
Dopo Anna Foa e Pino Di Luccio, è toccato al filosofo e scritture Marco Morselli prendere la parola nel contesto di conferenze e corso inerente “Ebraismo e Cristianesimo, identità a confronto” in fase di svolgimento all’Università Gregoriana di Roma sotto l’egida del Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici.
“Prospettive ebraiche sul cristianesimo” il tema conduttore dell’intervento di Morselli, autore fra l’altro del noto libro “I passi del Messia” (2007). Introduzione dedicata alla Thorà, “Termine che significa ‘insegnamento’ e che al suo interno contiene i cinque libri del Pentateuco, testo privo di nome”; a tali fonti vanno poi aggiunti i testi dei profeti.
Dalla lettura della Thorà si evincono elementi particolari, non messi in rilievo dalla tradizione cristiana: “La stessa parola ‘Dio’ è priva di sesso ed è impronunciabile, la Creazione avviene tramite la parola e ciò ci fa’ cogliere la sua creatività, concetto questo - la Creazione - da intendere tout-court e che esprime pienamente il senso dell’atto del creare”. Come ha inoltre spiegato Morselli, “La Thorà è un libro di cose da fare, è la volontà del Padre che ha lasciato il proprio messaggio”. Interessante anche lo ‘Shabat’, il sabato, giorno festivo ebraico: “L’unico giorno della settimana di genere femminile. Simbolo di una femminilità che il testo originario richiama spesso ma che le traduzioni cristiane non lasciano trasparire”. Sabato che il filosofo ha proposto nella considerazione di “Un anticipo dell’eternità, un non-tempo”.
Storicamente, il rapporto conflittuale fra Ebrei e Cristiani più che contrapporre “I due popoli deve essere valutato alla luce del vero raffronto, quello cioè fra Ebrei e Romani… Vanno infatti rammentate le guerre condotte nell’anno 66 d. C. e nell’anno 135, eventi tragici che secondo Tacito costarono la vita rispettivamente a ben 600mila e 850mila ebrei, circa il 25% dell’intera popolazione. Strascichi di tutto ciò si sono avuti pressoché fino alle metà del Novecento”.
Detto anche del Talmud (“Implica la dimensione del ‘qui e ora’, è l’approccio all’esistenza”) e della Kabalà (“Indice di mistica ebraica, dove materia e spirito si concentrano insieme e dove la Rivelazione ha valenza estatica”), Morselli ha illustrato alcuni brani tratti da Franz Rosenzweig dove “Mondo/Dio/Uomo significano un collegamento probante e nessuno di tali membri può essere ridotto e sminuito; i tre momenti della Creazione/Rivelazione/Redenzione affondano le proprie radici nel passato, nel presente e nel futuro”. Rosenzweig, nel libro ‘La Stella della Redenzione’ edito nel 1921, sostiene la complementarità fra Ebraismo e Cristianesimo: “Nel senso figurativo dei raggi che emanano dalla stella e il fuoco che viene emanata per riscaldare… Il rischio per le due religioni è che il Cristianesimo si apra troppo mentre l’Ebraismo, viceversa, si chiuda troppo in se stesso”.
Altro punto di contatto Noè: “L’Alleanza si fonda su sette precetti di tipo morale quali la fondazione dei tribunali e il divieto di blasfemia, di idolatria, di furto, di adulterio, di omicidio e di crudeltà verso gli animali… E sarebbe da ricordare una frase di Jacques Maritain, per il quale ‘Scopo della Storia è la riconciliazione fra il Popolo eletto e la Cristianità’”.
Il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici si occupa di coltivare e realizzare le già positive relazioni fra le due religioni. Il Ccb offre una vasta gamma di corsi sull’Ebraismo che culmina con il conseguimento di un titolo di Master. Recentemente ha stipulato un accodo con il Jewish Thelogical Seminary di New York per una reciprocità che andrà via via intensificandosi. Il Ccb si avvale della forte impronta internazionale dell’Università Gregoriana, ricca di un corpo docente e di studenti provenienti da oltre 130 Paesi.











