Il 16 dicembre è partito dal Circolo degli Artisti di Roma il nuovo tour invernale dei Nobraino, una interessante band emergente romagnola. Emergente si fa per dire poiché l'album portato in giroin questa nuova tournée è già il terzo: No USA! No UK! prodotto da MArteLabel con la direzione artistica di Giorgio Canali, storico chitarrista dei CCCP, poi divenuti CSI e infine PGR.
Questo nuovo "non-disco" come essi stessi lo definiscono per via dell'azzardo giocato nel produrrecosì in fretta un lavoro "poco pensato" contiene brani già noti al pubblico dei Nobraino, i quali inquesti ultimi anni hanno avuto modo di esporsi in vetrine italiane di tutto rispetto, qualil'Auditorium Parco della Musica di Roma, il palcoscenico del Dopofestival di San Remo e il prestigioso salotto di Sarena Dandini in qualità di "resident band" a Parla con me. Ma l'abitudine di produrre dischi in così poco tempo (ne hanno inciso tre nel giro di soli quattroanni, di cui uno registrato dal vivo) per noi non è indice di impazienza e frettolosità - il che correrebbe il rischio di tradursi in approssimazione e quindi superficialità - ma, bensì, di prolificità. È evidente che per i Nobraino il live, la performance, il contatto con il pubblico è più importante del lavoro meticoloso e artificioso che si svolge in uno studio di registrazione, prova ne sia il fatto che il secondo album: Live al Vidia Club, è stato registrato dal vivo proprio durante il concerto svoltosi nell'omonimo club di Cesena. Quando si dice "contatto con il pubblico" a proposito dei Nobraino, non si sta usando un eufemismo. Lo sa bene Lorenzo Kruger, il cantante, che ogni volta rischia la vita scendendo tra la folla e mettendosi a "pogare" tra i fan in delirio o prodigandosi in pericolosissime arrampicate.
Ad un primo approccio, i modi di questo - senza dubbio - eccentrico personaggio (come il redarguire il fonico che, ahimè, non ha il compito facilitato dai continui spostamenti del cantante sul palco e oltre il palco) possono addirittura apparire irritanti, provocando una sana e pura antipatia; ma una volta conosciuta la sua musica e preso atto del fatto che si è al cospetto di un artista, si cambia totalmente direzione e l'antipatia sfocia in una profonda ammirazione. Di certo, di fronte ai Nobraino, non si rimane indifferenti. Il concerto si è aperto con due vecchi brani, tratti dal primo album: The best of; già da questo titolo, insolito per un album d'esordio, si può intuire l'originalità di questa band. Originalità che non voltale spalle al passato, andando a pescare nella gloriosa tradizione cantautorale italiana (De André,Conte, Capossela...) ovviamente rivisitata in chiave moderna, con un'impronta decisamente più rock; non a caso lo spettacolo si è chiuso con La ballata dell'amore cieco. Dopo la rituale uscita e la chiamata del pubblico per il bis, una già di per sé onirica I signori della corte, interpretata con il solito istrionismo di Kruger che vagava come uno sonnambulo tra il pubblico, ha conferito al tutto un non so che di sognante, trasportandoci in una atmosfera che oserei definire felliniana.
Ciò che può succedere durante un concerto dei Nobraino è stocastico, come l'omonima ballata durante la quale, sempre Kruger, ha trascinato una scala (trovata chissà dove) in mezzo alla platea per elevarsi tra il pubblico; e una volta sceso, i fan, in delirio per gli ormai classici Bifolco e Le tre sorelle, hanno provveduto di propria spontanea volontà a sollevarlo e sostenerlo come si fa ingenere con le rock-star consacrate, senza neanche il bisogno che si gettasse lui tra il pubblico correndo il rischio, come a volte succede ai più sprovveduti, di trovare il vuoto. Ha ringraziato a modo suo, con l'appellativo “grandi stronzi”, ed infine è uscito con una raccomandazione: «occhio con quella scala, se vi fate male la responsabilità è mia».
Insomma questi “No-brain(o)” di cervello finora hanno dimostrato di averne.











