La censura politica si diffuse invece nell’Europa continentale fino alla formazione degli Stati repubblicani alla metà del XIX secolo. Una nuova ondata di massiccia censura investì gran parte dell’Europa negli anni Trenta del secolo scorso: i regimi totalitari in Germania, Italia e Spagna hanno in quegli anni fortemente condizionato i pensieri nazionali.
Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, per fortuna, la censura è andata sensibilmente a diminuire in gran parte degli stati occidentali.
Essa può a volte assumere una connotazione di verità, quando elimina informazioni che sono giudicate false o sbagliate. In ogni caso una cultura, come l’insieme di credenze, saperi, norme, abitudini e costumi di una società che la rappresenti, ha sempre una duplice funzione: da un lato conservare il sapere tradizionale e trasmetterlo alle generazioni successive, dall’altro filtrare e ricordare solo le informazioni giuste.
E’ anche vero però che quando si legge la Poetica di Aristotele, dove vengono citate molte tragedie di cui nulla è giunto sino a noi, deve essere il risultato della cultura e della storia che hanno deciso di conservare Eschilo, Sofocle ed Euripide e di rimuovere tutti gli altri. E questo da cosa potrebbe dipendere? Dal fatto che i tre ateniesi erano più bravi degli altri dimenticati, oppure che fossero raccomandati e che quindi riuscivano a farsi sempre citare da tutti ed eliminare il ricordo degli altri? Una risposta certa non esiste, di sicuro rientra nella tipologia di censura spontanea delle culture.
Nelle società in cui l’opposizione politica veniva eliminata con l’istituzione di un partito unico, che condizionava l’opinione pubblica, gli editori, gli autori e i mezzi si comunicazione superavano ovviamente i limiti consentiti dalla legge, e potevano essere puniti con una multa, la reclusione, la confisca delle pubblicazioni, l’interruzione delle trasmissioni. Stalin fece eliminare tutti i libri e i riferimenti a Trostskij, perché in quel modo riteneva di far scomparire per sempre il nome del suo nemico dalla storia.
Dalla metà degli anni Ottanta, con il presidente russo Michail Gorbaciov, la censura di Stato sui mass media fu notevolmente ridotta, grazie all’introduzione di un movimento generale di riforma. Lo stesso fecero anche i Paesi satelliti filo-sovietici, fino alla caduta del muro di Berlino del 1989, che segnò definitivamente la fine del Blocco orientale.
In Italia la censura colpì nel 1963 il film La ricotta di Pier Paolo Pasolini, giudicato colpevole di vilipendio alla religione di Stato; stessa sorte nove anni dopo con il film di Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi, addirittura condannato al rogo.
Nell’ultimo rapporto di Peter Phillips e del Project Censored, un gruppo indipendente di ricerca sui mass media (Censura 2010. Le 25 notizie più censurate), viene riportata la classifica delle notizie poco o per niente raccontate, così da risultare irrilevanti, come il fatto che gli americani in Iraq, tanto per citarne un esempio, hanno provocato più di un milione di vittime. Ma qui siamo arrivati all’ultima frontiera della censura: in un mondo condizionato dalla presenza dei mass media e dall’ingombrante medium democratico Internet, che travalica le censure di Stato, non resta che applicare la “dimenticanza” come ultima forma di controllo…











