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Get ready to Zappa. Lo squalo giallo è tornato

Nel seminterrato di Frank Zappa, vicino al camino, tra un'accozzaglia di oggetti vari e strumenti musicali viveva un grosso pesce giallo; quando il direttore musicale dell'Ensemble Modern lo vide ne fu come stregato. Erano gli albori di una straordinaria avventura destinata a restare negli annali della musica contemporanea: The Yellow Shark


A distanza di circa vent'anni, nella Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, si è ripetuta la magia. Il PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) diretto da Jonathan Stockhammer ha magistralmente eseguito brani tratti dall'ultima opera del grande compositore americano, avvalendosi della voce di David Moss. Lo spettacolo è andato in scena nell'ambito della rassegna “Contemporanea” e, a testimonianza della eccezionalità dell'evento, la serata è stata impreziosita dalla presenza della storica compagna di vita del compositore: Gail Zappa. Continuiamo a rivolgerci a Frank Zappa usando l'epiteto “compositore”; già, perché l'uomo conosciuto in tutto il mondo come chitarrista e rock star, a nostro avviso, era prima di tutto un compositore. Chi non ne conosceva questo aspetto ed ha avuto la fortuna di assistere lo scorso venerdì a “Get Ready to Zappa” lo avrà sicuramente constatato. Zappa negli ultimi anni di vita era arrivato a scrivere brani di una complessità tale che anche le orchestre dotate dei migliori esecutori facevano fatica ad eseguire, e lo faceva con una disinvoltura imbarazzante per i cosiddetti compositori contemporanei “accademici”.

Egli, pur vivendo in un ambito artistico parallelo, con la personalità che lo contraddistingueva attirava nella sua orbita personaggi di spicco provenienti dal mondo della musica “colta” (Slonimsky, Nagano, Boulez) ed essi da queste collaborazioni riuscivano a trarre sempre e solo aspetti positivi, tuttalpiù era Zappa che a volte ne rimaneva deluso. Ciò che è certo è che con il suo carisma contribuì a gettare un ponte tra due pianeti musicali così dissimili: il rock e la musica classica. Dopo le esperienze – secondo lui negative - con la London Symphony e con l'Ensemble di Boulez, Zappa era restio ad affrontare un nuovo progetto di tal genere, ma pare che quando ascoltò l'Ensemble Modern eseguire brani di Kurt Weill rimase molto colpito dalla bravura degli esecutori. Accettò dunque di riarrangiare alcuni suoi vecchi brani e di comporne di nuovi appositamente per l'occasione. I concerti di “The Yellow Shark” si tennero nel settembre del 1992 tra l'Austria e la Germania, diretti da Peter Rundel. In questo “Roman Concert” sono sopravvissuti solo tre di quei brani, ma il resto del programma si è comunque svolto nello stesso spirito, bastava osservare i musicisti alla fine del concerto: sicuramente affaticati, ma soprattutto divertiti. In apertura, un po' in sordina, la storica Dog/Meat: un medley tra due famosi temi del '69 provenienti da quell'album di svolta che fu Uncle Meat

Comprensibilissima l'incertezza iniziale considerando la difficoltà di suonare a freddo un pezzo del genere; Zappa prima di cominciare con questo brano faceva scaldare l'orchestra con una sorta di “improvvisazione controllata” da lui personalmente diretta. Ma l'ensemble romano ha retto benissimo il confronto con gli illustri predecessori e a metà concerto sono scattate le ovazioni, probabilmente anche incoraggiate dalla salita sul palco di Gail (visibilmente emozionata, e, alla fine del concerto, commossa) che ha introdotto la performance di David Moss in Welcome To The United States. D'obbligo la chiusura con G-Spot Tornado, qui, per ovvi motivi, senza coreografia. In queste composizioni confluirono le esperienze musicali che accompagnarono Zappa sin dall'inizio della sua carriera, quando, prima ancora di raggiungere il successo con i Mother of Invention, approcciava alla composizione come arte grafica, semplici note dipinte su un pentagramma, senza sapere minimamente che risultato sonoro avrebbe ottenuto. E dunque vi sono rintracciabili in primis le influenze palesi dei beniamini di sempre: Edgard Varèse e Igor Stravinsky, ma anche l'atonalità dei compositori della seconda scuola di Vienna. Tutto ciò è stato magnificamente reso da Stockhammer, che conosce bene la musica di Zappa avendo inciso alcuni suoi brani proprio con l'Ensemble Modern. David Moss, poi, con il suo eclettismo (cantante, percussionista, compositore, attore...) sarebbe stato il candidato ideale di Zappa. Un plauso, infine, e un ringraziamento alla Fondazione Musica per Roma per aver riportato lo “squalo giallo” nei mari della musica europea, sperando che non si estingua.

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Autore di questo Articolo: Walter Lentino

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