In viaggio con Aurora , la piece tetarale scritta e interpretata da Erri ed Aurora de Luca , è un commovente viaggio nella storia del novecento, attraverso la maestria interpretativa e la sensibilita' di un uomo che non disdegna il segno dei tempi e della sofferta umanita' di chi ha creduto in qualcosa , ma anzi ne fa vanto e offerta.
Ha orrore di un certo tipo di silenzio Erri de Luca , e per questo scrive e per questo narra e per questo canta, di quel silenzio che a tratti chiama omerta' a tratti paura e sopruso, frutto di incomunicabilita' indifferenza e disimpegno. Lui , col mezzo che gli è piu' congeniale , una chitarra le cui note corrispondano alla musica del suo cuore, lo combatte quel silenzio, e quell'omertà' che non è poi così vicina solo al termine mafia quanto alla parola modernità. Con la musica di accompagnamento di una giovane ma esperta violinista (Michela Zanotti) e con la poesia e la purezza di sua nipote "Aurora" che è il simbolo di tutti i giovani di oggi ignari, per motivi anagrafici , di cosa abbia rappresentato il secolo scorso, ci narra cio' che è stato e non è più, ciò che è stato ed è ancora così: un secolo di trasformazione, la base di questo nostro attuale apparentemente così confuso e instabile.
"Il tempo non è una spina dorsale e le generazioni non sono vertebre attaccate una dopo l'altra ad una colonna. sono pietre che affiorano in mezzo a un guado, a volte distanti un solo passo ,a volte lontane da raggiungere ". Comincia da Napoli il suo excursus nel pianeta Uomo, a ritroso nel tempo. Quella Napoli che non si può descrivere se non con delle canzoni, perchè il linguaggio stesso è tutta una sonorita' che parla da sé, che strappa in un " tutto il contrario di tutto " risate lacrime , a volte entrambe le cose in un amaro sorriso. Solo a Napoli il vocabolo dal significato piu' lungo e continuo è espresso nell'immediatezza di una sola lettera, rigorosamente accentata: "noi a Napoli per dire andare, diciamo: ì ! " La "fiabesca digressione" poi lo porta a narrarci , sempre dal punto di vista nostrano(italo-napoletano) di una Ellis Island in cui tanti dei nostri bisnonni sono giunti per sfuggire alla misera inconsistente offerta di vita che un Paese così vitale e pieno di risorse come l'Italia poteva dare, a inizio secolo decimonono. E' particolare questo suo altalenarsi tra folklore e realta', induce in modo accattivante piacevole all'ascolto di una storia,la nostra, per Erri "figlia piccola della geografia" ,quella stessa storia che in effetti annoia molto le nuove generazioni.
E' dalla parte dei giovani totalmente la scrittura di questo testo teatrale, te ne rendi conto fino in fondo nel momento forse più commovente dello spettacolo, in cui si collega in video (apprezzabile la scelta di questo geniale quanto semplicissimo momento digitale interattivo) con l'attore Mariano Regillo che veste il ruolo di un suo anziano professore del liceo. Un docente di quelli che con profondo amore per il loro lavoro (quanti dei nostri docenti oggi amino così il loro lavoro instabile part-time ministeriale senza onori e solo oneri) diviene illuminato in un momento di crescita fondamentale per quei "ragazzi" dell'anno scolastico 1967 e scansando testi epici di greco e latino, insegna scendendo al loro livello la vera umanità. Attraverso altre brevi toccate e fughe nel panorama dei sentimenti umani che hanno tessuto la storia contemporanea , la nostra storia , non poteva mancare nell'opera di De Luca il tema dell'Amore, che con la stessa dolcissima poesia chapliniana, fa incarnare ad un poeta e filosofo bosniaco Sarajlic , prigioniero a Sarajevo .
"La storia siamo Noi" cantava De Gregori , la storia siamo noi con la consapevolezza che il nostro tempo per noi è solo un uovo "svuotato come un guscio ", per chi rappresenta le nostre radici: "tuorlo ed albume ". Questo insegna De Luca tra note lacrime e sorrisi .











