La lettera aperta che ci scrivono alcuni dipendenti della Electropartner Srl non merita alcun commento. Merita solo di essere letta. E magari pure mediata.
“La nostra situazione è comune a quella di tantissimi lavoratori ma chiediamo lo stesso il vostro aiuto per far conoscere lo stato in cui siamo costretti. Lavoriamo presso l’Electropartner srl di Casavatore, Napoli, sita in via E. P. Fonseca 2, azienda di elettronica con commesse Ansaldo, Firema, Abb. Circa 43 dipendenti sono creditori presso tale azienda di sei stipendi. Siamo in sciopero dal 2 gennaio e la situazione è in stallo visto che i vertici aziendali hanno opposto la preclusione a qualsiasi risoluzione nonostante i solleciti del sindacato Fiom. L’unica proposta fatta ai lavoratori è quella di continuare a produrre senza percepire niente finanziando l’azienda con le proprie spettanze, in attesa di tempi migliori. Siamo alla disperazione più totale. Vi chiediamo pertanto di rendere nota la nostra situazione e di ascoltare la nostra storia e le ragioni della nostra disperazione”.
Al di là della forma, ciò che conta è la sostanza. L’Azienda è presente in Rete, dove il suo sito la descrive come un’impresa “Che opera prevalentemente su commesse di terzi, è impegnata nei settori dell’Industria dei Trasporti Ferroviari, dell’Automazione industriale e Militare. Svolge le seguenti attività: Produzioni di schede progettate dal nostro reparto di progettazione o dal cliente provvedendo direttamente all’approvvigionamento delle materie prime; Collaudo Parametrico e/o funzionale di schede elettroniche mediante l’ ausilio di apparecchiature automatiche dedicate utilizzando procedure e adapter sviluppate da propri tecnici specialisti; Assemblaggio Circuiti Stampati; Montaggi automatici e saldatura di componenti tradizionali e componenti SMT (Fine Pith; BGA; FlipC compresi); Inserzione automatica e manuale di componenti PTH.
Ben volentieri la nostra Testata presenta ai propri Lettori questi ennesimo momento di disagio. Non è l’unico e non sarà l’ultimo: ma poiché adesso siamo in piena fase di ‘Salva-Italia’, essere ottimisti è d’obbligo. Altrimenti perchè mettere in sella i Professori? Continueremo a dare spazio ai nostri amici di Casavatore ogni volta che ci daranno notizie sulla loro condizione. Ma i disagi e le difficoltà sono anche quelli di una realtà come AnsaldoBreda, dove lunedì 23 si avranno 4 re di sciopero indette dall’Ugl. Lo rende noto Adelmo Barbarossa del Coordinamento nazionale Finmeccanica Ugl Metalmeccanici: “Le ricette che il management propone per l’efficientamento sono insufficienti oltre che dannose per i dipendenti, perché invece di puntare su un serio e concreto piano di rilancio, gravano ancora una volta sui livelli occupazionali, cioè sulle spalle stesse dei lavoratori”.
Lo stesso sindacato che aveva tirato alcune settimane fa Alitalia, denunciando un’azienda che proponeva “Contratti di un mese a piloti”. Diceva infatti il responsabile organizzativo Ugl Trasporti, Tonino Muscolo: “A fronte di un’ingente richiesta di congedi parentali da parte dei dipendenti, Alitalia si è trovata nella necessità di chiamare a lavorare, per le festività natalizie, piloti a tempo determinato. L’intenzione, però, è quella di proporre a questi lavoratori un contratto di un solo mese, decisione che riteniamo non solo controproducente, ma anche svilente nei confronti di persone che possiedono un alto profilo professionale, conquistato con lunghi anni di formazione”. Ben oltre i rumor circa una possibile fusione con Air France, la preoccupazione del sindacato era per la “Incomprensibile volontà di allontanarsi dalle responsabilità, preoccupandosi unicamente di capitalizzare al più presto, a discapito dello sforzo di migliaia di lavoratori che con i loro sacrifici hanno contribuito e stanno contribuendo alla ripresa e al rilancio della Compagnia”.
Con tutto questo frastuono nelle orecchie, rimane l’eco lontanissima e sbiadita delle parole spese a Todi da Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum, che si fece portature di una richiesta assolutamente strategica: “Più politica sana, più società, più sussidiarietà, più partecipazione, più produzione e produttività, più liberalizzazioni, meno finanza improduttiva”.
“È tempo - disse Giordano - che la sussidiarietà e la partecipazione dei lavoratori e dei consumatori, secondo l'insegnamento della ‘Caritas in Veritate’, diventino obiettivi condivisi delle forze sociali, civili, imprenditoriali e della parte sana, cattolica e laica, della politica che attraversa orizzontalmente tutti i partiti. Povertà, inflazione, crisi in crescita sono sfide che devono essere colte e piegate in una logica di sviluppo e di riscatto di un Paese che ha risorse umane, sociali, imprenditoriali e intellettuali invidiate in tutto il mondo”.
A margine anche il “Decalogo per lo sviluppo sostenibile, la solidarietà e il bene comune”.
Avendo ciò nelle orecchie e negli occhi spettri come l’Electropartner, diventa pressoché matematico dichiararsi scettici sulle liberalizzazioni. Gli Italiani le vogliono, le invocano, le accettano. Il timore unico tuttavia non è nelle liberalizzazioni bensì nel modo in cui essere saranno fatte. In una sola parola: gli Italiani non si fidano degli Italiani. Sanno che la vittoria dei furbetti e dei kastari potrebbe essere dietro l’angolo. Gli Italiani hanno sufficiente esperienza degli Italiani, la diffidenza non è immeritata.













