Ci sono dischi che bisogna metabolizzare, che al primo impatto non comunicano ciò che dovrebbero, e quindi per carpire il messaggio bisogna riascoltare; non è il caso di Certi Ricordi: il primo album della Piccola banda Brigante, uscito il 19 novembre per la loser's company records.
Questo disco si ha voglia di riascoltarlo subito, perché già dal primo ascolto ci risulta familiare, perché riascoltarlo è un piacere. Sarà la calda voce confortante di Antonio Brigante, gli ottimi arrangiamenti dei musicisti o i testi e le musiche di Giuseppe Scarnera, affatto banali. La familiarità deriva da quella tradizione cantautorale radicata in noi, imprescindibile, per la quale ogni cantautore degno di essere definito tale deve passare, e per la quale la Piccola banda Brigante non si è dispensata di passare. Stiamo parlando in primo luogo di Fabrizio De André, omaggiato palesemente in questa opera prima, non solo concettualmente ma anche testualmente nel richiamo ai «riccioli neri» di Andrea e alla «signora libertà, signorina fantasia» che nei live diventava «signorina anarchia», proprio come in Canzone per una ragazza: l'ottava traccia di Certi Ricordi.
Suona la sveglia, e la musica parte, alle 7 e 43: il titolo del primo brano nel quale vengono dipinte ironicamente piccole scene di vita quotidiana; un motivetto orecchiabile piazzato sapientemente nel ritornello non può che sortire l'effetto sperato: ci si ritrova ignari a canticchiarlo per strada. Nella canzone successiva sono già le dieci, con uno scarto sconcertante tra la prima parte - dove vengono presentati personaggi comuni in Un giorno in stazione - e la seconda segnata dallo scoccare delle dieci, appunto. L'ascoltatore si trova così improvvisamente immerso nel bel mezzo di una strage causata dallo scoppio di un ordigno. Il riferimento è probabilmente a quell'agosto dell'Ottanta alla stazione di Bologna, e lo spaesamento è causato dall'impotenza difronte a questo e ad altri episodi, dall'impossibilità di capire, di trovare i committenti, i responsabili... e alla fine c'è solo lo sgomento. Il terzo brano dopo un incipit rabbioso si trasforma in una delicatissima ballata che ci porta in luoghi utopici, senza ingiustizie, senza violenza, dove regna un comune senso di appartenenza.
In Un sabato di pace la recente protesta di Vicenza contro l'ampliamento di una base militare americana diventa uno spunto per danzare a ritmo di valzer contro la guerra e cantare in coro slogan come: «meno basi e più verde», a dispetto dei politici e dell'indifferenza. Così i temi sociali e la quotidianità si mescolano divenendo il filo conduttore di quest'opera, che oltre allo scopo artistico ed estetico, sicuramente raggiunto, invita a riflettere e a non dimenticare: cercando di non far svanire nel nulla Certi Ricordi, «che sanguinano», fortunatamente non per tutti. Il CD contiene anche una traccia con il videoclip estratto dal singolo (e prima traccia dell'album) 7:43 realizzato dal regista Daniele Quadrelli.











