
Diciamo prima il peccato: che Colizzi si sia costretto ad appena due sole repliche del suo “William contra Shakespeare-Un’intervista impossibile”.
Perché all’appuntamento che si è consumato al Teatro dell’Angelo il 14 novembre seguirà ora quello del 5 dicembre alla Centrale Montemartini, sempre a Roma. E se è vero che di talk-show non se ne può più fare a meno, men che meno di questo: che ci porge una sintesi mirabile del genio britannico, dei suoi versi e della sua poetica. Una scorribanda fra le pieghe del Bardo, posto in scena con l’artificio di un’intervista che una giornalista un po’ timida - ma che prende coraggio con lo scorrere dei minuti - riesce a strappare all’incredibile personaggio davanti al quale si ritrova.
Nel dialogo head-to-head esce fuori tutta la vigoria della maestria di Shalespeare-Colizzi, bravi (entrambi!) a darci una rivelazione di ciò che è amore. Che sia Amore o amore, il sentimento si porge a se stesso e agli spettatori con parole che entrano nel profondo, con modulazioni di voce che portano il cuore a vibrare, la memoria a chiedersi tanti ‘perché’. Nel rapporto di causalità che li lega, difficile tuttavia distinguere Coalizzi da Shakespeare, l’attore dall’autore, la voce dall’anima…
Con un pizzico di ironia Sir William esprime un giudizio estetico sulla persona che ha davanti a sé (“Innocenza e fascino di Desdemona? Non mi pare”), per poi accettare la regola del gioco e tradurre il proprio spirito in atto presente.
Coalizzi infatti dialoga usando ogni verbo al tempo presente, con qualche concessione al passato prossimo: artificio nell’artificio, per dare modo a Shakespeare di parlare come se egli fosse vivo, presente, palpitante in mezzo alla gente: e infatti lo è. Il vantaggio - o il limite, dipende dai punti di vista - di chi ammira l’eloquio del Poeta consiste nel tener testa alla variopinta sfera di sentimenti che piovono addosso… e più si è innamorati e più Sir William entra dentro, facendo toccare con calda mano che l’amore vero esiste e che in suo nome non si commettono delitti bensì verità (“Per gli strali del tempo l’amore non geme”). Colizzi, con la voce che si restituisce più vicini Michael Douglas e Jack Nicholson da lui doppiati, dosa zucchero e sale costringendo la giornalista a inseguire le risposte più che a gestire le domande. Una forza contrattuale, questa dell’Autore, che l’Attore fa propria e che diventa modestia quando afferma “Sono i personaggi che hanno creato me, non io loro”.
Shakespeare che si ricicla anche come psicologo e scultore intimo del personaggio-uomo. “Io sfuggo? No, io tratteggio… chiedi all’uomo perchè sfugge!”; “Bilanciare riso e pianto? Ma si tratta di un’illusione”. Va inoltre raccontata per intero la passione di Cozzi per il Drammaturgo, così manifesta da spingerlo ad avviare una traduzione in endecasillabi rimati dei suoi 154 “Sonetti”, opera pressoché ignota. Tradotti, letti, registrati, con il fascino della sua magnifica voce, Pino Cozzi li ha poi donati alla Biblioteca del Libro Parlato dell’Unione Italiana Ciechi, che per tale lavoro lo ha insignito del Premio Braille 2011. L’opera, completa di testo e lettura, sta per essere pubblicata in e-book, e anche in cofanetto multimediale, dalla Società Editrice Dante Alighieri.











