Lasciamo da parte le rogne dei sindaci italiani alle prese con le intemperie e tentiamo un ragionamento un po’ più elevato.
Ogni volta che ammiro un’opera di De Kooning resti sbalordito e affascinato dal suo estro. Il modo on cui ritrae la realtà è personalissimo, tanto quanto personalissima è la realtà offertaci dall’artista. Stupore per stupore, metto sullo stesso piano pure quello prodottomi da un altro genio della pittura, Pollock.
Uno stupore artistico che rinfocola un altro tipo di stordimento: quello relativo al momento socio-economico, vera e propria scure sulle nostre vite. Un paio di giorni addietro ho dato un’offerta a una ragazza, che chiamerò Marta per comodità… Una giovane di circa 25 anni, mendicante a via del Corso seduta su uno dei gradini esterni di palazzo Chigi. Dignitosa ma mendicante: che ossimoro! Le ho chiesto di raccontarmi di sé ma non ha voluto, “Meglio di no” mi ha risposto; così come non ha accettato il mio biglietto da visita per contattarmi, qualora ne avesse avuto la estrema necessità.
Arte e vita mi si sono annodate dentro riportandomi all’assurdità di un momento che mi appare figlio dell’ingordigia e padre dell’avarizia. In un Paese, l’Italia, che secondo Merril Lynch esprime 170mila milionari anche se solo 70mila dichiarano tale reddito. Mi sforzo di capire il perchè delle cose rifacendosi a un collage di dichiarazioni.
Quando intervistai Armando Di Mauro, esperto e produttore di vino per la nota azienda Colle Picchioni di Marino (Rm), egli mi fece notare il pericolo di un Paese come l’India: “Quando entrerà sul mercato saranno dolori, gli Indiani abbinano la tecnologia occidentale alla loro forza di carattere e alla loro attitudine al lavoro”. Altro che vino Cileno, Californiano o Sudafricano.
Parlando con Antonio Boccuzzi (Pd), parlamentare e membro della Commissione Lavoro, riflettevamo sulla lotta di classe. “Oggi non è come ieri, la lotta di classe è all’incontrario… Si vuole creare conflittualità… a volte faccio fatica a capire le posizioni di Calearo (prima Pd e ora infatti Adc - N.d.R.), di Colaninno (sempre Pd e figlio di Roberto, uno dei comproprietari di Alitalia-Cai - N.d.R.), ma non capisco neppure gli altri”. Boccuzzi si riferiva alla ex-maggioranza di Centrodestra, dove nelle Commissioni “Non si faceva vedere se non al momento del voto”.
Mi sposto ancora più a Sinistra. Sabato 11 febbraio la Fiom manifesterà a Roma, il 10 marzo a Milano avrà luogo ‘Occupy Piazza Affari’. Alla mobilitazione invita il partito di ‘Carc’, che a Bologna giorno 8 febbraio sarà presente al processo che si aprirà contro dodici membri di Carc e di Associazione Solidarietà Proletaria accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 del C.p.p.).
Fra tanto che mi viene addosso, trovo il tempo di domandarmi se esista davvero la Responsabilità Sociale di Impresa. Quello che per gli anglosassoni è la ‘Corporate Social Responsability’ per noi è un vero valore o una dichiarazione di principio? Interessante quanto detto a Rimini, nel convegno organizzato per i 40 anni della Pastorale sociale, da mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro. A Rimini egli affermò che “… In Italia non mancano i soldi ma c’è carenza di speranza… Noi cattolici siamo coloro che non hanno perduto la speranza… Siamo molto interessati ad aprire un confronto sul lavoro dignitoso con l’AD della Fiat, Marchionne”.
In quello che definiscono ‘paradigma dell’indegnità’, colloco anche un’altra domanda. Che cosa fanno, oggi, i Cattolici? E che cosa fanno gli altri, che Cattolici non sono? Personalmente non riesco - a parte le ovvie eccezioni - a distinguerli. Eppure ai Cattolici di un’Italia moderata, conservatrice, accomodante, potremmo chiedere conto.
Molti fanno i giudici, ma con gli altri (ad esempio quando non ricevono lo scontrino: ma lo emettono?); di fronte a una colpa, vengono disturbati dal peccatore più che dal peccato; e non è raro pizzicare chi gode dello scandalo appena emerso. Quanto a costruire una nuova realtà… bè, lasciamo perdere!
Un’ultima annotazione. Fra i Cattolici io colloco pure gli imprenditori. A costoro vorrei chiedere: ma davvero si va all’estero perché il costo del lavoro è più basso che in Italia? Perché mi risulta di casi in cui sono Francia e Germania - dove il costo del lavoro è all’incirca simile al nostro - ad attrarre risorse e investimenti (anche da fuori UE).
Delle due l’una: o non è vero che Francia e Germania hanno appeal oppure non è vero che l’Italia è in ginocchio.













