
Andrea Segre, autore del film “Io sono Li”, girato a pochi metri da casa di Zeng, ha scritto una poesia dal titolo “Le candele di Tor Pignattara”.
Alcuni versi declamano: “…….Così terribilmente vere. Segno di una morte inaccettabile. Di una violenza che taglia le vene di una città… Tor Pignattara è la sfida vibrante del presente. E’ la grande occasione per questo Paese di ricomporre ferite e dignità”.
Una famiglia cinese, come tante che vivono in Italia, a Roma, che hanno scelto questo Paese per vivere, per lavorare, per crescere i propri figli e che invece ha trovato l’orrore. La fiaccolata di martedi 10, per ricordare e per unirsi ai familiari della famiglia Zhao, è stata, come si dice in questi casi, un “successo”: migliaia di persone hanno sfilato, con candele e fiori bianchi, nel popoloso quartiere di Roma, fino al luogo dell’efferato delitto, dove si è formato un tappeto di fiori e candele che aumenta di giorno in giorno; cittadini cinesi, ma non solo, anche africani e mediorientali, e italiani, come a voler far sapere che, nonostante gli assassini pare siano due magrebini, già noti alla giustizia per lo stesso reato, la rapina, non tutti sono come loro, ovviamente, e anzi, la maggioranza è contraria a ogni violenza. Cinesi e italiani, con associazioni nordafricani, hanno chiesto giustizia per Zeng e Joy, molti cinesi hanno lamentato la scarsa attenzione delle autorità, non solo ai loro problemi, ma alla sicurezza di questo quartiere, dove si sentono sempre più in pericolo, minacciati. Le gigantografie della bambina e del padre hanno aperto il corteo e sfilato in silenzio attraversando il quartiere Pigneto, contiguo a Tor Pignattara, dove convivono nazionalità diverse, non sempre pacificamente, ma la sfida italiana di oggi è proprio questa, passare da un multiculturalismo, dove le diversità si incrociano ma non si incontrano, a una vera e propria interculturalità, cioè le diverse culture e sensibilità si “contaminano”.
E non ci sono parole che possano descrivere la disperazione dei parenti, della nonna della piccola Joy, che ha implorato di lasciarla morire insieme alla nipote e al figlio. E le parole dei politici presenti, rappresentanti delle Istituzioni, di circostanza e inutili, sono apparse delle note stonate, litanie sempre uguali a se stesse, come quella del sindaco Alemanno, assente alla fiaccolata, che aveva fatto della sicurezza la propria battaglia politica e elettorale. Lettera morta.











