Aurelio, Giovanni, Gino, Claudio. Li troviamo all’area di sosta dei taxi di piazza del Popolo, il giorno dopo la fine dello sciopero di auto-bianca.
Insoddisfatti erano prima, insoddisfatti sono adesso; la differenza è che i giorni di sciopero sono serviti per aprirsi un varco diretto con i partiti politici che sono divenuti loro interlocutori. Saltata la mediazione con i sindacati (più o meno rappresentativi), il rapporto diventa uno-a-uno e salta ogni altra forma di mediazione. Un successo, peraltro imitato anche dagli autotrasportatori dei Tir.
Le voci di Aurelio, Giovanni, Gino, Claudio, sono unanimi. Ci voleva la rivolta dei Forconi per riunire in un solo coro agricoltori, tassisti e autotrasportatori. Categorie sulle quali il rincaro dei carburanti si è abbattuto come una mannaia.
“La calma è solo apparente. Per adesso siamo ritornati al lavoro ma attendiamo la fine del giro di consultazioni con i Partiti per capire come comportarci… Sa, alla fine anche noi andremo a votare: daremo il nostro voto a chi ci metterà la faccia in questa faccenda e non a chi parlerà a vuoto. A noi il Governo tecnico non interessa, chi lo forma forse non parteciperà alle prossime elezioni. Ascolteremo Pdl, Pd e tutti gli altri. Alla fine si vedrà”.
Vorrei che rispondeste a qualche domanda. La prima è quella che tutti noi ci poniamo. Più licenze uguale prezzi più bassi. “Non è vero, è una bugia colossale. Prima di tutto perché - per far scendere le tariffe - occorrerebbe far scendere i cosi fissi. Carburanti, revisioni, costo delle vetture, etc… Negli ultimi quattro anni si è avuto quasi un 50% di vetture in più e dove sono stati i cosiddetti ‘vantaggi’ ai clienti? Se siamo qui a discutere è perchè i ribassi si sono fermati sulla carta! Chi si riempie la bocca con le liberalizzazioni dovrebbe sapere di che cosa parla: di licenze ne può immettere anche 100mila ma gli effetti non saranno quelli previsti. Non ci sarà alcun calo dei prezzi”.
Che cosa non sappiamo delle vostre rivendicazioni? Cosa dovremmo conoscere? “Innanzi tutto che si fa solo demagogia. Se a Roma volessimo aumentare il numero dei taxi, dovremmo anche aumentare gli spazi di sosta. A piazza Colonna poche ore fa eravamo in 25 a doverci dividere uno spazio che ne accoglie appena 10! Ancora: che cosa hanno fatto le Amministrazioni comunali per le corsie preferenziali? Da venti anni pensano solo a eliminarle anziché a incrementarle; Roma è tra le città più povere del mondo in quanto a corsie preferenziali. Il sindaco Alemanno dovrebbe poi rispondere sul perchè la Polizia municipale sia sempre scortese con noi e ci multa a raffica… forse perchè siamo troppi?”.
E se provassimo a fare una specie di elenco della serva sui costi che vi affliggono? “Benissimo! Tendo conto del calo di lavoro che abbiamo avuto negli ultimi tre anni, sul groppone ci sono i versamenti da fare all’Inps, all’Inail, le spese per la manutenzione del veicolo. A proposito dell’Inail: se lei è un lavoratore dipendente, è il suo datore di lavoro che le versa i contributi. Io invece devo pagare per me stesso, il che - se posso dirlo - è una truffa! Aggiungiamo pure che noi non abbiamo né tredicesima, né quattordicesima, né ferie nè malattia. Se non lavoriamo non guadagniamo”.
Chi è il vostro cliente-tipo? “Nella metà dei casi turisti; il 10-15% cittadini romani; il resto coloro che richiedono fattura perchè sono le proprie aziende a darne loro rimborso”.
Ve l’ho chiesto perchè credo sia opportuno riflettere anche sul concetto di ‘servizio pubblico’ che voi svolgete. “Infatti, lei ha pienamente ragione! Tutto si gioca su tale equivoco: noi siamo sì servizio pubblico ma sarebbe meglio dire ‘servizio al pubblico’. Noi sappiamo bene di non essere economici: e infatti non siamo concorrenziali rispetto ai servizi di trasporto fatti con bus o metropolitana, che coprono un’altra fascia di mercato. Capisce dove si spinge l’ipocrisia di chi si occupa dei nostri problemi?”.
Problemi che rischiano di aggravarsi con l’arrivo di Equitalia se alla fine di tutto voi non pagate. “Guardi, se proprio accadrà vorrà dire che io almeno - afferma Gino - porterò il taxi in mezzo alla strada e gli darò fuoco! Meglio così che fare un favore a loro!”.
Vi siete chiesti perché proprio da voi? Perché proprio i taxisti dovrebbero rappresentare un aiuto per il Paese? “E’ solo questione di interessi, mica di altro! In Italia ogni cosa che si fa è perché occorre dare un aiuto o fare un favore a qualcuno… I nomi che circolano sono sempre i soliti: Benetton, Montezemolo, etc. Il disegno è chiaro: introdurre anche in Italia il sistema americano, come accade a New York dove i proprietari dei taxi affittano la vettura a driver cingalesi, afgani o di altra nazionalità e che guadagnano 400 dollari al mese! Il disegno ha una sua logica: peccato che dovranno confrontarsi con noi”.











