Un microfono vicino ad una panchina, le postazioni per i musicisti e uno sfondo semplice, blu cobalto. Così appare il palcoscenico del Teatro Quirino di Roma il primo Ottobre per lo spettacolo musicale di e con Pierre Santini “Come
di”, messa in scena di Gerard Gelas. Santini, attore e regista
parigino, formatosi presso Jacques Lecoq e il Théâtre national populaire
nel periodo di Jean Vilar, qui si spoglia delle sue mille maschere per
rivelare, o meglio cantare, in tutta semplicità la sua grande passione
per Paolo Conte;
ed è tutto qui lo spettacolo “Come di”: una passeggiata musicale attraverso un repertorio scelto tra le ballate blues di Conte tradotte in francese. Ed è appunto con la semplicità delle sue parole che comincia lo spettacolo, non le parole di un copione, ma le parole di un uomo che parla ad un pubblico: “Ho voluto tradurre le bellissime parole di Paolo Conte per far conoscere la sua poesia al pubblico francese, avevo voglia di condividere questo amore per la sua musica. Questo sogno lo racconto oggi dopo aver combattuto contro il vento e le maree grazie alla complicità di qualche amico e alla fiducia dello stesso Paolo che mi ha sempre incoraggiato e che segue con occhio attento e divertito questo progetto che molti definirebbero folle ”. Tra i brani suonati si susseguono: Come di, la bellissima Gelato al limone, Angelino, Tango blu, esplode Allez viens traduzione di Vieni via con me, incanta Dal loggione fa ballare sulle poltrone Dancing.
La voce di Santini è calda, roca, esplicitamente ispirata ai modi del suo beniamino, fanno sorridere i suoi movimenti un po' goffi, un po' jazz, sulla musica del cantautore genovese. Lo accompagna il talento di quattro musicisti: Franck Herrggot al piano, Patrick Brugalière alla fisarmonica, Philippe Rivallonou-Drevet al basso e contrabbasso e Thomas Hue alla batteria. Non ci sono momenti di commedia, pièce da saltimbanco tra una chanson e l’altra; bensì narrazioni di vita, di esperienze. Santini non è semplice interprete di Conte, rivive, performa, crea nuovamente, riempie di altri significati, le parole di Conte; i paesaggi, le memorie e le fantasie del genovese si declinano con la genuinità del parigino d'origine italiana: la passione per le donne, l'amore per il mare, il piacere di stare sul palco, gli imprevedibili incontri cui la vita ci sottopone...
Il pubblico non è quello delle grande occasioni, ma poco importa, affezionato e partecipe segue Santini in ogni brano, con brusii a tempo e battiti di mano. Santini parla un po’ in italiano e un po’ in francese e ci regala una ritrovata bellezza nell’ascolto di un autore così amato come Paolo Conte, il tutto congiunto ad una certa atmosfera parigina. Così è facile immaginare un Quirino un po' francese al tempo di un “Azzurro” jazzato.











