Se prendiamo per buone alcune dichiarazioni di agenzia, pare proprio che il feeling Monti-Pdl sia quasi sul punto di saltare.
Dice Fabrizio Cicchitto (foto), capogruppo azzurro alla Camera: “Le misure adottate dal Governo stanno “Provocando reazioni negative in una serie di categorie che hanno tradizionalmente rapporti con il Centrodestra”. Aggiunge, profetico: “Non è possibile che il Parlamento approvi un testo-fotocopia come quello licenziato dal Governo”.
Aggiunge Francesco Pionati, segretario nazionale dell'Alleanza di Centro e portavoce del Gruppo Popolo e Territorio: “Le uniche conseguenze certe delle misure di Monti sono, per ora, proteste e caos, gli effetti positivi sono solo ipotesi da verificare. Senza consenso il Paese salta, specie al Sud”. Dalla parte opposta anche uno come Nichi Vendola (Sel) avverte che qualcosa si è rotto: “Persino gli apologeti di Monti cominciano a ridimensionarsi. Certo, non c’è paragone con Berlusconi, che in Europa faceva cucù e le corna. Ma siamo sicuri che questo governo ci porterà fuori dalla crisi?”.
Parole dette a vanvera? Affatto.
La ragione vera è che il Governo Monti altro non è che un ‘warrant’, un ‘derivato’, un prodotto di tecnologia finanziaria che man mano che si avvicina a scadenza aumenta di valore. Mario Monti, uomo di finanza, sa bene che più resiste e più avrà chance di abbracciare una carriera professionale diversa da quella di Professore.
Dall’altra parte, lo sa bene anche il Pdl. Dove le zuffe iniziano ad affiorare. La Russa sbraita, Bossi diventa insofferente. A godere è il solo Partito Democratico, padre putativo di Monti e del suo Esecutivo. Ogni giorno di regno di Monti è un allontanamento da Berlusconi, anche se poi l’atteggiamento di palazzo Chigi è molto, molto vicino a quello del suo predecessore. Lo sciopero del sindacato di base lo ha urlato in ogni modo possibile!
Il Centrodestra deve iniziare a fare i conti al proprio interno. Deve capire se davvero Monti potrà essere un concorrente sulla strada delle elezioni 2013 e se davvero sarà cooptato dalle file avversarie. Se Cicchitto, Quagliariello e soci iniziano a fibrillare, non lo fanno certo per pura accademia: la posta in gioco è alta e sapere di partire già battuti in vista delle Politiche non deve essere piacevole.
Quindi, più Monti rimane in sella e più la strada per il Popolo delle Libertà si fa in salita. Il problema è che, giorno per giorno, il Premier acquisisce (o pare acquisire) consenso all’estero. Come si potrebbe schiodare Monti dal suo scranno se i legami con Bruxelles o Washington sono solidi? L’uomo-grimaldello potrebbe essere Umberto Bossi: senza la Lega, cadrebbe la Lombardia; se la Lombardia rimane invece in quota-Centrodestra, il Senatùr vuole come contraccambio Roma. Non male mandare avanti i verdi padani: in una ipotetica mischia corpo-a-corpo, potrebbero essere proprio gli incaricati del lavoro duro.
Altra alternativa fare uscire un gossip, uno scandaletto, uno scheletro dall’armadio che - come si vede - è strategia sempre appagante. Dopo Malinconico e Patroni Griffi, tocca a Profumo - ministro dell'Istruzione - e al suo sedicente conflitto di interessi.
Fossimo in Mario Monti, ci circonderemmo di amuleti.











