Il fascino della cultura messicana risiede probabilmente anche nel suo atavico fatalismo celato attraverso colori vivaci, spesso accostati in modo bizzarro, come si nota negli elementi architettonici presenti in ogni quartiere. Ma il fatalismo celato o no che sia è parte del retaggio culturale, memore della civiltà preispanica.
Way of living
Il messicano non può essere descritto in maniera troppo semplicistica: esattamente come Città del Messico sono tantissime le sfa
E anche altri luoghi comuni vanno sfatati: se è pur vero che ancora in molti uomini domina una certa componente di machismo, molti passi in avanti sono stati fatti sul fronte della parità tra uomini e donne. E così, ennesima contraddizione, da una parte ci sono autobus solo per donne e bambini al fine di far loro evitare molestie di ogni sorta e dall’altra le nuove generazioni, sempre più istruite rifuggono dagli stereotipi. E nel Distrito Federal sono state legalizzate le unioni gay. Nella Zona Rosa è tutt’altro che raro vedere coppie omosessuali di entrambi i sessi lanciarsi in effusioni per la strada, cosa quasi impensabile in Italia. Nonostante questo i messicani rimangono persone estremamente tradizionaliste, non ci dimentichiamo che parliamo del secondo paese più cattolico al mondo, dopo il Brasile. E infatti, anche le nuove generazioni sono molto legate alla famiglia. Il concetto di famiglia è leggermente diverso dal nostro: per famiglia i messicani non intendono il piccolo nucleo composto da padre, madre e figli ma lo allargano agli zii e ai cugini più prossimi.
La Vergine di Guadalupe è la santa patrona di Città del Messico, un’incarnazione della Madonna dalla pelle scura, apparsa ad un vasaio azteco nel 1531. La Vergine è l’archetipo della madre e al tempo stesso dell’innata spiritualità dei messicani. L’adorazione della Santa arriva al punto da primeggiare nelle preferenze dei fedeli, più di Gesù Cristo. Questo la dice lunga sul particolare approccio alla spiritualità del pueblo che mescola elementi di paganesimo, mai completamente estinto ed ereditato dalle civiltà preispaniche e il cattolicesimo importato dagli spagnoli.
La gastronomia messicana è una delle più rinomate a livello mondiale, e recentemente è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità per UNESCO. In particolare, Città del Messico è la patria degli antojitos che si trovano un po’ dappertutto dalle bancarelle per finire ai ristoranti di lusso, e che comprendono tacos (tortillas con carne cucinata in diversi modi), quesadillas,tortas (panini). A Città del Messico per recarsi da un luogo all’altro spesso si passano ore sui mezzi e quindi la tendenza più diffusa è mangiare per la strada.
Il cuore della città è rappresentato dall’immensa Plaza de la Constitución, meglio conosciuta come Zócalo. Per dimensioni terza soltanto alla Piazza Rossa di Mosca e a Thien An-men a Pechino, il Zócalo è un enorme caleidoscopio di varia umanità: sciamani guaritori, danze indiane, artisti di strada di ogni tipo…
Il Zócalo è spesso teatro di molti eventi culturali e del resto è circondata di musei e dei più significativi monumenti ciudadani.
Città di affascinanti contrasti
Una cosa alla quale non mi abituerò mai è la sporcizia nelle strade. Eccettuate le vie del centro storico, messe un po’ meglio, a volte la sensazione è di trovarsi in una discarica: pneumatici gettati ovunque, spazzatura, cavi elettrici che spuntano dove meno te lo aspetti. Però a volte mi vien da pensare che se Roma o Napoli avessero 20 milioni di abitanti la situazione non sarebbe tanto migliore.
Città del Messico è patrimonio dell’umanità per via dei suoi tanti siti di interesse culturale. Non è questa un’altra grande contraddizione? Questa città la devi assorbire e lasciarti coinvolgere dai suoi forti contrasti, magari anche a piccole dosi, ma facendo attenzione a non provare a pensare che lei si lascerà domare da noi perché correremmo il rischio di farci male. L’orgoglio per la propria identità è forte e radicato in Messico. Alle volte però questo finisce per essere fine a sé stesso e fin troppo retorico. Mi riferisco ai mass media: non è raro vedere citare per un prodotto pubblicitario la parola Mexico.
Le tribù giovanili non mancano ed ecco anche qui gang di emo, metallari e punk. Pensate che esiste un mercato dove i giovanissimi potranno trovare tutto per il loro abbigliamento dalle borchie ai giubbotti di pelle, dalle t-shirt di ogni gruppo esistente sul pianeta agli orecchini. E naturalmente non mancano le bancarelle di cd musicali.
A proposito, il concetto di lotta alla pirateria qui fa un po’ ridere. In ogni strada venditori di cd e dvd vendono i clones, ovvero le copie pirata a prezzi bassissimi. E’ possibile trovare di tutto: dai software più aggiornati ai film ancora nelle sale alle compilations mp3 in cui ci sono discografie intere di cantanti. Tutto è fatto alla luce del sole, e pensare di contrastare tale mercato è impossibile. Li vendono anche nei bus e sui vagoni della metropolitana!
Altra cosa che mi ha colpito è la prostituzione, fatta in pieno centro, in vie adiacenti a quelle più frequentate da chi fa shopping. I clienti non sembrano avere nessun senso di imbarazzo a fermarsi e parlare con le prostitute,anche a piedi.
La polizia è tantissima e presente praticamente ovunque. Alcune volte anche armata fino ai denti. Di fronte a tanto dispiego di uomini ci si può sentire tutelati, ma non sempre è così. Ho sentito anche dire che più che la quantità bisognerebbe pensare alla qualità delle forze dell’ordine. E come dare torto a questo pensiero?
Per concludere…
Città del Messico è una città che ami o che odi. Mezze misure, a mio avviso, non ce ne sono. Megalopoli dalle infinite sfaccettature. Qualcuna ve l’ho raccontata, augurandomi che sia riuscito almeno in parte a raccontarvi qualcosa che vada oltre i luoghi comuni e il già sentito.












