
Sorriso cordiale, accento toscano, chiarezza d’eloquio.
Su tali basi personali Riccardo Nencini fa’ leva (anche) per ricostruire il Partito Socialista Italiano le cui vicende storiche gli appartengono come una seconda pelle.
E il segretario nazionale non manca di perentorietà - mista a sano orgoglio - che sfodera alla prima domanda, relativa al numero dei Partiti Socialisti oggi esistenti in Italia, questione che lascia frastornati e dubbiosi.
“Non ci sono dubbi e non possono esservene! Di Psi ce ne è uno solo. Questo, che a riunito i militanti della diaspora!”.
Si può essere riformisti, progressisti, tendenzialmente di Sinistra e poi stare in un’area di Centrodestra come quella che Berlusconi ha da poco terminato? Margherita Boniver un paio di anni fa scrisse qualcosa per spiegare il paradosso… “I Socialisti stanno nella Sinistra riformista da un secolo e spiccioli; e non corrisponde al vero il fatto che oramai non vi sia più differenza fra Sinistra e Destra. Quello che contraddistingue il nostro pensiero riguarda i valori di libertà e uguaglianza… Ogni volta che ci spostiamo in direzione della Destra, noi rinunciamo a tali valori”.
Su che cosa si deve essere intransigenti, segretario? “Sulla laicità e su questi valori di cui le ho appena accennato. E quando dico laicità, non intendo parlare di anti-clericalismo. Si tratta di essere Socialisti in relazione a questi tre valori, avendo ben chiaro come essi si diffondano e si ripropongano nella società attuale. Essere Socialisti riguarda in definitiva coltivare il dubbio di fronte a un mondo in evoluzione”.
Storicamente, il socialismo è stato una ventata di modernità e un atteggiamento culturale che in Italia, tutto sommato, ha avuto poca fortuna nonostante i Lombardi, i Turati, i Pertini. Il killer? “Abbiamo vissuto sulla nostra pelle un paradosso… nel senso che l’abuso della liberà dentro casa ha messo un crisi una Storia e un Dibattuto lungo oltre un secolo. In Italia si è inoltre vissuto il terribile duello interno alla Sinistra, con un Pci che era il più forte dell’Europa occidentale. Quello che si è prodotto non è stato altro che lo scontro fra l’anti-sistema della Sinistra e il sistema che l’altra Sinistra cercava di migliorarlo”.
Il Psi aveva proposto, in sede di emendamento alla Finanziaria, il prestito forzoso dell’1% per cinque anni, all’1% di interesse. “La filosofia di fondo era semplice: chi ha di più deve dare di più. E chi non ha dato, avrebbe dovuto dare. Non abbiamo chiesto niente altro che uno sforzo - peraltro garantito dallo Stato - in un momento di estrema difficoltà. Parlavamo a Italiani che hanno responsabilità maggiori e che avrebbero dovuto dimostrarla… Le parole di encomio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, mi hanno confermato che eravamo nel giusto”.
Nencini, come sta operando per ricostruire il partito? “Innanzitutto dando un’organizzazione territoriale: non invento nulla, cerco solo di recuperare una realtà ottocentesca come la ‘sezione’. Inoltre con i circoli tematici e, ancora, con un’impronta politica coerente. Nel dettaglio: riprendendo in mano l’idea della laicità abbandonata dai Radicali; sviluppando al massimo il valore dell’equità, sia in termini di emendamenti alla Manovra che di formule istituzionali, visto che per noi il Capo dello Stato deve essere eletto dal popolo e il Parlamento rafforzato”.
E a livello locale? “Accelerare sulla cosiddetta giustizia sociale. I nostri amministratori locali devono battersi per il reperimento di fondi da spendere per i servizi primari di base delle famiglie, così come per la ridefinizione dei mutui per la prima casa… purtroppo nel 2012 saranno in molti a dover far fronte ad entrambe le esigenze”.











