
"I colori del buio": questo il titolo del nuovo cd di Roberto Vecchioni, che include 33 brani fra cui 2 inediti ("I colori del buio" e "Un lungo addio"), una versione di "Luci a San Siro" cantata assieme a Mina e un tributo a Rino Gaetano ("Io scriverò").
Una raccolta diversa dalle altre, oltremodo personale, come rivela il cantautore al suo pubblico confluito mercoledì 30 novembre nella Feltrinelli di via Appia Nuova di Roma, in cui trovano spazio canzoni caratterizzate dalle più diverse tonalità emotive, attinte da quella tavolozza esperienzale che costituisce il proprio vissuto umano e artistico, che si riverbera, a sua volta, nel vissuto collettivo («ho sempre tentato di universalizzare i sentimenti»). Di qui i 'colori', «momenti che incidono moltissimo nella nostra vita», che «accendono il buio», ovvero quell'irriducibile mistero che adombra il comune quanto gravoso cammino dell'esistenza. Si può così spaziare dal nero di "Samarcanda" (la cui composizione coincise con la scomparsa del padre dell'artista) al giallo di "Velasquez", per giungere infine a 2Luci a San Siro", che l'autore considera, a dispetto delle apparenze, una «canzone chiarissima».
Vecchioni non ama particolarmente il termine "canzone d'autore": «Io userei sempre il termine 'canzone'», rivela, «i generi mi danno fastidio». Il presente disco colpisce infatti per la sua evidente eterogeneità. Data come acquisita una certa predilezione per le prime versioni dei brani selezionati, si registra la compresenza di tre diverse forme musicali: quella cantautoriale, quella jazz e quella sinfonica (è a quest'ultimo genere musicale che va ricondotto infatti l'arrangiamento di un classico come il già citato «Luci a San Siro»). Per quanto riguarda i due brani inediti, viene rimarcato come non si tratti di tracce recenti ma coeve alla gestazione dell'album «Chiamami ancora amore», titolo omonimo della canzone che ha visto il cantautore trionfare in occasione della scorsa edizione del Festival di Sanremo.
Discetta, Vecchioni, sul valore storico della canzone italiana, mettendo in risalto come essa rappresenti un valido metronomo della condizione socio-culturale del periodo che l'ha vista nascere. Ciò è ancora più vero per quanto concerne la canzone politica, che oggigiorno sta attraversando un sensibile calo di popolarità: «la canzone politica, la canzone di lotta sta diventando sempre più di nicchia». Tale mutamento nella ricezione di questo tipo di canzone è dovuto principalmente al mutamento stesso della società, con cui essa intrattiene un rapporto eminentemente speculare: «È cambiato il modo della società di vedere la politica. […] La canzone riflette quello che è il vezzo della società».
Dal punto di vista strettamente musicale, il cantautore annota inoltre come esista una tradizione salda che collega soluzioni e formule melodiche attraverso le epoche più disparate, basti pensare al debito contratto dalla musica leggera nei confronti di Puccini («Puccini è il più plagiato fra tutti gli autori di musica classica»). Un lessico diacronico in cui la musica riconosce sé stessa, come fa Vecchioni con la fisionomia sinceramente, soffertamente emotiva che sorregge le 33 tracce di questo suo ultimo disco.


















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