
Della Fondazione Santa Lucia sapevamo ma non conoscevamo.
L’impatto con la struttura ci ha portato tre impressioni: la prima di carattere estetico, con il bianco degli edifici e il verde dei giardini circostanti. La seconda di carattere socio-sanitario: con i pazienti in carrozzella, nei pressi del bar, a discutere serenamente. Infine l’ultima, di ordine lavorativo: le bandiere delle rappresentanze sindacali, apposte all’ingresso.
Dott. Antonino Salvia, lei è il Direttore Sanitario. I problemi di ordine finanziario di cui sono simbolo quelle bandiere dovrebbero essere state allontanate… La sanità del Lazio ha recuperato 45 milioni. “Quelle che sono le necessità sanitarie della nostra regione trovano allocazione in un bilancio che definisco ‘critico’ e le cui origini si possono far risalire a Marrazzo, Storace, Badaloni. Il fatto è che in un settore così delicato si può far bene o male: ma serve il coraggio della scelta. Personalmente concordo con il progetto di riordino della rete ospedaliera varato dalla Giunta Polverini: inefficienze e mancanza di qualità devono comportare chiusure o riconversioni”.
E qui 45 milioni sono segno di inversione di rotta. “Guardi: se ad esempio una struttura dovesse garantire alla comunità appena 45 parti all’anno non sarebbe di alcuna utilità; di utilità se ne avrebbe solo con almeno 250 interventi… Ristrutturare la rete ospedaliera non è un’azione estemporanea e neppure un progetto casuale; Emilia-Romagna e Lombarda ne hanno esperienza da decenni. Occorre capire il passaggio focale, da ospedale generale a struttura territoriale… Altri esempio: se vi fosse un reparto di Medicina Generale che funzionasse al meglio, si eviterebbe di affollare il Pronto Soccorso”.
Insomma: non più l’ospedale generalista. “Esatto. Al suo osto centri di eccellenza, anche perché è assodato che non tutti possono fare tutto. L’ideale sarebbe un network suddiviso in territoriale, assistenziale e RSA per anziani”.
L’eccellenza del Santa Lucia. “Bè, questa la esaltano le cifre e i servizi offerti. Molto sinteticamente, da noi si attua un processo innovativo che offre programmi di riabilitazione funzionale, di reinserimento sociale e lavorativo dei disabili, di sport-terapia. Il nostro Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico permette di usufruire - tra gli altri - dei servizi di foniatria, di idrocinesiterapia, di terapia occupazionale. E poi dovremmo accennare anche a ciò che si fa’ in materia di ricerca: abbiamo ben nove differenti linee di ricerca in Neurologia clinica e comportamentale; in Neurofisiopatologia; in Neuroscienze sperimentali. Altro punto di orgoglio della struttura è il Centro Europeo di Ricerca sul Cervello, un polo integrato della ricerca nelle neuroscienze; il tutto senza dimenticare il Polo Didattico, uno dei centri di formazione per operatori sanitari più importanti del Lazio. Operiamo in convenzione con l’Università di Tor Vergata per corsi di laurea di primo livello per infermiere, fisioterapista, logopedista, tecnico di neurofisiopatologia; con La Sapienza, invece, agiamo in convenzione per quanto riguarda la Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia”.
La struttura per diversi mesi è stata al centro delle cronache. Si temeva andasse in ‘default’. “Il nostro problema sono le tariffe ambulatoriali, ferme dal 1994 e oggi sotto-dimensionate del 40%. Una realtà come il Santa Lucia si confronta non solo con i costi del personale ma anche con quelli della struttura stessa e del suo parco tecnologico… quando poi si decide di agire con tagli orizzontali, ciò diventa rimedio peggiore del male perchè premia le inefficienze. Vale a dire si penalizzano i migliori e si favoriscono i peggiori: i primi non possono curare chi ne ha bisogno, i secondi continuano a eludere la richiesta di cure. Dobbiamo tuttavia dire che recenti risorse della Regione Lazio ci stanno permettendo di guardare al futuro con maggior serenità”.
Come aggiunge il Direttore Generale dott. Luigi Amodio, “Risorse che hanno evitato la chiusura. Noi già da tempo abbaia messo a regime iniziative di razionalizzazione della spesa: l’unica cosa che non facciamo è andare contro i servizi - che devono essere di eccellenza - e contro i pazienti - che devono essere curati”. Con 750 dipendenti e 280mila prestazioni esterne ogni anno, il Santa Lucia di meriti ne ha fin troppi per vedersi cancellare.
E si pensi all’ictus: patologia da 8mila casi all’anno in regione, 200mila in tutta Italia. La struttura offre competenze mediche, fisioterapiche, logopedistiche, neuro-psicologiche di assoluto rilievo. A tacere della sperimentazione: la normativa nazionale che stabilisce nell’8% la pendenza massima degli scivoli per chi è costretto sulla sedia a rotelle è frutto di studi eseguiti proprio qui.
“Cosa devo aggiungere” - prosegue Salvia - “che pazienti che prima andavano all’estero adesso rimangono in Italia e vengono qui? Che da noi si opera in contro-tendenza nazionale accogliendo ricercatori da Paesi esteri? Che il modello del Santa Lucia è al vaglio di istituzioni sanitarie straniere? Che ad eccezione dei centri di Innsbruck e Salisburgo, in Austria, noi qui a Roma rappresentiamo il meglio che esista in Europa? Oppure che abbiamo realizzato - e lo stiamo testando - un software che collega cervello e computer e che è un modello della cosiddetta domotica?”.
Quest’ultimo riferimento ha dello strepitoso! “Ed è soprattutto utile a chi non può muoversi, bloccato a letto da paralisi o altri evento drammatici. Con fondi della UE e in collaborazione con partner internazionali abbiamo realizzato un apparecchio elettronico - una sorta di cuffia - che permette al paziente di eseguire operazioni all’interno della propria casa… pensi ad esempio all’accensione delle luci, del televisore, all’apertura degli avvolgibili, ecc. Un’applicazione dell’ingegneria informatica alla vita quotidiana, che cambierà in positivo la vita di molte persone sfortunate”.











