“Il Messico è il paese surrealista per eccellenza”, Andrè Breton. Capitale cosmopolita. Smog. Bancarelle gastronomiche e venditori ambulanti ovunque. Criminalità. Città in costante movimento e mutamento, mai uguale a sé stessa eppure così fedele alla sua tradizione e cultura da sorprendere. Tutto questo e molto altro, ovviamente, è Città del Messico.
La capitale messicana è la city più grande al mondo. E l’impatto può essere duro per il visitatore la prima volta. La giungla d’asfalto infatti pullula di gente e di auto in costante movimento. Le molteplici sfaccettature di Mexico City sono al tempo stesso il problema e il fascino di questa città che non conosce mezze misure. E così ci si ritrova da una ordinata piazza all’europea al più sporco marciapiede che si sia mai visto senza quasi rendersene conto. Vie punteggiate di banchetti di tacos si alternano a raffinati ristoranti, scintillanti torri degne della quinta strada a New York convivono con scene che non si vorrebbe vedere, come i bambini davvero troppo piccoli costretti a vestirsi da clown per la strada per poche manciate di pesos.
A proposito di pagliacci: non è raro trovarne a improvvisare veloci spettacolini ai semafori o nei microbus, mezzo molto diffuso da queste parti. E altre attività circensi si possono trovare sulle strade di Mexico City: mangiatori di fuoco, improbabili trapezisti, bravi giocolieri, quasi a voler gridare la natura surrealista della città. E di suggestioni, atmosfere e personaggi surreali questa megalopoli è vestita. E non è un caso che il regista Luis Buñuel, il regista del surreale per antonomasia abbia scelto Città del Messico per vivere (acquisendo anche la cittadinanza) fino al giorno della sua morte.
Città del Messico con occhi di fotografo
Per un fotografo di strada Città del Messico è come un gigantesco Luna Park per un bambino. Città surrealista, come ho scritto, ma anche profondamente razionale nel tenere alta la bandiera della propria identità e cultura. E’ la mexicanidad, l’orgoglio vivo di sentirsi messicani ed elevare a icone nazionali tutti coloro che meritatamente hanno contribuito a far conoscere questo paese nel mondo. E’ il caso di Frida Kahlo, ad esempio.
Preservare la propria identità e cultura passa anche nel difendere la possibilità che tutti se ne possano approvvigionare: il grandissimo numero di musei e gallerie con accesso libero ne sono la conferma. E la fotografia lì non è vista e vissuta come un’arte minore: nella città che ha dato i natali a Manuel Alvarez Bravo sono moltissimi gli spazi dedicati a questo mezzo espressivo. E non è affatto raro imbattersi in installazioni permanenti nelle vie del centro.
Questa città, del resto, fu molto importante per tantissimi fotografi: uno su tutti, Henri Cartier Bresson che qui soggiornò per oltre un anno nel 1934 per poi farvi ritorno nel 1963. Di questi soggiorni ci lasciò dei taccuini rimasti a lungo inediti e, naturalmente, anche fotografie a eterna testimonianza di quanto questa megalopoli abbia esercitato il suo fascino anche sul maestro di tutti i fotoreporter.












