Ne è passato di tempo da quando Sister dew gettava le basi dell’indie-rock d’autore degli anni ’90. Non si trattava soltanto di uno stile musicale atipico, ma di una vera e propria struttura d’insieme che si manteneva su atmosfere cupe e malinconiche, la cui armonia non pretendeva mai di infliggere un ritornello ripetitivo, ma era il frutto di un progetto professionalmente impeccabile. Non c’è dubbio, The ideal crash era questo e altro. Ora arriva Keep you close, e sembra di essere tornati ai vecchi tempi.
Inutile negare che la capacità di Tom Barman e soci di riempire una tracklist dello stretto indispensabile si rivela operazione altamente metodica. Nove canzoni che testimoniano l’intento poliedrico della band belga di non tradire le proprie origini, generando brani assolutamente coinvolgenti e originali, degni di un alt-rock prezioso, che non si ripete mai nei ritornelli, ma che si rinnova. Keep you close non è un disco particolarmente leggero, ma rappresenta il punto d’arrivo, ma al tempo stesso di rinnovamento, di una miscellanea di melodie, quasi il marchio di fabbrica che contraddistingue i dEUS dal resto dei gruppi indie-rock europei. L’album affascina principalmente per la coordinazione riuscita fra musica e testi, che garantisce anche un’articolazione dei brani accompagnata a tratti da archi e suoni di fondo. L’incipit dell’album è proprio Keep you close, dove può subito percepirsi un’evoluzione emozionale del gruppo. Tuttavia, è proprio The final blast a dare un’idea concreta del progetto realizzato, brano accompagnato dalle usuali atmosfere oscure e coinvolgenti. Allo stesso modo, Dark sets in regala quel senso musicale sperimentale che contraddistingue il gruppo belga, in questo caso brillantemente gestito. Twise rappresenta a tratti l’intermezzo del disco, la parte riflessiva, in cui la voce di Barman si placa. Ghost (uno dei migliori brani del disco) riaccende la sperimentazione, si presenta come brano multiforme, dove si materializza il talento musicale del gruppo, da considerarsi brano assolutamente d’autore. Constant now è un pezzo che si discosta dagli altri, in quanto si mantiene su equilibri pacati, senza mai rischiare un cambiamento o un intervallo differente. The end of romance, invece, ritorna alle emozioni dei primi pezzi del disco, rappresentando la vera ballata, romantica e soave, senza risultare predefinita nella struttura e nei contorni melodici. All’improvviso, arriva Second nature, probabilmente il miglior brano dell’album, lasciato in fondo alla tracklist, con un’ottima intro e un’evoluzione musicale impeccabile, forse vera sintesi dell’intero disco. Infine, arriva Easy, con un intro inquietante, fra piano e chitarra distorta, un messaggio finale preciso del gruppo, che conclude l’opera con un pezzo sperimentale nelle tonalità e nelle melodie. Complessivamente, Keep you close è un disco assolutamente interessante, più apprezzabile per chi conosce già i dEUS, per chi ha già metabolizzato brani come Instant street, Suds & soda e Bad timing. Non si tratta sicuramente di un gruppo che è rimasto fermo agli anni ’90, ma ha saputo evolversi nella giusta direzione, concretizzando il talento che aveva dimostrato già con i primi album, e non lasciandosi illudere dal successo ottenuto con i primi lavori. Ormai, i dEUS rappresentano una realtà valida, che sorprende sempre con canzoni che delimitano il territorio delle loro sperimentazioni musicali, attraverso l’espressione di suoni e voci quasi nostalgici e pienamente suggestivi.











