
[Guarda la galleria fotografica] Ascoltare i Marlene Kuntz alla manifestazione del Pd, lo scorso sabato, ci è parso un po’ strano. Forse perché la loro musica e le loro poesie ci sembrano così in alto rispetto alla politica e ai partiti, che proprio ci sembrava quasi che nessun partito e nessun politico li avrebbe meritati sul palco. Ad ogni modo è stato come sempre un piacere ascoltarli.
Sarà perché come ha detto lo scrittore Enrico Brizzi, possono essere considerati non un gruppo rock italiano, ma l’unico gruppo rock italiano. Un tempo avremmo aggiunto “oltre ai Litfiba”. Un tempo, appunto. Oggi sulla scena rock italiana dominano di sicuro loro, con una musica di alto livello e dei testi che sono pura poesia. Ancor più con l’aggiunta dell’ultimo tocco di classe: il violino di Davide Arneodo. Violino e non solo: moog, mandobird, pianoforte, tastiere. Un musicista giovane e di grande talento.
Molto meno strano ci è sembrato invece vedere i Marlene Kuntz sul palco del Teatro Valle, la sera dello stesso sabato, occasione per esprimere il proprio appoggio alla protesta degli occupanti con un concerto di tutto rispetto, questa volta in acustico, che ha lasciato entusiasta il pubblico accorso a teatro.
Abbiamo avuto il grande piacere di scambiare qualche parola con Cristiano Godano, cantante e chitarrista del gruppo. Lo abbiamo incontrato nel back stage della manifestazione del Pd, a Piazza S. Giovanni, e abbiamo constatato che il talento in questo caso si sposa anche con una buona dose di cordialità e disponibilità.
Cristiano, cos’ha significato per voi suonare oggi su questo palco? “Dimostrare di essere presenti in un momento particolarmente difficile per l’Italia. Le origini poi di queste difficoltà credo che siano qualcosa di così complesso che non me la sento di dire niente di particolare. È un problema concreto, di natura finanziaria, che riguarda in realtà un po’ tutti i popoli. Poi a noi personalmente non piace il governo che abbiamo perché non votiamo ‘da quelle parti lì’! I Marlene Kuntz, che sono stati invitati a questa manifestazione, non hanno chiesto di esserci, sono felici di partecipare a un momento di presa d’atto collettiva che già di per sé è qualcosa, perché comunque mi sembra che siamo arrivati a un punto in cui non conviene più tanto lasciarci scivolare la cosa addosso”.
E cosa credi che possa o debba fare la musica di fronte a momenti di crisi come questo? “mah, io provengo da una scuola di pensiero abbastanza disincantata da questo punto di vista e poi io come ascoltatore, come lettore e fruitore in genere all’arte ho sempre chiesto altro e non un incitamento alla presa di coscienza sociale, civile, ecc. Sono interessato al talento dell’artista proprio da un punto di vista estetico. Io quindi alla musica non chiedo quello. Però quando contribuisce in qualche modo ben venga. Non credo che sia il caso di oggi, perché la gente non è qua né per noi, né per Vecchioni, ma per questioni politiche. Ma se anche siamo riusciti a portare quattrocento persone in più ben venga”.
Cosa serve secondo te affinchè possa esserci una vera ricostruzione in Italia? “Il problema è complesso. Secondo me per una vera ricostruzione bisognerebbe riuscire a cambiare proprio un po’ il dna del popolo italiano, che deve acquisire un senso civico diverso. Occorre tanta buona volontà e molto senso dell’attesa. Si parla ad esempio molto dell’evasione fiscale, ma in realtà evadono tutti. Solo il dipendente pubblico non lo fa perché non può”.
L’arte, la bellezza, che ruolo ha in tutto ciò? “Beh, io credo che se si riuscisse nell’arco di qualche generazione a far capire che la bellezza potrebbe salvare il mondo, non è che poi la bellezza lo salverebbe realmente, ma l’umanità avrebbe dei pensieri più utili in testa, che poi in realtà sono futili, perché amare la bellezza è futile, non serve a niente, ma serve a fare l’uomo migliore”.











