
Università in ansia? Italia in crisi! Al di là del rapporto causa-effetto, la cifra del malessere tricolore è tutto nei numeri sciorinati da Luigi Frati, rettore dell’università La Sapienza di Roma in occasione della recente inaugurazione dell’anno accademico: “Nel Lazio dal gennaio 2009 al gennaio 2011 si sono chiuse 11mila imprese, fenomeno che ha interessato il commercio, i trasporti, la metallurgia, l’edilizia e finanche l’informatica”.
Al di là del rapporto causa-effetto, la cifra del malessere tricolore è tutto nei numeri sciorinati da Luigi Frati, rettore dell’università La Sapienza di Roma in occasione della recente inaugurazione dell’anno accademico: “Nel Lazio dal gennaio 2009 al gennaio 2011 si sono chiuse 11mila imprese, fenomeno che ha interessato il commercio, i trasporti, la metallurgia, l’edilizia e finanche l’informatica”.
Numeri assolutamente tangenti sia al panorama nazionale (la disoccupazione a settembre ha toccato quota 30% nella fascia 18-35 anni) che a quelli del sistema universitario italiano su cui si abbattono tagli e ridimensionamenti che a loro volta si aggiungono al risibile finanziamento della ricerca. Una povertà economico-finanziaria che Frati ha collegato alla “Mancata soluzione - da oltre dieci anni - del rimborso da parte del Sistema Sanitario all’ateneo del costo del trattamento fondamentale del personale socio-sanitario e che vale almeno 40 milioni all’anno”.
Un Frati che, se in chiusura di prolusione si è lasciato vincere dalla commozione indirizzandosi ai ragazzi (“Non vogliamo perderli, per problemi di loro bisogno o per l’accrescersi delle insufficienze di strutture e docenza!”), nella sua relazione ha comunque tratteggiato un orizzonte di speranza. La speranza, per La Sapienza, Frati la trae dal recente saggio di Gilberto Corbellini (‘Scienza, quindi democrazia - Einaudi Editore), docente dell’ateneo, secondo cui ‘… insieme all’economia di mercato e alla democrazia, la scienza ha dato vita a un sistema che produce benessere e libertà, riduce le disuguaglianze e diffonde la razionalità, tanto che essi con i criteri cognitivi e morali del metodo scientifico hanno favorito la convivenza civile’. Ma accanto alla speranza anche il dubbio: “Perché si investe poco in ricerca? Chi ha paura della scienza? Chi ha paura dell’autonomia universitaria?”. E subito dopo: “La lettera del governo italiana la UE dice che devono aumentare l’autonomia e la creatività fra atenei. Ma in che modo si incrementa l’autonomia? Forse attenuando l’obbligo di uniformasi alla governance scritto dalla Legge Gelmini? E in tema di competitività, si pensa di definire regole chiare che raccordino il giudizio sulle singole università ai ranking internazionali?”. La verità invece risiede altrove: e cioè nel recente documento della Commissione Europea che entro il 2020 vuole centrare l’obiettivo di portare alla ricerca finanziamenti pari al 3%, con 1 milione di nuovi ricercatori - “E l’Italia dovrebbe metterne insieme più di 120mila, cioè il triplo degli attuali!”.
La riflessione sul futuro abbraccia poi l’intero panorama continentale. A Madrid si è svolta “Una conferenza sul sistema universitario. L’università sarà ancora quella tradizionale ex-cathedra oppure online? E dovrà essere più grande o più piccola? Dovrà essere di ricerca o di formazione? In relazione alla dimensione dell’offerta, questione centrale è se essa deve essere mantenuta dal singolo ateneo e non invece dall’aumento del numero di atenei; in tutto ciò, la Ue dice che entro il 2020 occorrerà portare alla laurea il 40% di uomini e donne fra i 30 e i 34 anni”. Quanto alla dimensione dell’università, “Se si ritiene, come noi riteniamo, che la ricerca sia strategica per la qualità della formazione, allora la dimensione grande di un ateneo non costituisce un problema, se non di buona organizzazione. Vale insomma quello che è noto per le aziende: la dimensione maggiore favorisce la competitività internazionale, con ciò non escludendo che piccole nicchie specialistiche siano ugualmente competitive”.
Ma i problemi non si fermano qui, visto che c’è da prendere in esame il rapporto formazione-lavoro. Dice Frati: “Il rapporto non può essere lasciato al solo libero mercato, con costi sociali altissimi per i giovani che saranno assorbiti - se lo saranno - da attività non coerenti con la formazione conseguita. I dati di Alma Laurea sono chiarissimi: troppo modesta è in Italia la correlazione di coerenza occupazione-titolo di studio”.
E cosa ha fatto La Sapienza per darsi una prospettiva di sviluppo? Ha ridotto i corsi sovrabbondanti nella stessa classe o, al contrario, poco frequentati; ha diversificato le modalità organizzative in relazione alle richieste, incrementando i corsi serali per studenti lavoratori e i corsi in lingua inglese, estesi da quest’anno anche all’area medica; ha sviluppato la didatta a distanza, obiettivo divenuto concreto con la piena operatività dell’università telematica pubblica partecipata dall’ateneo, Telma-Sapienza. “A tale ventaglio si aggiunge l’attivazione della Scuola Superiore di Studi Avanzati, struttura che vuole intercettare studenti impegnati cui garantiremo gratuità di tasse e ospitalità: giovani che, oltre a seguire i corsi tradizionali, potranno avere una formazione aggiuntiva interdisciplinare. Grazie alla Regione Lazio, potremo offrire 200 posti utilizzando parte dell’ex-Regina Elena così avvicinandoci alla dimensione della Normale di Pisa”. Degno di lode pure l’accordo siglato con Federlazio - associazione delle PMI - per stage in azienda e interazione sistema produttivo-formazione.
E se in una logica di competitività internazionale l’ateneo romano ha deciso di confrontarsi con l’Imperial College di Londra, l’unico freno sembra rimanere adesso il reclutamento internazionale dei ricercatori. “Ci scontriamo, infatti, con gli stipendi italiani modesti e fuori-mercato oltre che con la minore disponibilità di finanziamenti alla ricerca. Sul reclutamento tuttavia stiamo forzando le norme di legge che nascono protezionistiche, aprendoci a ricercatori attivi in altri atenei: anche esteri”.
Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenuti il rappresentante degli studenti, Paolo Puccini e la rappresentante del personale tecnico-amministrativo Romina Caronna. Finale di netta impronta culturale, grazie a Theatron-Teatro antico della Sapienza che ha offerto una lettura musicata della Divina Commedia.










