Ascoltandoli lo smarrimento gioioso è assicurato, la loro musica fonde suggestioni di ovunque: musica zingara e araba, jazz manouche la chanson française, reggae e musica ebraica, tutto gestito con grazia e senza forzature.
Il loro nome, che richiama un’esclamazione di stupore, è un’espressione tipica siciliana, benché nella loro musica manchi il diretto richiamo alla musica folk locale. La musica dei Matrimia! (mamma mia) è piena di riferimenti a mondi a culture che sono interconnesse tra loro, e le atmosfere, mescolate e confuse tra loro, ci lasciano intuire quanto sia possibile essere tutti uniti in musica e quanto in comune abbiano tante tradizioni. E’ da poco uscito il loro ultimo album Zivili (in slavo significa “alla salute!”) e abbiamo incontrato Davy Deglave, il cantante, perché ce ne parlasse.
Zivili ha segnato un momento di passaggio nella storia del vostro gruppo, perché? E qual è la particolarità della vostra formazione?
Zivili è la testimonianza in musica di un forte cambiamento, partito da una mutazione nella formazione del gruppo: due dei componenti, il violinista e il contrabbassista hanno deciso di abbandonare il gruppo e il vuoto strumentale da loro lasciato è stato riempito dal basso, suonato da Roberto Ferreri. Inoltre l’introduzione della chitarra elettrica su diversi pezzi ci ha dato delle possibilità di espressione in più, ha aperto una porta sul rock. L'album precedente era molto sulle sonorità klezmer, nel corso di questi anni invece abbiamo aggiunto pezzi balcanici. Il fisarmonicista ha creato molti brani ma tutti abbiamo dato il nostro contributo: io nello scrivere, chi della parte ritmica, chi della parte solista, chi negli arrangiamenti. Abbiamo tutti origini diverse in quanto a gusti musicali: abbiamo un professore di musica, un musicista che frequentava l’underground, un altro a cui piace il jazz manouche. Questo è un punto di forza perché ci dà la possibilità di contaminarci e produrre qualcosa di originale. La diversità è ricchezza, dal punto di vista musicale e dal punto di vista culturale. Tutti noi siamo disposti ad accogliere nuovi impulsi, e lo dimostra il fatto che ogni pezzo che suoniamo, due mesi dopo è diverso. Non diamo mai niente per scontato. Ci lasciamo andare e non blocchiamo niente: la nostra musica è viva.
La diversità dunque come valore?
Assolutamente. Nella nostra musica è possibile sentire tutto il calore mediterraneo, ma ci sono anche pezzi un po’ rumeni o un po’ ebrei e abbiamo dei pezzi che fanno pensare al Maghreb e all’Africa, nel nuovo album. È un mix che ha come punto di riferimento il mar Mediterraneo, che raccoglie le suggestioni di ciò che c’è intorno. Per noi l’ “altro”, rappresenta l’occasione per lasciarsi affascinare e conquistare da nuove culture, da nuove filosofie, da modi diversi di fare e vivere la musica. Il razzismo i pregiudizi sono il nostro presupposto inverso.
Quanto conta, se conta, la politica nella musica?
Io personalmente ho suonato sin da giovane in gruppi che si occupavano di politica, del mondo, delle cose che non vanno. La musica è vita e dunque partecipa di tutto quello che è vita, come anche la politica. Nel nostro nuovo album ad esempio c’è una canzone che racconta di un anarchico divenuto rapinatore di banche. Alla fine è stato seppellito in un cimitero con una croce sopra: niente di glorioso, neanche il suo nome. Eppure, nonostante tutto è sopravvissuto allo sdegno della Francia.
Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete mai pensato di spostarvi da Palermo?
Innanzi tutto suonare, promuovere quest’album nel quale crediamo molto. Ma al contempo stiamo scrivendo nuovi pezzi. La nostra vita continua a scorrere, giorno dopo giorno e vogliamo impiegarla in questo, nel comporre e nel fare musica. Vogliamo migliorare ancora, crescere cambiare, dimenticare e recuperare, trovare un’intesa ancora più acuta. I Matrimia! sono fortemente legati a Palermo, abbiamo scelto di restare a nonostante le difficoltà, amiamo la vita di qui. Palermo è una città con innumerevoli possibilità che non vengono sfruttate, ma noi crediamo che un giorno possa rinascere. Non è che siamo illusi, è una questione di ciclicità!











