Arrivano a Roma, dopo Londra, Marsiglia, Berlino, New York e Mosca, alcuni tra i più importanti artisti cinesi contemporanei che espongono le loro opere al MACRO Testaccio, nella mostra (Un) Forbidden City. La post rivoluzione della nuova arte cinese, nell’ambito del programma della Biennale Internazionale di Cultura “Vie della Seta”.
Si tratta di opere “moderne”, fotografie, installazioni, video art, presentate da Gao Zhen e Gao Qian, in arte i Gao Brothers, conosciuti in tutto il mondo fin dagli anni Ottanta, per la loro arte “trasgressiva”, i quali si portano dietro altri 8 artisti: Lu FeiFei, Chang Lei, WuXiaojun, Li Xinmo, ShenRuijun, Gao Shen, SunPing, Sun Lei; tutti a rappresentare il loro modo di vedereil passaggio da una Cina del passato a una moderna, in continua evoluzione, e non sempre verso il meglio. Vengono direttamente dal “798”, “città” dell’arte contemporanea a Pechino, una “fabbrica” e laboratorio di libertà artistica, dove tutti vivono e lavorano.
Ad esempio l’installazione di WuXiaojun, intitolata “Io voglio dire”, composta da bidoni della spazzatura riciclati con 400 lampadine che li illuminano, in ricordo dei fatti di Tian An Men del 4 giugno ‘89, sono quasi parlanti, appunto; e poi le foto degli stessi Gao Brothers, tra cui una mappa della Cina, surreale, impressionante, vista come un alveare, dove in ogni cellula c’è una persona, sola, chiusa, isolata dagli altri in un ambiente claustrofobico. Che sia metafora del nuovo assetto urbanistico cinese, assediato da grattacieli fatti di “loculi” abitativi, piuttosto che di vere case?
La domanda è retorica, ovviamente, come appare retorico il chiedersi, nell’arte fotografica di Li Xinmo “Io sono l’altro” se quel sangue col quale disegna, sia sangue di dolore, di morte, di tragedia. Naturalmente si, visto che è il sangue del suo parto: un’artista che trasferisce nell’ arte tutta la sua vita.
Più ortodossa, ma non meno travolgente, l’arte fotografica di Lu FeiFei, che nella serie di foto dal titolo “The story of Zhuyuan”, racconta appunto, oltre che la sua storia, anche quella del suo paese natale, il villaggio Zhuyuan: nata al di fuori del controllo delle nascite del villaggio, è tornata a fotografare tutti i bambini che, come lei, dopo di lei, sono nati nello stesso modo; li ha messi davanti a manifesti con slogan a favore del controllo delle nascite, per approfondire, attraverso di loro, la propria identità. Anche le foto do Gao Sheng, che hanno come soggetti mendicanti ripuliti e vestiti all’occidentale, nel raffronto tra il “prima e il dopo”, vuole affrontare vecchie e nuove identità, personali e collettive, dei cinesi di oggi.
E poi c’è la palude di Chang Lei, una palude dove affondano elefanti che, per la loro mole, restano per metà fuori, e siccome in cinese elefante si dice Xiang, che però significa anche “origine di tutto, verità”, la palude simboleggia così le falsità della vita.
Come ha detto il critico d'arte Achille Bonito Oliva, a proposito degli artisti cinesi contemporanei: “La conoscenza nasce sempre da un’esigenza politica, da una tensione ad investigare gli strumenti e i fini dell’agire umano che permette un allargamento della coscienza e un suo giusto rapporto con la realtà” si potrebbe quindi dire, per queste opere, semplicemente: “Ecco la Cina”.
(Un)Forbidden City
La post-rivoluzione della nuova arte cinese
25 gennaio – 4 marzo 2012
MACRO Testaccio











