
Televisivamente parlando, Giovanni Floris piace. Giornalisticamente, pure.
Prendendo, ad esempio, le due domande semplici e immediate con cui - nella puntata di martedì 6 dicembre - si è rivolto a Maria Stella Gelmini (Pdl) (“Perché i provvedimenti della manovra Monti voi non li avete fatti?”) e Roberto Maroni, Lega Nord (“Qual è l’Italia a cui lei si riferisce?”).
Se ne sono scritte a iosa di valutazioni e di impressioni sul programma di RaiTre. Ma ciò che vale la pena di essere sottolineato è il senso di partecipazione e di condivisione dei temi messo a disposizione del pubblico (anche) in studio. Uno studio che sul piccolo schermo appare più grande e colorato di ciò che è in realtà; tuttavia all’apparenza del dato estetico volentieri si sostituisce la realtà dell’esistente che a sua volta è sinonimo di libertà di opinione. Lo ripete l’assistente di studio, poche decine di minuti prima dell’inizio della trasmissione, quando spiega come ci si comporta; lo ripete lo stesso conduttore quando entra, a ridosso della sigla di testa, invitando tutti alla libertà di dissenso sì, ma con educazione e rispetto degli ospiti.
Liberi o liberati dall’Esecutivo-Berlusconi, la tranquillità che si è respirata a ‘Ballarò’ riconcilia con una cultura del libero scambio dialettico, prima ignorata. Floris, nonostante tutti i marosi, ha resistito alle tempeste e non si è fatto imporre alcuna rotta, veleggiando forte alla faccia degli editti. Il totale aritmetico è così tutto dalla sua parte, con un’equivalenza algebrica che si rapporta a un programma piacevole, appassionante, stimolante. Grazie anche a un appeal sapientemente costruito, intercettando i gusti di fasce giovani di audience. E infatti martedì in studio c’era un gruppetto di studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La studentessa con cui abbiamo parlato ci ha spiegato che per lei si trattava della prima volta e che vi era venuta di buon grado: “Ballarò mi interessa e mi interessa pure la politica”.
Miracolo di Floris, miracolo del programma o miracolo della tv? Perché se l’essere preferiti dai giovani è un merito, far appassionare i giovani alla politica è un atto di vera maestria. Tatto, educazione, ilarità, semplicità: potrebbero essere le doti migliori di qualsiasi conduttore e Floris se ne appropria con quel personalissimo disincanto che arriva - come sensazione di lealtà - fino al telespettatore.
C’è poi il fatto che la tv si consuma tutta sul filo dell’essere-sembrare. Personalmente non avevamo ancora visto Maroni in abiti non-da-ministro: se ne diceva in giro di uomo piacevole, eppure vedergli fare l’inchino alla senatrice Finocchiaro (Pd) e scrutargli certe espressioni facciali ce lo hanno restituito più disponibile. Le stesse foto che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà (nella foto con Maroni), si è lasciato scattare con il gruppo di studenti e le affettuose premure con cui si è rivolto alla figlia che aveva alle spalle, sono servite ad accorciare le distanze fra ‘loro’ e ‘noi’.
Un battito d’ali, fuggevole? Ci si augura non sia così. Come ci si augura che simpatie e antipatie rimangano confinate solo nel recinto mediatico. Il guaio tuttavia è che esse contribuiscono a creare dissenso o consenso… Quei cartelloni che a Roma campeggiano con la frase “Raddoppierò il mio impegno”, a firma Silvio Berlusconi, è probabile che servano ad alimentare più il primo che il secondo.
E sembra paradossale che un uomo attento al marketing come il Cavaliere si sia messa dentro una persona come la Gelmini che di mediatico ha ben poco e di dialettico pressoché nulla. Ce ne siamo accorti nel momento in cui si è incartata parlando del “consenso da dare al governo Monti” e che ha giustamente stuzzicato la curiosità di Floris. Un effetto-caramella a cui l’onorevole ha rimediato dopo poco senza tuttavia allontanare dubbi e debolezze che ne hanno - almeno fin qui - contraddistinto il proprio profilo pubblico.











