
Forse "Dio Odia I Tristi", come dice il titolo sciolto del nuovo album, “DO IT!”, dei Bud Spencer Blues Explosion, ma ha decisamente un occhio di riguardo per questo duo al suo secondo disco. Loro dicono di non poter essere paragonati ai grandi del rock blues statunitense, eppure i testi in italiano compaiono quasi come una sorpresa tra le note di slide della chitarra di Adriano Viterbini e il rullante martellante di Cesare Petulicchio.
Come vi è venuto in mente di fare blues in italiano? (Adriano) Prima di tutto perché non conosciamo abbastanza bene l’inglese e poi perché non c’è mai stata una vera e propria italianizzazione del blues di un certo tipo.
Come nascono i vostri pezzi? (Cesare) Dipende. La maggior parte nascono durante i soundcheck dei live, stiamo poco in sala prove. Dopo questa prima fase passiamo alla pre-produzione e infine passiamo ai testi, che vengono sempre all’ultimo.
Suonare in due alla lunga può essere riduttivo? Perché molti gruppi di adesso “rifiutano” l’uso del basso? (A.) Il duo va molto di moda per ora, soprattutto perché da una decina d’anni a questa parte la musica è diventata più scarna, punta più all’essenziale. (C.) Se la gente si stranisce a volte è perché è abituata alla musica con tutte le frequenze, ma il basso è uno strumento come gli altri.
Parlando del disco, nel brano “Rottami” la prima frase è “Non vengo dal Mississipi”: è una giustificazione o un manifesto d’orgoglio? (A.) E’ una realtà, noi vogliamo distruggere la tipica idea del bluesman triste che fa il patto col diavolo, noi veniamo da Roma e conviviamo con i problemi quotidiani. E’ come se facessi rap e parlassi dei gangster!
DO IT!, il titolo del disco, è l’acronimo di Dio Odia I Tristi: a cosa si deve questa scelta? Insomma, Dio che c’entra? (A) Per fare bene le cose c’è sempre bisogno di entusiasmo! Dio c’entra sia perché il blues delle origini è molto religioso, sia perché il nostro modo di fare musica è anche spirituale. E poi a Roma, con il Vaticano, la presenza di Dio si fa sentire parecchio…
Rispetto al disco del 2009, vi siete evoluti e aperti anche a influenze diverse? (A.)Forse questo si può considerare il nostro primo vero disco. Era come se avessimo una tavolozza di colori dalla quale scegliere. Sicuramente stiamo camminando e finalmente stiamo capendo quello che vogliamo essere.
Nei vostri live quanto conta l’improvvisazione? (C.) Direi almeno il 50%. I pezzi vengono sempre diversi ed è molto stimolante, sia perché ci divertiamo sia perché è così che nascono idee nuove.
Meglio la qualità o la quantità del pubblico? Primo Maggio o piccolo locale di Seattle? (C.)Il Primo Maggio è una specie di favola, ma personalmente preferisco il locale con la gente attorno.
Uno dei vostri brani è stato scelto per la colonna sonora di”Romanzo Criminale 2”: se poteste scegliere, per chi vorreste realizzare la colonna sonora? (C.) Sorrentino, ma con qualcosa di più elettronico. (A.) Infascelli.
Il mercato discografico non va benissimo… (C.) Non è vero! E’ cambiato totalmente, c’è il digitale, tanta gente compra su iTunes, i dischi non si vendono più come negli anni ’90, ma i prezzi sono scesi moltissimo. E’ vero però che prima si facevano i tour per vendere i dischi, adesso è il contrario. Finisci di fare i concerti e vai in studio per registrare il nuovo album e rifare un tour.
Quindi non vi fermate mai. (C.) Sì però non abbiamo mai inciso i pezzi perché avevamo una scadenza. Il disco è uscito perché avevamo i brani pronti e soprattutto perché più li suoniamo e più cambiano, quindi in qualche modo dovevamo fissarli prima che si “snaturassero”.
Un’ultima domanda: perché la scelta di Bud Spencer e cosa pensa lui di voi? (A.) Come Bud Spencer negli anni ’70 ha realizzato dei film completamente americani ma italiani nel profondo, anche noi facciamo a modo nostro un genere che tradizionalmente appartiene ad altri. (C.) Non so lui che ne pensi, non so se ci conosca e non saprei neanche come trovarlo…











