Il pubblico è arrivato in studio, la conduttrice è pronta per cominciare, l’ospite d’eccezione è lì che attende di parlare: il dramma può finalmente avere inizio. Negli studi di un crime show Paolo Fallai porta in scena “La madre”, trasposizione moderna della tragedia di Albert Camus, “Il malinteso”, che di fatto ne costituì l’esordio teatrale nella lontana Parigi del 1944.
E’ la storia di due donne, una madre e una figlia, che gestiscono da sole una locanda in un piccolo luogo sperduto dell’Europa del nord. Sono enormemente frustrate dalla vita di sacrificio che conducono, finché una malata complicità le porta ad ammazzare i viaggiatori di passaggio presso il loro rifugio al fine di derubarli e raccogliere il denaro sufficiente a scappare in “paesi lontani, luoghi pieni di sole”. Ma il destino è beffardo, e conduce alle porte della loro locanda il figlio partito vent’anni prima in cerca di fortuna e tornato ricco e desideroso di aiutare madre e sorella. Nella furia omicida non riconoscono l’uomo, che come gli altri verrà drogato e gettato nei flutti mortali di un fiume che non dispensa pietà.
Ecco che emerge l’orrore nel racconto lucido del faccia a faccia televisivo, mentre lentamente prende forma il delirio delle due donne svuotate d’ogni umanità. Viene fuori una sorta di rituale raccapricciante, che le lega indissolubilmente alla morte come liberazione dalla frustrazione; un modo malsano di nutrire speranze e avvicinare il sogno di cambiare vita. Quasi come se la distruzione dell’altro per il raggiungimento dello scopo fosse l’unica certezza possibile.
Lo spettatore è così invitato ad assistere nel ruolo di vero pubblico televisivo allo psicodramma di una madre pluriomicida che si confessa responsabile di atroci delitti fino a giungere ad ammettere di aver ucciso il proprio figlio. Nel pentimento della donna, cambia anche l’atteggiamento di quella che fino a poco prima era la conduttrice cinica ed esigente. Il peso della verità cala su di lei e la fa tornare nei panni della figlia che svela la sua frustrazione e gelosia nei confronti del fratello e cerca nella madre una complicità che si è ormai esaurita.
In seguito agli spettacoli su Emilia Galotti, il giornalista e scrittore Paolo Fallai torna a collaborare con il regista Alessandro Berdini. L’intensità dello spettacolo si gioca molto sull’interpretazione della bravissima Paola Rinaldi e il chiaro talento di Vittoria Faro, che saranno in scena al Teatro Vascello di Roma dal 19 al 29 gennaio. A ricreare lo studio televisivo, il progetto audiovisivo di Mario Marra che aumenta la forza drammaturgica rendendo più efficace la rappresentazione mediatica del male come unica via d’uscita. Da non perdere.











