
Una prima che ha rispettato se stessa e il pubblico. Con quella dose di spontaneità e umanità che rendono Rocco Papaleo uno dei più stimati, e poliedrici, artisti italiani.
A Roma, lo scorso 24 novembre l’Ambra Jovinelli ha salutato il debutto di “Una piccola impresa meridionale” nel quale l’estroso Rocco ci ha fatto vedere dove possa accompagnarlo il suo talento. Non che avessimo bisogno della controprova: ma fa’ sempre bene al cuore ritrovarsi davanti a chi riesce a imporsi - di volta in volta - come attore di cinema, musicista, cantante, regista, attore di teatro, autore.
Passare dal riso al sorriso e poi alla seria riflessione per virare quindi alla gaiezza, non è da tutti. Lo zig-zag fra le emozioni gli è riuscito bene, grazie alla formula del teatro-canzone. Formula vincente perché legata alla esiguità di eventi del genere: esigui come gli istrioni famelici di vita, capaci di ricoprire più ruoli nel breve succedersi di un istante. Una sensibilità tutta meridionale - giusto onore al titolo dello spettacolo - che rende bene un’impalcatura musicale ricca di ritmi blues metropolitani e contaminazioni di Brasile. Percussioni e chitarre da cui pendono slancio maschere, storie, gag, auto-citazioni (tutte autentiche? Chissà!). E non è dispiaciuto neppure il look minimal-educato di Papaleo, qui in completo grigio e camicia scura, capace di vestire di interiorità ogni momento dei circa 190 minuti di esibizione.
La rottura del ghiaccio è stata affidata al coinvolgimento del pubblico, con l’artista lucano che si è divertito (divertendo) ad aiutare un signore nell’atto di togliersi il cappotto; ed esordendo con un ‘Buona Sera’ che "Dato il momento, mi sembra un augurio esagerato!". Rottura del ghiaccio avvenuta fra il pubblico, nel corridoio, alla stregua delle note di chiusura che Papaleo ha fatto risuonare “costringendo” tutti a scriteriati passi di danza stile-foca! Insomma, una sana follia articolata da parte di questo sestetto però composto "Da cinque soli elementi, compresi Arturo Valiante, Gerry Accardo, Francesco Accardo, Guerini Dondolone!" - come ha tenuto a precisare Papaleo. Che ha saputo offrire ritratti unici di una galleria faconda: dallo scippatore biondo al pane & frittata, dai treni che non partono ai sequestratori benefattori. Semi-serio quanto basta a esorcizzare l’attualità, “Una piccola impresa meridionale” lascia trascinare dal ritmo e dalle parole, confondendo le une con l’altro, tratteggiando di surreale quel che di real-quotidiano ci accade ogni giorno. Vale a dire un panorama di situazioni e condizioni che si chiamano rapporto di coppia, amore, figli, temi sui quali Rocco Papaleo fa’ un surf dolce, disincantato, con un accento lucano che sarebbe delittuoso non affiorasse sulle sue labbra. Conoscendo Rocco, un timore praticamente inesistente. Conoscendo noi, un’ansia eminentemente rituale. Lode sperticata? Più che altro, un dato di fatto. Genuino, come l’invito rivolto a Rodolfo Laganà presente in platea: insieme, lui e Papaleo hanno cantato un brano da entrambi composto in gioventù. Ammiccante e sbarazzino come l’intera serata.











