
In occasione del recente sciopero dei dipendenti-Rai, in pochi si sono accorti di quanto affermato da alcuni esponenti sindacali.
E cioè che dei 112 Euro dovuti per il canone di abbonamento, appena 8 vanno allo Stato. “Ricavandone così poco, lo Stato non ha alcun interesse a reprimere l’evasione fiscale che è un altro dei punti deboli di quest’Azienda”.
Canone, palinsesti, evasione fiscale, condizionamenti della politica. Occuparsi di Rai significa tirare in ballo tanti argomenti. Non ultimo quello del rapporto tv-confessioni religiose che - va detto - travalica il recinto della Tv di Stato per abbracciare l’intero panorama dei media. Di tale rapporto si sono interessati, come ogni anno, Critica Liberale e Cgil, insieme riuniti nella presentazione del dossier che appunto analizza e misura la presenza delle varie confessioni nella televisione pubblica e privata nazionale.
Grazie al contributo tecnico di Isimm Ricerche, è emerso che “Un po’ come il finanziamento pubblico elargito alle segreterie nazionali dei partiti è ben lontano dal favorire la libertà del confronto politico, allo steso modo le risorse elargite dalla politica al cattolicesimo ufficiale - a cominciare dal quasi monopolio dell’accesso tv - vanno a detrimento non solo della pari dignità sociale dei cittadini e delle loro opinioni in materia di religione, ma anche della libertà di dibattito e confronto all’interno stesso del mondo cattolico”.
Così, di trasmissioni capaci di suscitare una riflessione informata e non di mero supporto al ruolo “Dirigete della gerarchia, ne viene in mente una sola e nemmeno televisiva bensì radiofonica: ‘Uomini e profeti’, in onda da anni il sabato e la domenica mattina per il più sofisticato ed elitario pubblico di Radio 3. Per il resto e con poche eccezioni - fra cui ‘Le frontiere dello spirito’ di Canale 5, di apprezzabile livello intellettuale - la qualità dell’offerta in fatto di religione è sostanzialmente quella di un sostegno passivo alla diffusione del messaggio della gerarchia, e più spesso di propaganda o di apologia”. Ancora sul raffronto politica-religione: “Benché più compunta, l’offerta televisiva religiosa è in genere altrettanto e più servile di quella politica prevalente”.
E cosa accade alle altre confessioni religiose? “Fa eccezione la minuscola presenza delle trasmissioni dedicate a protestanti ed ebrei, che da anni si alternano ogni settimana, sistematicamente sospinte verso il cuore della notte la domenica e il lunedì, e replicate dopo una settimana il lunedì mattina. Ebrei e protestanti hanno, fra l’altro, le loro rappresentanze democraticamente elette ben capaci di essere interlocutori affidabili sia delle Istituzioni che del mondo dell’informazione, a cominciare dalla Rai”.
Se briciole vanno dunque a queste due religioni, c’è di fatto silenzio assoluto in relazione alle altre minoranze: dagli ortodossi (presenti in comunità antiche come quelle di Venezia e Trieste), ai musulmani, agli induisti, ai buddisti.
Il report di Critica Liberale e Cgil afferma poi che “Se l’informazione deve servire a metterci in grado di orientarci e di compiere scelte individuali e collettive nel mondo in cui viviamo, un’informazione come quella che oggi passa il convento televisivo non serve: è solo propaganda e per di più inefficace per gli stessi beneficiari”. Anche qui, colpa e ruolo della politica non si nascondono. “Vi è un ‘abbaglio’ relativo alla pretesa identificazione dell’elettorato cattolico con l’elettorato ‘di centro’. Da anni ogni indagine dimostra come gli elettori cattolici, anche praticanti, siano spalmati quasi uniformemente sull’intero arco Destra-Sinistra e che pochissimi di loro seguano le indicazioni politiche della gerarchia. Ma è convinzione della classe politica e degli stessi media che sia vero il contrario, tanto che sono capaci di proiettare questa loro convinzione su altri Paesi, come la Spagna, dove tale tendenza è assente. La lotta per la ‘conquista degli incerti’ ha quindi per posta il voto cattolico, con una conseguente e perfino ridicola clericalizzazione della politica italiana”.











