Ad eccezione di questa, fino a oggi il nostro settimanale aveva scritto una sola lettera aperta. Destinatario il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (http://www.prismanews.net/italia/caro-ministro-ti-scrivo.html).
Stavolta, nell’ingrato ruolo di postini elettronici ci vediamo costretti a recapitarne un’altra e sempre a un’esponente della maggioranza. E’ il turno di Maurizio Paniz (Pdl), parlamentare a cui non piacciono i giornalisti tanto da aver spinto sull’acceleratore del Ddl intercettazioni e dall’aver fatto inserire la norma che prevede l’arresto per coloro i quali dovessero divulgare materiale inerente - e non - una vicenda processuale.
Paniz ha un debole per gli arzigogoli pittorici di Jackson Pollock ma non per i giornalisti: categoria pettegola, camaleontica, forse anche modaiola: ma non per questo costretta a essere identificata come uno dei mali del Paese. Perchè, in definitiva, è quello il male che si vuol combattere adottando norme da anti-terrorismo: una norma che prevede il carcere per chi dovesse rivelare elementi processuali è a dir poco anti-terroristica. Roba tipo Ulster, tanto per capirsi, o anti-Taliban.
La misura ha fatto così scalpore che, nei giorni del 4, 5 e 6 ottobre gli utenti di Wikipedia Italia hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell'enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia. Come riportava la home page, “Sono stati proposti degli emendamenti ma le modifiche al disegno di legge non sono ancora state approvate in via definitiva. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l'approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia. Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale”. Aggiungere altro sarebbe superfluo.
Domanda: se si è del Pdl si è garantisti. E come, allora, si concilia questa visione della società con il desiderio di veder ammanettare tutti i giornalisti? C’è qualcosa che non va.
A livello politico, a noi di Prismanews ad esempio non piace che vi siano degli onorevoli-avvocati che sponsorizzano il proprio mestiere grazie anche al fatto di essere staff di un uomo politico: di fatto sfruttando l’immagine a fini di popolarità e di quindi di tornaconto personale. Far eleggere un amico è cosa illegale? No, affatto. Però è poco etica. E c’è poca etica si a da parte di chi propone che di chi accetta.
Caro avvocato Paniz, lei di certo avrà sottovalutato il messaggio che la sua iniziativa ha prodotto. Perché, così facendo, il messaggio che arriva all’opinione pubblica è che parte del Palazzo si debba impegnare al massimo delle proprie fantasie/opzioni per parare i colpi. Da ingenuo mi chiedo: ma non sarebbe meglio evitare di cadere in tentazione? Senza tentazione non ci sarebbe peccato, senza peccato non ci sarebbe pena, senza pena non ci sarebbe inchiesta, senza inchiesta non ci sarebbe processo e senza processo non ci sarebbero i giornalisti.
Ma voglio essere obiettivo: dando per condivisa la divulgazione delle intercettazioni non inerenti l’eventuale processo, mi chiedo se vi sia, tuttavia, simmetria fra sanzione e ipotetico reato… E da tre mesi a sei anni è la stessa sanzione che si prevede per coloro che divulgassero contenuti di intercettazioni attinenti la fase processuale: e in questo caso come la mettiamo? Lei crede davvero, avvocato Paniz, che vi sia identico disvalore fra le due fattispecie? Sarebbe ben grave se si costringesse il mondo dell’informazione all’obiezione di coscienza così come è stato invocato a piazza del Pantheon le scorse settimane - e come si continuerà a invocare nelle prossime.
Come avrà notato, l’ho chiamata ‘avvocato’ e non ‘onorevole’ perchè è alla sua mansione professionale, di avvocato e di giurista, che rivolgo questa domanda. All’uomo politico chiedo invece un’altra cosa: come la mettiamo con le prove di corteggiamento al Terzo Polo? Perché se il suo partito e lei vi accanirete a imporre la necessità del carcere per i giornalisti, forse la manovra tanto decantata da Angelino Alfano verso Casini e soci probabilmente sarà destinata ad arenarsi. Capisco pure che, da buon A.D. del Pdl, Alfano debba farsi latore delle istanze del padrone assoluto, eppure sarebbe il caso di ricordare che Parigi val bene una messa. Anche in un partito a vocazione liberale, liberista e liberalista come il suo.
Cordialmente,
Alfonso Palumbo













