta da molti piccoli frammenti specializzati, ma dispersa e senza unità per la persona stessa e per il futuro esercizio professionale”.
Il rimedio a una simile e diffusa problematica si incontra, secondo lo studioso, nella “inter-isciplinarità, concepita come un atteggiamento personale”. È pur vero che “la presenza di diversi saperi nella stessa persona è realizzabile in modo limitato, ma dovrebbe essere operativa come inclinazione profonda”, poiché “la vera inter-disciplinarità è quella che si dà in ognuno di noi nel cercare di arrivare all’unità del sapere”.
In simili termini si è anche espresso mons. Javier Echevarria, Prelato dell’Opus Dei e Gran Cancelliere della Pontificia Università della Santa Croce. Nel suo discorso a chiusura dell’atto di inaugurazione, ha infatti affermato che “L’orientamento del nostro lavoro universitario deve contribuire a radicare la fede e la vita cristiana in noi stessi e nella cultura del nostro tempo”, superando una visione unicamente “utilitaristica” della propria missione e favorendo un più intimo rapporto con Dio. Citando Papa Benedetto XVI nel suo discorso ai giovani professori universitari riuniti a San Lorenzo de El Escorial in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù dello scorso agosto, il Prelato dell’Opus Dei ha ricordato che “non basta limitarsi a insegnare o studiare i diversi trattati”, poiché “la fede esige di essere vissuta, incarnata ogni giorno”.
Solo in questo modo è possibile essere per i giovani degli “autentici maestri”, capaci di suscitare in loro “questa sete di verità che hanno nel profondo e quest’ansia di superarsi”, e diventando al contempo “stimolo e forza”. In questo cammino di santificazione di “quanti hanno l’incarico di collaborare alla diffusione della verità”, diventa indispensabile la virtù dell’“umiltà”, grazie alla quale “sapremo dialogare, perché avremo capacità di ascolto” e sapremo riconoscere i nostri sbagli, perché “la stessa verità è sempre più alta dei nostri traguardi”.
Il 2011 coincide infine con il XXV anniversario di fondazione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare. Per l’occasione, il prossimo 12 novembre si terrà un atto accademico con la partecipazione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che terrà la prolusione su “Magistero ecclesiastico e ordine politico: libertà e responsabilità dei fedeli laici nella vita pubblica”.










