Impedite la schiettezza a un napoletano e il mondo ne soffrirà. Perché la forza della schiettezza è anche quella della verità: a volte brutale, a volte rude ma che comunque ha il pregio di non scendere a compromessi.
“E se c’è pure un pizzico di anarchia…”. Perché lui, Giuseppe Monti, spende per sé questo aggettivo, forse da tramutare in “liberalismo”. “Che sia l’uno o l’altro poco importa: il prezzo da pagare a entrambi rimane elevatissimo!”.
Date le premesse - e valutando che abbiamo davanti un ingegnere con studi in aerodinamica supersonica all’Università Federico II di Napoli, un’attività di consulente manageriale certificato e con l’amore per la filosofia e la comunicazione - nessuno potrà sorprendersi di come si svilupperà il discorso.
Della scienza ho iniziato a diffidare quando scoppiò la mucca pazza, oggi invece sono scettico in tema di OGM. Faccio bene o no? “Personalmente ho molta fiducia nella scienza ma dico anche che occorre essere laici anziché fideistici e poi ricordarsi sempre del principio di prudenza che impone l’essere cauti. Gli Ogm fanno male? E chi può dire sì o no con certezza assoluta? Dovremmo rammentare pure le modifiche che gli stessi contadini hanno apportato nel corso dei millenni agendo sulla Natura… Oggi accade che al contadino si sia sostituito l’interesse delle multinazionali, da un lato, mentre dall’altro la filosofa ha abdicato e la scienza si è trovata un campo pressoché illimitato d’azione. Ma voglio andare oltre la domanda: vorrei dire del rapporto che noi, ad esempio qui a Roma, abbiamo con l’automobile. Lo sto studiando da circa venti anni e ho verificato che l’auto è mobile solo nel 5% della nostra vita; lo stesso car-sharing (nella Capitale il servizio è gestitoda Atac - N.d.R.) che si fa qui è assurdo perché si è costretti a riportare l’auto nel parcheggio dove la si è prelevata, mentre si dovrebbero avere spazi a piacere in cui prenderla e riconsegnarla. Ecco allora che andrebbe abolita la proprietà privata dell’automobile. Ma se questo accadesse, chiuderebbero le fabbriche e allora cosa sudderebbe?”.
Marchionne inizia a tremare… “Dovremmo capire la complessità del sistema. Siamo capaci di pensare in altri termini? Siamo capaci, ad esempio, a far produrre altri beni a fabbriche che prima producevano automobili? Io dico di no, dovremmo imparare a ragionare in termini olistici anzichè meccanicistici: che è in sostanza il ragionamento di chi spezzetta il problema in piccoli pezzi e cerca di dare loro una sistemazione. Ma lei ha presente la cultura del ‘problem solving’? Si tratta di una colossale fesseria! Quello che diceva Pareto andava bene in ambito molto circoscritto… Affermava che il 20% delle cause produce l’80% degli effetti, risolvendo quel 20 elimini dal mazzo il rimanente 80. Va bene, però in strutture complesse il problema non solo non si risolve ma addirittura si può aggravare. Gli Ogm: magari non fanno male ma distruggono le api o chissà quali altri contraccolpi procurano alla Natura!”.
Mi domando se anche nella comunità degli scienziati, che giudico la più aperta al nuovo e all’innovativo, non vi siano germi di invidia. Mi stordisce la polemica sulla prevedibilità dei terremoti, le divisioni sul nucleare sì-no, ecc. “Bè, esistono anche gli scienziati corrotti. Pensi alla farmacologia: si potrebbero mettere in produzione farmaci che non servono a nulla… Tuttavia ce ne sono altri che sul bigliettino allegato alla confezione recano la scritta ‘possono procurare danni anche gravi’. Ma ci rendiamo conto? Se ne lavano mani e coscienza scrivendo due righe su un foglietto!! Va pure detto che lo scienziato vive di dubbi, non ha mai la certezza del bene o del male che le sue ricerche apportano. E poi l’uomo è sempre l’uomo, sia o no sia scienziato, con le sue miserie e le sue nobiltà ci deve sempre vivere…”.
Eccolo, il principio di cautela! “Vuole un altro esempio? Quello che c‘è scritto sui pacchetti delle sigarette. E’ altrettanto ingannevole scrivere ‘il fumo fa male’. A me per ora non ha fatto male e neppure a chi è vissuto 95, 96 o 100 anni. Occorrerebbe dire che ad alcuni fa male, ad altri no: cioè sposare il criterio probabilistico. Che però non è scientifico”.
Ingegnere, un commento sulla ricerca italiana: di base e applicata. “Quella applicata deve essere gestita secondo interessi pratici e finanziata dall’impresa; quella di base dallo Stato altrimenti a chi interesserebbe? Ma non parlo solo di ricerca tecnologia, io allargo il campo anche all’area umanistica. Se fossimo allenati a pensare in modo differente, a essere più ricchi dentro, forse avremmo evitato di far dire all’Amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, che i passeggeri si dovrebbero portare coperte e panini sul treno!”.
Posso scrivere? “L’ha detto lui, mica io!... E riporto anche il caso di quel dirigente di importantissima azienda di Tlc che vendeva Sim fasulle e che ora è sotto processo… Il fatto di aver speso due anni della mia vita come assistente all’ateneo federiciano mi autorizza ad andare anche oltre”.
In tema di? “Di mancanza di contatto fra umanistica e tecnologia. Pensiamo alla finanza: il disastro combinato dagli Stati Uniti da dove abbiamo importato la fama dei master MBA. Ma non servono a nulla, il web è pieno di j’accuse contro quel sistema che elargisce titoli a pagamento; in Italia non lo ha capito nemmeno la Bocconi, il management non si fa con i master ma solo sul campo! Secondo lei quanti di quei dottoroni che hanno ottenuto l’MBA hanno mai lavorato allo sportello o hanno mai dialogato con un cliente? E’ solo teoria. Anch’essa acquisita a caro prezzo: ma dalla gente e dai semplici risparmiatori!”.
Lo sa? Questa sua dichiarazione mi sta facendo rischiare di riscrivere tutta l'impostazione dell'intervista! "Ne sono lieto... Sa, è nato un nuovo termine, “MBA clone”. Molti manager frequentano gli stessi corsi, studiano sugli stessi libri, leggono gli stessi giornali e le stesse riviste, partecipano agli stessi convegni, assistono alle stesse conferenze. In questo modo assumono lo stesso atteggiamento e lo stesso vocabolario nei confronti del business. Henry Mintzberg, docente di Management Studies alla canadese Mc Gill University di Montreal, ha criticato aspramente l’MBA parlandone alla CNN... Naturalmente non tutti diventano MBA clone e c'è chi propone un questionario per verificare se lo si è diventato, così come una serie di suggerimenti per “declonizzarsi”. Per esempio abbandonare la strategia a lungo termine, non confondere obiettivi e strategia".
Info: www.caosmanagement.it










