Del prof. Giorgio Gambarelli ci siamo già occupati nel recente passato. Altrettanto ha fatto il web, a volte esaltando a volte criticando le teorie del docente romano.
Che stavolta elabora un ulteriore approfondimento del proprio studio su ciò che egli chiama Caratteristica Gravitazionale (C) assolutamente differente dalla Costante Gravitazionale ”universale” (G) di newtoniana memoria. La provocazione - che tuttavia tale non è poiché suffragata da calcoli e valori - ci è presentata sotto forma di una comparazione che Gambarelli porta avanti grazie a un pianeta gemello della Terra
Questo ultimo lavoro-studio proviene da una semplice e naturale “intuizione”: “La somma delle masse dei quattro pianeti minori della Terra (Mercurio, Venere, Marte, Plutone) è uguale alla massa (M) della Terra. Inoltre, la somma delle corrispettive accelerazioni di gravità, valutate alla superficie dei quattro pianeti, è uguale alla accelerazione di gravità (g) alla superficie,della Terra. E mostra che tale risultato può essere ottenuto solo a partire dalla sua teoria ”assunzione”1 secondo cui “Il rapporto tra le masse celesti sferiche è equivalente al rapporto delle corrispettive accelerazioni di gravità,alla superficie, di esse”. Questa assunzione fondamentale consente non solo di pervenire al risultato sopra anticipato, ma offre un ulteriore riscontro per aver adottato la relazione di Newton (g =GM/R2; R al quadrato), secondo cui l’accelerazione di gravità (g), alla superficie terrestre, è direttamente proporzionale alla massa (M) della Terra stessa.
L’ipotesi-assunzione inizialmente ricordata comporta che le accelerazioni di gravità, divulgate nelle enciclopedie libere, e calcolate con la Costante Gravitazionale “universale”G (secondo la Teoria di Newton), non collimano con quelle calcolate con l”assunzione”. Conseguentemente, ogni corpo celeste ha una sua propria Caratteristica Gravitazionale (C), che non è uguale alla Costante Gravitazionale ”universale”(G) ed è diversa da quella di ogni altro corpo celeste.
Il professore, con la sua nuova ipotesi, trova le accelerazioni di gravità - alla superficie - dei quattro pianeti per mezzo dell’uguaglianza di due rapporti, Masse e Accelerazioni di gravità: il rapporto tra due masse celesti sferiche è equivalente al rapporto delle due corrispondenti accelerazioni di gravità. “Infatti - spiega - conoscendo la massa della Terra (Mt), la sua accelerazione (g) e la massa del pianeta (Mp) si ricava il valore della corrispondente accelerazione di gravità (gp) del pianeta e quindi gp = g Mp/Mt. Le accelerazioni così calcolate, al centesimo per i quattro pianeti, danno i seguenti valori (unità di misura S.I. ms-2) ): Mercurio 0,54 ; Venere 7,99; Marte 1,06; Plutone 0,21 che non coincidono con i valori riportati nella enciclopedia libera: Mercurio 3,62; Venere 8,87; Marte 1,71; Plutone 0,58. Valori che provengono dalla relazione di Newton e dalla Costante Gravitazionale “universale” (G); tali valori sono tutti maggiorati rispetto a quelli calcolati con la mia assunzione”.
I dati delle Masse (M), ordine di grandezza e misura S.I. =1024kg (10 elevato a 24) sono: Terra 5,97; Mercurio 0,33; Venere 4,87; Marte 0,64; Plutone 0,13, che non coincidono con i valori riportati nella enciclopedia libera: Mercurio 3,62; Venere 8,87; Marte 1,71; Plutone 0,58. Il professore, conoscendo i dati delle Masse e delle accelerazioni dei quattro pianeti, ottiene un riscontro positivo di quanto intuito facendo la somma delle quattro masse e ottenendo esattamente la massa della Terra: 5,97; con la somma delle accelerazioni, calcolate con l’assunzione, ottiene esattamente 9,8 che è l’accelerazione di gravità (g) della Terra.
Ciò è una ulteriore dimostrazione che la teoria di Gambarelli è più consona rispetto alla teoria della meccanica celeste di Newton, tuttora propugnata come assoluta. L’intuizione non avrebbe potuto avere dimostrazione con la somma (16,25) delle accelerazioni calcolate con (G) costante “Universale”, rendendo assurda la semplice “intuizione”; in quanto non si ha riscontro proporzionale tra massa e accelerazione.
Aggiunge lo studioso: “Io sono andato oltre calcolando i dati fisici dello pseudo-pianeta “gemello “della Terra, riscontrando che la Terra e il gemello pur avendo la stessa massa e la stessa accelerazione non hanno uguale raggio (R) nè tanto meno la stessa Costante Gravitazionale (G). Il raggio medio (R) del pianeta ricompattato ‘utilizzando la relazione della densità, essendo noti la densità media e la Massa del gemello’ risulta superiore di 633,302 km rispetto a quello medio terrestre e la quarta grandezza, Caratteristica Gravitazionale (C) è ricavata dalla relazione di Newton, note le tre grandezze M-g-R, risultando C = 8,05 (tralasciando ordine di grandezza e unità di misura S.I.) che è superiore alla Costante Gravitazionale (G) ”universale” (G=6,67) di 1,38 Si ha così un’ulteriore conferma che la massa determina la corrispettiva proporzionale accelerazione di gravità e che la Caratteristica Gravitazionale (C) influenza il raggio, ma non in proporzione diretta. In parole “semplici” la Caratteristica gravitazionale può essere interpretata come una energia intrinseca, interna, alla massa e, più è grande il suo valore, più grande diviene il raggio .
Questo pseudo fratello-gemello non si è mai formato, anche perché, se ciò fosse avvenuto, si sarebbe collocato in orbita a 160 milioni di km dal Sole; pertanto, tenuto conto che la Terra è a 150 milioni di chilometri, con una così irrisoria distanza di 10 milioni di km sarebbe sicuramente avvenuta una catastrofica collisione tra il pianeta Terra e il Suo gemello.











