Se avessi tante certezze quanti dubbi, sarei milionario (in euro)!
Dopo aver smaltito i fumi dello spumante e la morbidezza del panettone, mi ritrovo con la terribile emicrania della cronaca più recente. Davanti ai miei occhi diverse immagini: l'on. Cosentino (Pdl) che passa indenne dalle forche caudine del Parlamento e i referendum messi ko dalla Corte Costituzionale. Dagli occhi alle orecchie: mi servono per ascoltare di tasse sugli extracomunitari e di liberalizzazioni che saranno calendarizzate al ritmo di una al mese. Mi guardo attorno e vedo solo confusione: si promettono sanzioni agli evasori e si decide di usare il megafono del clamore in una località per VIP senza però dare una sbirciatina a via Montenapoleone o a Ponte Vecchio. Registro che lo strumento principe dello Stato contro gli evasori - Equitalia - è bersagliata ogni giorno da azioni di protesta di cittadini travestiti da Rambo. Tocco con mano anche un’altra evidenza: che vi sono lavoratori che hanno perso il lavoro non a causa della recessione mondiale bensì a causa di scelte manageriali (‘notturni’ FS).
L’emicrania è figlia di tanto sbatacchiamento; lo sbatacchiamento, a sua volta, frutto di una visione complessiva che mi indica sì la condizione (grave) del Paese che affonda ogni giorno di più senza un programma definito e articolato, di lungo periodo.
Insomma: che vogliamo fare di noi?
Vogliamo costruirci un futuro nel turismo? Nella cultura? Nella moda? Su che cosa vogliamo/possiamo puntare per differenziarci dagli altri? Personalmente non credo che potremo inventarci un futuro né nella telefonia mobile (e chi li batte in Finlandesi e i Coreani?) né in quello dell’alta formazione universitaria (e chi li batte i Cinesi e gli Americani?). Certo, occorre ragionare in chiave continentale; i confini non sono più quelli italiani bensì europei e mondiali. Ma cosa ribattere allora a quanto affermato da Lord Jonathan Sacks, Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite del Commonwealth, che all’Università Gregoriana di Roma si è interrogato pubblicamente sul dilemma “L’Europa ha perso la sua anima?”. Se l’ha persa, sarà capace il qualcuno da noi invocato/collocato di restituirgliela?
Ripeto: vedo, noto, ascolto solo confusione. E chiedo perdono a voi, amici Lettori, se oso avvicinare la parola ‘concussione’ per tentare una rima con ‘confusione’. Tuttavia ho questa sensazione: e cioè che il nostro sistema nazionale ci stia chiedendo un sacrificio senza avere la minima idea del futuro da condividere. Della politica, meglio tacere: non solo attendiamo la nuova legge elettorale ma anche quella sul conflitto di interessi; la Destra applaude alle lobby e la Sinistra applica la definizione ‘ungherese’ (Paese che sta correndo verso derive fasciste) all’eventuale nuova legge elettorale. Del Governo Monti, meglio tacere: è ancora giovane, dopo l’affaire-Malinconico ne deve subire altri e comunque non è che la comunicazione sia il meglio del proprio repertorio. Delle classi dirigenti “altre”, meglio tacere: ragionano tutte, più o meno, come i tassisti, con la differenza che questi ultimi non hanno un Ordine professionale e quindi le loro colpe sono meno assolute.
Se togliamo i neonati, gli Over-70, gli extracomunitari e tutti coloro che valgono ‘zero’ sulla scacchiera italiana, da chi dobbiamo attenderci novità? Quali sono i segmenti sociali che potrebbero esprimere qualcosa di innovativo? Per come è messa la situazione, direi nessuno. Quanto accaduto all’ex-sottosegretario all’Editoria è un esempio probante; l’Italia è il Paese dei club, delle consorterie, delle amicizie, delle conoscenze trasversali, dei comparati… Trovare qualcuno senza peccato è pressoché impossibile.
E pure noi dell’informazione abbiamo le nostre colpe. Chiude Liberazione e in pochi si ribellano. Certo, anche France Soir è passato all’online, eppure oltralpe non si è avuto quel senso di sconfitta che in Italia è scoppiato e poi è stato messo sotto narcosi. Ce ne siamo dispiaciuti dell’addio della versione cartacea del giornale di Rifondazione ma non preoccupati: e la ragione è tanto l’indifferenza collettiva quanto l’incapacità di leggere il futuro sulla base del presente. Noi non siamo un Paese come l’Estonia dove tutto viaggia sulla banda larga. Noi siamo un Paese che guarda all’immediato, che ha un Premier che ricorda nel volto e nell’azione TSP (sì, Tommaso Padoa Schioppa) e al quale manca inoltre quella sana ‘corporeità fisica’ con cui dire le cose e dare la paternità di esse. Il migliore epitaffio su Monti è quello pronunciato da mons. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’ateneo gigliato: “Il sapere non può pensarsi come un fatto unicamente intellettuale, ma acquisisce piena identità solo entrando in rapporto con la vita delle persone e con la storia dell’umanità”.
Ci rifletta a lungo, su queste parole, Mario Monti. E rifletta anche su un altro fatto: se gli Italiani non si fidano né di lui né delle liberalizzazioni (ne parla il collega Lorito nella pagine di Lavoro) è perché sanno che i furbetti e i kastari sono sempre all’erta. Gli Italiani non si fidano degli Italiani e nemmeno di Monti. ‘Essere seri per essere credibili’ era stato lo slogan di Prismanews al debutto: gliene facciamo dono!













