Un’isola nel vero senso della parola: dove il cellulare tace, dove i negozi non esistono e dove - a mezzanotte - la luce elettrica viene staccata.
Un’isola poco frequentata - quella che ospita i personaggi di "Coppie in multiproprietà" - soprattutto nel mese di aprile, quando le precipitazioni piovose sono le più abbondanti dell’anno e rischiano di far esplodere i gabinetti delle case. Ciò nonostante, un’isola che trova qualcuno disposto all’acquisto di una settimana in multiproprietà: come accaduto a due coppie italiane, ovviamente truffate, che si ritrovano in una plausibile Cuba a dover forzatamente condividere spazi e vacanza.
Ecco la coppia misto-romana (interpretata da Massimo Corvo e Annalisa Favetti), con lui macellaio in carriera e lei - Beate - ragazza ucraina povera ma bella; e poi quell’altra - Pino Ammendola e Patrizia Pezza - con lui napoletano nostalgico comunista e lei borghese rampante e spietata. Due coppie evidentemente sbagliate, che si beccano spesso e che non riescono a trovare l’armonia se non quando capiscono che con la fregatura subìta dovranno convivere. Gradevole commedia, quindi, che schiaccia l’occhiolino sia al mondo del calcio (Totti e la ‘maggica’) che a quello della politica, qui con qualche riferimento al divo Berlusconi (“Ho votato Berlusconi!”; “Berlusconi, il tabaccaro… Quello che vende fumo!”), altro elemento che infarcisce di attualità un argomento - quello appunto della multiproprietà - dimostratasi negli anni Novanta croce e delizia per molti Italiani.
Musicalità e cadenza del romanesco danno linfa a un testo gioviale, light, mai volgare, che ritma bene con la vicenda e la disperazione dei protagonisti, vittime di una truffa alla quale devono sottostare - all’inizio con autentico furore e poi, con il trascorrere della immodificabile evidenza, anche con un personalissimo filo di masochismo tuttavia utile a guardarsi dentro, utile a comprendere gli sbagli trascorsi, utile a darsi un’altra chance.
Viene davvero modo di pensare a Oscar Wilde e a quel che diceva sul teatro e sul suo effetto illusorio - “La simulazione a teatro è più vera della vita” - e a quella situazione complicata dove vero e verosimile giocando a nascondersi, per poi rivelarsi più reali del reale. E se Ammendola/prof. Mino Picchietta deve accettare l’ennesima scelta sbagliata (che si somma a quella della donna amata, della carriera personale, della fede politica) la stessa cosa accade a Corvo/Mauro, più sveglio e smaliziato: in questo la fregatura rivela la sua più totale democraticità. Di fronte a essa, le differenze di classe non esistono.
Chi si aspetta che alla fine le coppie si rimescolino e lui-lei scelgano l’altro/l’altra per rifarsi una nuova vita resterà deluso. Ma non tanto perché il gioco e la battuta continueranno, il ritmo non calerà e il pubblico continuerà, lieto, a lasciarsi prendere la mano dietro risate sincere.
Levità d’animo, una scommessa che di questi tempi è difficile vincere. Onore ad Ammendola, alla Compagnia e al teatro Cassia.











