
Non è questione di quanto spazio abbiano sui giornali o di quante volte entrino nei nostri discorsi.
Perché valutare Nicole Minetti e Fabrizio Corona come paradigmi dell’Italia del terzo millennio è, da un lato, profondamente ingiusto verso chi non li considera icone del proprio modo di vivere; dall’altro, però, estremamente significativo di ciò che è (stato??) un momento socio-culturale del Paese.
Dispiace dover dire di persone che non conosciamo direttamente. Alla Minetti - consigliere regionale della Lombardia in quota Pdl - avevamo tuttavia richiesta un’intervista tramite l’Ufficio stampa della regione: nessuna risposta. A Corona invece no: personaggi come il suo non rientrano né nell’interesse né nella linea editoriale di Prismanews. In questo caso però è diverso: quel che ci interessa capire è perché la vita possa divertirsi a produrre storie del genere che poi vengono rilanciate e amplificate dal mondo dell’informazione.
Radio, giornali, web, social network, ecc., si occupano di loro mettendone in risalto ciò che non va, ciò che non si uniforma al corrente modo di pensare e - soprattutto - di fare. Dopo aver alimentato la fabbrica del ‘si dice’, dei due ultimamente si sono perse le tracce. Eppure c’è un punto che ci interesserebbe sviluppare: Minetti e Corona, ognuno nella propria unicità, hanno punti di contatto oppure no? C’è simmetria far di loro? O invece c’è differenza, e dove?
Mondate delle più evidenti specificità (donna/uomo; politica/fotografo; single/accoppiato), il più intimo punto di contatto rimane solo questo: e cioè che entrambi hanno convissuto con il successo border-line; non l’hanno saputo gestire; ne sono stati travolti. In parte hanno scontato sulla propria pelle quella tendenza molto umana che non aspetta altri che di vedere nella polvere chi dalla vita ha avuto tutto… quindi potere, danaro, amore, successo. Nello sport è luogo comune affermare che chi vince tanto alla fine diventa antipatico. Altrettanto nella vita, dove non è richiesto in modo tassativo gonfiarsi le labbra o sfoderare auto di lusso.
C’è poi il lato estetico. Chiediamo scusa sia alla Minetti che a Corona se usiamo il bisturi entrando in modo spietato in una dimensione ‘altra’ che li riguarda. Tuttavia riteniamo che parte di questa invidia distruttiva che ha accompagnato i due abbia avuto origine nella loro bellezza. Ragionamento da parte maschile: con quel fisico, chissà quanti capricci lui si sarà tolto! Ragionamento da parte femminile: con quel fisico, chissà quanti capricci lei si sarà tolta!
Perché, e nessuno potrà smentirlo, a essere meno indulgenti con gli uomini sono proprio gli uomini e lo stesso accade con le donne. Falso moralismo? Perbenismo? Sindrome da piccolo-borghesi? Fatto sta che alla fine il vip è cascato dall’altare e con esso le sue manie e i suoi vezzi. Cosa resterà, di loro a loro stessi e a noi? A noi un monito a diffidare dei personaggi-copertina e delle serate roboanti. A loro un insegnamento più cattivo: gli amici veri si cercano altrove. E peccato che serva la pioggia a cancellare la lacrima: spesso il vero dolore lo si deve manifestare.













