C’è ancora tanto da dire. E non è sempre e solo una speranza. Un disco come Attack on Memory sorprende per sincera devozione a un insieme di generi fra loro controversi.
I Cloud Nothings realizzano il loro terzo disco, dopo il secondo omonimo e l’iniziale Turning on. Questa terza fatica si può definire come uno dei dischi più interessanti degli ultimi tempi, dove il post-hardcore non predomina nella sua veste più ruvida, ma si mischia, muta, assume le parvenze di un lo-fi di altissimo livello. Una trackist che poteva essere un lavoro domestico, realizzabile con poco, e proprio per questo affascinante nel sua veste informale. La freschezza e la talentuosa dinamica delle melodie contribuiscono a concretizzare un album la cui natura post-punk permette di restare con un sorriso malinconico subito dopo il primo ascolto. Sin dall’inizio, No future/No past si presenta come l’incipit malinconico di un percorso musicale dalle tonalità basse, in cui la nostalgia è percepita all’istante. Wasted days, uno dei migliori brani del disco, è invece il messaggio musicale principale, un punk molto equilibrato ma anche molto strumentale, a rivelare un’intensità musicale di grande livello. Fall in potrebbe essere una canzone degli anni ’90, per i ritornelli e i riff graffianti. Stay useless è un perfetto brano lo-fi, dove viene alla luce la componente indie-rock del gruppo. Separation è un ottimo esperimento punk, dagli equilibri sonori coordinati e immediati. Allo stesso modo, ma con più razionalità, irrompe No sentiment, che invece si presenta più maestosa, la cui forma sonora vorrebbe ricordare l’imponenza dei Nirvana, ma in lontananza, come un ricordo perduto. Our plans, splendida, potrebbe considerarsi come la “ballata” del disco, in cui predomina la componente sentimentale e romantica. Infine, Cut you, che chiude il disco, e ritorna a quelle atmosfere indie tanto ricercate e mai dimenticate, mettendo in risalto una creatività interessante nella sua celere presentazione, che non si chiude in modo intransigente nelle rigide strutture dell’hardcore, dove sussiste quell’architettura musicale molto rapida e diretta che non lascia spazio a possibili trasformazioni. Attack on Memory accontenta tutti, permette in otto tracce ampie panoramiche su quello che è oggi il post-punk, su come esso sia inconfondibilmente fuso con il lo-fi. Il disco è breve, ma di efficace intensità, originale nelle sfumature, mai ripetitivo, senza voler imporre un ritornello stilistico, un marchio di fabbrica ingombrante. Disco assolutamente coordinato, senza sbavature. Non è morto niente, perché ancora predomina un talento originale nell’indie-rock, che non fa i conti con il tempo, ma anzi gioca con esso. Un disco come Attack on Memory permette di riflette su quello che è oggi un genere come il post-punk, assolutamente lineare con i tempi che viviamo, assolutamente versatile nel suo mostrarsi anche in un’accezione ruvida e rudimentale. Pensando ai Cloud Nothings, sarebbe opportuno citare i Mogwai, che con grande schiettezza continuano ad affermare “Hardcore will never die, but you will”. Questo vale anche per altri generi.











