Se la lettera brussellina è proprio quella che recita di (probabili) ridimensionamenti anche nella P.A., ecco allora che ha un senso e una misura lo stato di agitazione che i sindacati iniziano a proclamare.
Già la Uil, la scorsa settimana, ha mobilitato i propri iscritti che hanno incrociato le braccia per otto ore; dalla Ugl, che ha riunito a Roma gli Stati Generali del pubblico impiego alla presenza del segretario generale dell’Ugl Giovanni Centrella, “Una sola giornata di protesta non basta: inizieranno nell’immediato mobilitazioni davanti alle Prefetture su tutto il territorio nazionale”.
Ciò per quanto concerne la parti sociali più pacate. Perché c’è poi la Cgil: da Corso d’Italia i ‘rumor’ fanno presagire rullo di tamburi. “Misure da incubo e a senso unico”, così la Cgil ha bollato la lettera presentata dal premier al vertice di Bruxelles per salvare il Paese dalla crisi. Lettera alla quale il sindacato replicherà “Agendo con la forza necessaria”. Perché “Se l'obiettivo è assumere e non licenziare, il governo mandi subito una raccomandata urgente a Bruxelles dicendo che si è sbagliato”, osserva il segretario confederale Fulvio Fammoni.
Nel merito delle proposte contenute nella lettera, Fammoni osserva: “Oltre alla propaganda, poiché la lettera è chiaramente non un programma di governo ma il futuro manifesto elettorale del partito di Berlusconi, lo sviluppo è inteso solo come: libertà di licenziare con una disoccupazione reale ben oltre il 10%; il termine 'efficienza dell'impresa' significa libertà di licenziare per ogni evenienza, una specie di istigazione a delinquere verso un sistema produttivo in cui gli ammortizzatori sono a fine corsa; punire ancora i lavoratori pubblici, con un governo che ha già programmato il licenziamento di altri 200 mila precari nei prossimi 3 anni con in più mobilità obbligatoria e cassa integrazione, cioè meno lavoro e ulteriore drastico taglio dei servizi; intervenire sulle pensioni, in particolare contro le donne il mezzogiorno”.
Ciò di cui non c'è traccia invece, precisa il dirigente sindacale, “è la lotta sommerso o l'introduzione della Patrimoniale”. La Cgil si impegnerà anche sull'articolo 8 e sui cosiddetti 'licenziamenti facili': il direttivo, secondo Fammoni, ha deciso di “usare tutte le forme di iniziativa possibile, a partire dal ricorso alla Corte costituzionale e in una fase successiva eventualmente il referendum”.
Abbiamo titolato ‘lettera scarlatta’ perché il richiamo al libro di Hawthorne non può che essere ovvio. Lì si trattava di una vicenda di ambientazione seicentesca, dove la lettera scarlatta cucita sul vestito di colei che ne aveva colpa diveniva occasione di morte civile per il personaggio poi portato sullo schermo da Demi Moore. Sarebbe ben strano se B. si affliggesse fino allo spasimo e si facesse tatuare una lettera sul doppiopetto: ma la situazione è così pericolosa da offrire poche vie di uscita. Riconoscerlo sarebbe da grandi e da illuminati. Oltre che da statisti.
E che dire delle Forze di polizia? Solo a chi sta lontano dalla realtà sfugge il malcontento che fa breccia perfino in chi svolge servizio d’ordine davanti ai Palazzi della politica. E che dire, allora, del durissimo comunicato stampa emesso dal Coisp, che se non è un ultimatum gli va molto vicino? “Il Governo stia alla larga dalle pensioni dei poliziotti!”.
Franco Maccari, segretario generale del sindacato indipendente di Polizia è estremamente chiaro: “Non accetteremo che vengano neppure sfiorati i diritti dei lavoratori del Comparto Sicurezza e Difesa, né ci lasceremo abbindolare da chi ci verrà a parlare di imposizioni da parte dell’Europa. Di fronte a una crisi sociale senza precedenti, che investe tutta l’Europa e in particolare l’Italia, non si può pensare di penalizzare gli uomini e le donne in divisa che ogni giorno si sacrificano per garantire la convivenza civile e la sicurezza dei territori: se verranno toccate le pensioni metteremo in atto una mobilitazione senza precedenti”.
Certo, la domanda diventa pressoché obbligatoria: ma la UE di oggi corrisponde a quella di ieri, allo spirito che vide la luce nella metà degli anni ‘50 del Novecento? Ed è questa o quella l’Europa che ha fatto nascere l’euro? Perché se essa non è più quella che disse di essere, allora sì che la lettera diventa qualcosa di minaccioso.
Italia Futura, think-tank di Luca Cordero di Montezemolo, scrive che “L'ironia sprezzante di Sarkozy è inaccettabile e l'accostamento dell'Italia alla Grecia un'operazione spregiudicata” da respingere al mittente”. Se l'Italia è un grande Paese che merita rispetto, “La condotta del Governo italiano è però oggettivamente grave e irresponsabile, ed espone il paese a una continua umiliazione internazionale. Dalla confusione di una manovra inconsistente, al triste spettacolo della nomina del Governatore della Banca d'Italia, dal balletto sul decreto sviluppo, alla farsa dei tagli ai costi della politica e all'apertura dei Ministeri al nord, per finire con un Ministro dell'Economia che sta conducendo da mesi una partita di potere personale che punta a delegittimare il Governo di cui fa parte: l'inerzia e la debolezza di questo esecutivo sono diventati un pericolo mortale per l'Italia”. Pur senza menzionare la letterina di Bruxelles, Italia Futura esprime una unica certezza: “E’ arrivata l'ora di lasciar perdere i penultimatum infiniti”.
E se da una parte c’è Storace che sbuffa “Gli ordini dell’Europa mi infastidiscono”, dall’altra ecco Ventura, vicepresidente vicario dei deputati Pd a Bruxelles, che attacca la Lega. “E’ surreale sentire il capogruppo Reguzzoni urlare vittoria nell’aula di Montecitorio dopo che Berlusconi è andato in Europa ad annunciare licenziamenti facili e misure sullo sviluppo tutte ancora da mettere in cantiere. Reguzzoni è diventato un pasdaran berlusconiano… Quanto alla lettera, il presidente del consiglio europeo Van Rompuy e il presidente della Commissione Ue Barroso sembrano quasi non crederci quando ripetono di volerne vedere la realizzazione. Forse a Bruxelles non farà piacere sentire che l’azionista Bossi fa sapere che sulle pensioni ‘non cambia niente’. In un momento in cui l’Italia non cresce, l’unico intervento annunciato è quello sui licenziamenti”.
Altro che lettera scarlatta… Il clima è quello da Armageddon.













