117 euro di gettone, indennità festive cancellate e una responsabilità di tipo penale sul groppone. Questo il quadernino degli appunti su cui scrivono da diversi mesi gli ispettori anti-doping dell’Unire.
La cosa che più concerta sta però altrove. E cioè che le decisioni prese dal Governo siano state volute solo all’insegna del risparmio: non solo sul versante della spesa ma anche su quello della sicurezza. Stringere la cinghia sul ruolo e sulle mansioni di tali tecnici vuol dire inevitabilmente favorire l’illecito che a sua volta mette a repentaglio la salute dei cavali e la veridicità del risultato sportivo.
“Il discorso è infatti ampio e concatenato”, afferma il dott. Massimiliano Meloni, coordinatore dell’A.n.i.a.-Associazione nazionale ispettori anti-doping. “Comprende diversi profili: di natura economica, sportiva, legale. Se io compio un errore, ad esempio nella raccolta o nell’elaborazione dei dati delle urine e venisse fuori un mancato accertamento di un animale dopato, sarei denunciato penalmente. Su di noi grava una mole di lavoro non indifferente: fino al 2009 eravamo presenti solo alle gare di galoppo, dal 2009 anche a quelle di trotto”.
Ma chi sono gli ispettori anti-doping e come/dove agiscono?
La loro presenza è di stanza in tutti gli ippodromi riconosciuti e dove si svolgono le corse regolari, sia di trotto che di galoppo. Si tratta di una figura che lavora a stretto contatto con i veterinari, anch’essi presenti nella struttura. “Parliamo quindi di ispettore che opera in sinergia con il veterinario; è a quest’ultimo che spetta di identificare il cavallo tramite il microchip sottocutaneo e a noi spetta il controllo dei dati. Vorrei insomma far capire che ci si muove in sinergia: lo staff opera all’interno degli ippodromi con controlli capillari delle scuderie così come nelle fasi in cui si procede a prelievo ematico”.
E’ un momento delicato, immagino che sia legato alla fase dell’anti-doping. “Sì ed è fondamentale perché serve a controllare la soglia del biossido di carbonio. La sostanza in sé è fisiologica ma è pur sempre possibile somministrarne quantità elevate al quadrupede in modo che non senta dolore al massimo sforzo”.
E cosa accade alla fine della corsa? “Che si sorteggia il controllo dei cavalli. E’ il veterinario che riceve, volta per volta, i nominativi dei cavalli da controllare; ogni gara prende a punto di riferimento l’ordine di arrivo ma non è detto che sia il vincitore a essere sottoposto a controllo: potrebbe accadere al secondo o al terzo. Raccolte le urine, il campione viene sigillato e schedato. Come le ho detto poco fa, da due anni siamo presenti anche alle gare di trotto e nostro compito è vigilare/controllare sulle sostanze assunte anche dal ‘driver’, ilo guidatore”.
A sentire chi ha deciso per il taglio, la voce ‘controllo’ coincide con ‘costo’. Siamo così passati dai 130 euro di gettone ai 117; sono state tolte le indennità legate ai giorni festivi di gara; sulle corse notturne di luglio e agosto agli ispettori non sarà riconosciuto più nulla. Sommessamente verrebbe anche da aggiungere che il taglio ha avuto natura retroattiva e alcuni soldi sono stati restituiti già mesi addietro.
“Ora, ci sarebbe da chiedersi l’utilità di una simile scelta ma sappiamo che varrebbe a ben poco. Eppure avremmo un appiglio di natura giuridica: la norma che attesta come simili provvedimenti ‘Non si applichino ai prestatori di opera di servizio’. Noi ispettori siamo dei prestatori di opera di servizio? La nostra risposta è sì! E non siamo nemmeno dei doppiolavoristi, siamo dei liberi professionisti a cui l’Unire ha sempre corrisposto il CUD; noi ci consideriamo - sia di fatto che di effetto - dei co.co.co, collocandoci nella categoria dei lavoratori atipici. Ma forse non si è capita una cosa: che senza di noi il rischio di doping si eleverà di molto”.
Credo che sia questa la cosa più delicata dell’intera faccenda. Si risparmia poco da una parte per sbilanciarsi tantissimo dall’altra… “Specie in un momenti nel quale occorrerebbe recuperare etica in ogni sport. Sappiamo bene cosa accade nel calcio, nel ciclismo… noi dell’ippica dovremmo impegnarci al massimo per stroncare il fenomeno del doping che tanto male arreca e invece procediamo in senso opposto. Che cosa si vuol risparmiare incidendo sul quel misero 3% da noi rappresentato? Se taglio deve essere, ebbene che sia altrove, dove c’è parassitismo! E inoltre non dimentichiamo di ciò che circonda il mondo dell’ippica e cioè le scommesse legali: se vi sarà l’abbandono degli scommettitori, il danno sarà forse irrimediabile”.











