Totò non è morto. E’ questa l’impressione che si ha guardando la Compagnia Totò. Lo spettacolo, in scena all’Ambra Jovinelli dal 19 al 29 gennaio, è un’irresistibile commemorazione del Principe Antonio De Curtis.
Scritta e diretta da Giancarlo Sepe la piece è ambientata in un locale abbandonato adibito a dormitorio dove il proprietario, Francesco Paolantoni, soprannominato “Maestà” vive nel ricordo del grande Totò e tenta in tutti i modi di mettere su uno spettacolo che lo celebri utilizzando come protagonisti i poveri reietti che ospita.
Ad aiutarlo in questa titanica impresa il fido amico Cicciollo, Giovanni Esposito, che insieme allo sgangherato gruppo di attori improvvisati proveranno a mettere su una rappresentazione corale per il 15 aprile, data della morte dell’artista. Durante le “prove” di questo spettacolo improvvisato i “miserabili ospiti” evocheranno lo spirito di Totò attraverso i suoi gesti caratteristici e le sue battute creando un atmosfera fantastica dove un umido sottoscala si trasforma in un bellissimo teatro in cui aleggia la presenza di Totò. Due ore di pura comicità napoletana che rendono degnamente omaggio alla memoria del principe della risata, una “messa laica” dove anche i miserabili acquistano una loro dignità. In un paese dove i suoi film vengono relegati in seconda e terza serata quest’opera ha il grande merito, oltre quello di farci divertire, di consegnarci l’amore di Totò per gli ultimi, i reietti, i poveri che lui interpretava con rispetto e maestria. Magistrale l’interpretazione di tutti gli attori in particolare Francesco Paolantoni che nelle due ore di spettacolo ci fa dimenticare del tutto le sue divertentissime apparizioni a Mai Dire Gol. Unica raccomandazione: se non masticate molto il dialetto napoletano portate con voi qualche amico partenopeo; potrebbe tornarvi utile.











