Se ascoltate attentamente ciò che nel video Lucio Caracciolo direttore di ‘Limes’ dice a proposito della crisi iraniana, potreste avere un’idea del prossimo scenario internazionale.
Bene o male che sia, la partita sullo scacchiere mediorientale vedrà il Paese di Ahmadinejad nel ruolo di protagonista
L’occasione di riflettere su quanto potrebbe accadere nell’area si è avuta grazie alla presentazione romana presso la libreria Feltrinelli di via Orlando di “Non solo pane. I perché di un 89 arabo” (Fuorionda) scritto da Umberto De Giovannangeli.
In tema di ‘Islamofobia’, possiamo chiedervi cosa ne pensiate delle notizie di stampa per le quali i cristiani del Medio Oriente si dicono preoccupati per la possibile avanzata integralista? Pietro Marcenaro (senatore del Pd), uno dei relatori, ci ha risposto così: “Si tratta di uno degli argomenti più delicati e condiviso, ad esempio, dalle comunità dei Curdi siriani… da però speranza il fatto che il Presidente del Consiglio siriano di opposizione sia un cristiano. E d’altra parte occorre tenere presente un ulteriore elemento, quello della legge elettorale tunisina dove, a parità di voti, viene eletto il candidato più giovane”.
Anche questo deve essere catalogato alla voce ‘Primavera Araba’.
Certo, come dice Caracciolo, c’è sempre l’Iran con cui fare i conti. “In caso di attacco combinato - con l’eventuale coinvolgimento della Nato? - solo la scelta nucleare può essere l’opzione vincente. Le armi convenzionali non basterebbero a dissuadere il Paese dal farsi l’atomica; ciò che venisse distrutto oggi, risorgerebbe domani… con l’uso dell’atomica, no”. In materia di nucleare sarebbe opportuno non chiedersi se sia giusto o meno avere la bomba quanto “A chi spetti avere o non avere l’arma… Se Israele non ha mai firmato protocolli internazionali, l’Iran invece sì”. E ancora: per Israele l’atomica agisce da deterrente verso altri Paesi, per altri Paesi l’incertezza è invece d’obbligo
Al di là di ciò che accadrà fra Teheran e il resto del mondo, Marcenaro ha ribadito che con la Primavera Araba ”Una Storia è finita, un movimento è nato e diviene obbligatorio capirlo”. In ogni Paese con la propria specificità, sì, ma con una speranza di fondo: che democrazie e Islam non configgano.
“Se a Tunisi il capo di Hamas è stato accolto da migliaia di persone che inneggiavano contro Israele, al capo della comunità ebraica la leadership tunisina ha invece porto le proprie scuse”.
La Tunisia dunque come paradigma di ciò che sarà l’avvenire arabo? “Anche il Marocco ha una sua importanza; io nei due Paesi ho visto con i miei occhi molta partecipazione popolare, molto orgoglio, sentimenti che non credo siano destinati a sparire”.
Da parte di De Giovannangeli l’invito a non accontentarsi dell’apparenza. “Va abbattuta la diffidenza verso l’Islam e compresa la dimensione collettiva di ciò che sta accadendo. La lezione araba sconvolge i nostri schemi occidentali: da noi nostri la politica è gioco di posizione e di nomenclature, lì invece no. Il guaio è che le precedenti classi dirigenti sono state tenute al potere da chi le riteneva il male minore: lo stesso Frattini, ex-ministro degli Esteri, lo ha dichiarato spesso”.
Ecco quindi gli ‘assist’ per Ben Ali e Gheddafi (“Per Frattini un modello a cui ispirarsi”, ha ribadito il giornalista), le azioni a sostegno dell’Iraq di Saddam in chiave anti-Iran.
“La speranza vada allora tutta alla globalizzazione dei diritti, materiali e immateriali. Ne sono portatori popoli giovani e ad alta cultura, con elevata conoscenza dei nuovi mezzi di comunicazione”. Saranno loro a contrapporsi a quanti hanno spinto al potere i vari dittatori.











