Pericolo scampato! Santo Versace, parlamentare del Pdl ora al Gruppo Misto, non getta la spugna e continua nel proprio impegno politico.
Malgrado la disillusione terrà duro, tanto da dar vita a un sorta di laboratorio o officina - la formula non è ancora definita, l’idea sì - dove si potrà e dovrà ripensare la politica in modo differente dall’oggi. Se uno come Versace, che dalla propria ha non solo il prestigio professionale ma pure la pregressa militanza, accetta la sfida ecco allora che per il Paese non potranno che venirne giorni migliori.
Onorevole Versace, ricordo quello che mi disse una volta, in occasione di un’altra intervista concessami: ‘Sono ritornato in politica per fare la rivoluzione’. Era, quello, il desiderio di spendersi per la società e per il cambiamento. Alla luce della sua scelta di andare via dal Pdl, in lei c’è delusione? Amarezza? “Confermo quelle parole e confermo pure che quel processo lo abbiamo avviato. Personalmente non intendo fermarmi, il nostro Paese ha necessità come l’aria di una rivoluzione culturale e politica; ogni giorno che passa credo che occorra cacciare dal tempio coloro che avviliscono la politica”.
Non le chiedo quale sia stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, bensì la penultima: il fatto che i cosiddetti ‘Responsabili’ abbiamo potuto contare più di altri? “Il discorso è complesso, i miei spunti di analisi sono stati tanti. Parto dal programma del Pdl: l’abolizione delle Province, la lotta all’evasione fiscale, ecc. Lo ripeto: è per tali ragioni che dopo quarant’anni ho trovato giusto rispendermi in politica; ma una cosa è altrettanto certa: non immaginavo quello che mi si sarebbe spalancato davanti. Per chi, come me, voleva la modernizzazione del Paese, questi tre anni sono stati una straordinaria occasione perduta. E quando sentivo dire che, data la crisi, bisognava accantonare le riforme, mi ripetevo che è proprio in tempo di crisi che si fanno le riforme vere, quelle che cambiano il volto di uno stato e consentono di affrontare le emergenze economiche e finanziarie”.
Lo vede? E’ il sintomo dell’amarezza, della delusione… “Non sa quante e quali cose mi sia sentito dire, durante la settimana della moda, da parte dei miei amici statunitensi: che nel loro Paese per cose molto meno gravi ci si dimette… E ancora, il voler procedere alle riforme senza il coinvolgimento dell’opposizione: le riforme si fanno tutti insieme, non a colpi di maggioranza! E poi il caso del ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano… amici di Catania, Siracusa, Palermo, sollecitazioni continue, le loro, che sottolineavano come egli non potesse svolgere quel ruolo istituzionale… Ora, è ovvio che ogni Paese abbia un proprio peculiare modo di essere e una propria peculiare cultura, eppure sono assolutamente convinto che - per chi fa’ politica - il livello di privacy debba essere ridotto in virtù della mansione ricoperta: ministri, parlamentari, titolari di cariche pubbliche, la loro vita deve essere uno specchio encomiabile della vita del Paese”.
Onorevole, il fatto che lei abbia lasciato il Pdl potrebbe penalizzare la proposta di legge Reguzzoni-Versace che giace alla Camera? “No, perché l’obiettivo per il quale era nata è stato colto. Noi volevamo fare una sorta di provocazione all’UE, spingendo le istituzioni comunitarie ad apporre l’etichetta con la provenienza delle merci. Oggi tutti capiscono quanto sia importante, soprattutto da noi, sapere che tipo di merci entrino in Italia… Ricordo inoltre l’importanza strategica del ‘Made in Italy’: le nostre merci devono correre nel mondo con il nostro marchio di fabbrica. Ce l’abbiamo fatta, adesso occorre responsabilizzare ancora di più l’Europa in tale ambito”.
Nomi illustri di imprenditori che potrebbero scendere nell’agone: Della Valle, Montezemolo. Alla fine potrebbero rimanerne delusi come lei? “Faccio un discorso a monte e ritorno quanto le ho detto poco fa. Io ho deciso di aderire al Pdl convinto sia della bontà dei principi, che dagli obiettivi che dalle persone. Con il tempo mi sono accorto, purtroppo, che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… Lei ha fatto due nomi illustri, per ciò che riguarda Della Valle personalmente non credo che deciderà di scendere in campo. Quanto a Luca Cordero di Montezemolo, sarà il benvenuto se la sua sarà una posizione da riformatore. Mi auguro, per il bene dell’Italia, che ci si decida di smetterla con la guerra di posizione e con lo scontro frontale; mi auguro che si smetta di mantenere in servizio una classe dirigente ricca di oltre 900 deputati e senatori che non servono il popolo bensì litigano da mattina a sera”.
Non voglio fare spirito… ciò che lei dice è ‘sacrosanto’. Però è anche molto ‘italiano’, non trova? “Neanche io voglio farne. Ma la verità è che l’Italia paga 60 miliardi di euro l’anno alla corruzione. E altri 120 miliardi di euro almeno sono sottratti dall’evasione fiscale. Questo significa che non è affatto vero che manchino le risorse da destinare allo sviluppo. Una politica degna della P maiuscola concentra tutte le sue forze in direzione di una lotta senza quartiere alla corruzione e all’evasione fiscale. Solo così è possibile mettere in atto politiche vere di sviluppo dell’economia, di riduzione della pressione fiscale a favore, innanzi tutto, dei redditi bassi e della tassazione del lavoro e delle imprese. La riduzione della spesa pubblica attraverso l’assalto agli sprechi e alla cattiva spesa deve essere un obiettivo di chiunque voglia una nuova politica Sono scelte concretissime da compiere, che però nessuno vuole iscrivere nell’agenda politica”.
In ogni caso Santo Versace è nome troppo ghiotto per farselo scappare. Non è per caso che a lei, uomo del Meridione, siano arrivate proposte da parte di Forza del Sud, Io Sud, Noi Sud? “Le ribadisco quel che le ho detto, rispondendo alla sua domanda iniziale: non mi fermo e non intendo farmi da parte. Anzi, sto pensando a una sorta di laboratorio/officina - al momento non so neanche se sia una definizione esatta - dove persone di qualità e di serietà possano dare un contributo di valore. Questo è il mio principio-guida: e cioè che all’Italia serva gente specchiata, onesta, ed ecco perché sono ritornato alla politica dopo tanti lustri. Ognuno di noi deve amare il nostro Paese, il più bello del mondo, ricco di gente straordinaria, che ama il lavoro, che sa lavorare, che ci rende il secondo Paese manifatturiero del mondo dopo la Germania. E se le cose vanno male non è per colpa di chi sta in basso nelle gerarchie ma di chi sta al vertice e impedisce agli altri di operare: penso alla Pubblica Amministrazione, alla stessa politica. Indigniamoci tutti, allora, ma in modo costruttivo”.











