
Mario: 5 lettere. Silvio: 6 lettere. Giorgio: 7 lettere. Solo caso? Solo caos? Solo causa?
Affidarsi alla cabala per individuare il futuro prossimo del Paese non credo sia appropriato. Molto di più è leggere il presente e cercare di trarne qualche indicazione di prospettiva. Vorrei a tal proposito partire con una riflessione positiva: quella del nome dalla sette lettere che evocano le sette note musicali. Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, per tono/autorità/austerità è la carta migliore che l’Italia abbia estratto dal mazzo. La Costituzione è il suo punto di riferimento, i partiti il suo avvilimento. La sua preoccupazione accessoria è, poi, plurale: perchè siamo noi Italiani.
Lo confesso: non vorrei essere al suo posto in occasione del messaggio a reti tv unificate del 31 dicembre prossimo. Napolitano ne ha tuttavia già dato ampie indicazioni nel discorso tenuto un paio di giorni fa al Quirinale, davanti alle più alte cariche dello Stato. Quel discorso e quelle parole e quella vibrante emozione sono dentro di noi.
Il Presidente è il futuro perché da lui passerà la decisione se andare a votare in primavera oppure no. Peraltro, il mandato presidenziale scadrà nel 2013: indirettamente, la fine del settennato coinciderà con una scelta condizionante il futuro italiano.
E dopo il futuro, eccoci al presente. Per gli Inglesi, una delle forme verbali più dinamiche è il presente progressivo: quello cioè che indica un’azione che si continua nel tempo. “Sto mangiando, stop per andare a lavorare”… Il tempo di Mario Monti è legato indissolubilmente a ciò che sarà capace di fare. Per ora ha scontentato tutti (eccetto farmacisti, tassisti e edicolanti) e chissà che al coro degli scontenti non si debbano associare anche i benzinai. Del Prof. il nostro ha il timbro: a volte però vi è chi trema perché oltre alla laurea vorrebbe vedere anche l’umiltà nell’errore.
Di certo vi è che il nostro presente è ben ancorato al passato.
Ritengo che le strade di Monti e Silvio Berlusconi si siano tanto incontrate quanto concordate. Nel senso che le dimissioni ritardate del Cav. sono state l’espediente per trovare un ‘delfino’ che non gli facesse troppo torto. Stratega come nessuno, l’ex-Premier: anche se nelle retrovie, il ruolo di playmaker se lo è tenuto ben stretto. Sublime l’aver detto sì all’uomo suggerito dalla Sinistra: quella stessa Sinistra che alla fine si vedrà superata a Destra da chi riteneva essergli l’uomo più congeniale. La mia impressione è che vada a finire come l’Alitalia: dove certe tattiche e determinazioni si sono concretizzate con la compiacenza di menti non proprio destrorse…
Il giudizio, del resto, si aggancia anche a un ‘piccolo’ particolare: e cioè l’approvazione in Commissione Bilancio di una norma che prevede la privatizzazione della Rai. Dalla Commissione all’Aula il passo sarà breve (febbraio?) e allora sì che si avrà modo di capire se la partita finale sarà giocata dai tecnici o dai politici.
Per ora, spalanchiamo le braccia al 2012. Con la speranza che non sia sinonimo di crocifissione. E per Pompei di demolizione.













