Via Cassia, non raccomandata ai deboli di cuore: l’ira infatti potrebbe risultare fatale!
Quello che stiamo per raccontare è un fatto accaduto nella Capitale, quadrante Nord, nelle giornate di martedì e, in parte, di mercoledì. La foto che vede è stata scattata alle ore 16.05 del 15 febbraio. La cosa raccapricciante è che, molto probabilmente, rivedremo le stesse scene fino a tutta la prossima estate.
Dunque la Cassia. Anzi, via Due Ponti e un tratto di strada di appena 100 metri. Tanto breve quanto strategico; non solo perché porta al capolinea della linea-bus 224 (l’unica che collega direttamente il quartiere alla metropolitana A) ma soprattutto perché funge da valvola di sfogo per il traffico veicolare di zona.
Raccontata così, sarebbe una storia di quotidiano disservizio. Eppure va precisato che l’unica a non avere colpe è l’Atac, la Municipalizzata del trasporto pubblico. Certo, i tecnici della Mobilità avrebbero potuto disegnare meglio il percorso del 224 e modificarne i passaggi: ma tuttavia ciò non avrebbe cambiato di molto la situazione. E non l’avrebbero modificata neanche gli eventuali 50 o 100 mezzi in più che si fosse decisi di mettere a servizio dell’utenza: perché quando una strada è chiusa e le altre si intasano, nessun veicolo può essere utile alla bisogna.
Vicenda che si porta dietro la brutalità di una considerazione (amara): a Roma sono sufficienti 100 metri di strada interrotta per mandare in tilt traffico e mobilità urbana. Oltre a quella extraurbana, visto che dalla Cassia transitano le linee che portano i pendolari dalla Provincia e dagli altri Comuni del Lazio. Se ai lavori non procrastinabili (dovuti a interventi sulla rete fognaria) ci aggiungiamo una comunicazione non tempestiva, non programmata e capillare, e la mancata pulizia dei marciapiedi dal ghiaccio seguito alle nevicate - condizione che ha costretto molti a procedere a piedi lungo la Cassia - possiamo renderci conto dell’accaduto. Inutile dire che sarebbe stato illuminante osservare la condizione in cui il 224 ha dovuto operare: martedì e mercoledì coloro che sono riusciti ad arrivare alla metropolitana A di Lepanto al quartiere Prati, sembravano essere dei ‘sopravvissuti’: stretti come le sardine su mezzi di ridotte dimensioni a causa del capolinea della Cassia spostato altrove, dove solo bus più piccoli si sarebbero potuti muovere.
Tutto questo malgrado pattuglie dei Vigili Urbani dislocate a ogni incrocio e semaforo; gli effetti dell’interruzione di via dei Due Ponti si sono riflessi - specie martedì - sulla circolazione a partire fin dopo lo stadio Olimpico. Inutile riferire delle maledizioni inviate al sindaco Gianni Alemanno e al mini-sindaco del XX Municipio, Gianni Giacomini, titolare per decentramento amministrativo di ciò che ricade sulla Cassia…
Saranno stati pure qualunquisti, ma i discorsi dei furibondi cittadini hanno preso a riferimento le mancate Olimpiadi per mettere di riflesso sotto accusa un’organizzazione che sul groppone deve farsi perdonare la poca oculata gestione del dopo-alluvione e del dopo-nevicata.
Il cuore capitolino però non demorde e spera nel futuro. Nonostante i fine-lavori previsti per fine giugno: una lettera dei suddetti inferociti pare infatti sul punto di essere indirizzata ad Alemanno e Giacomini. Altro che la polemica circa i lucchetti di Ponte Milvio (peraltro anch'esso stressato dall'ingorgo del martedì di San Valentino!).











