
Messo ko dalla Corte Costituzionale il referendum sulla legge elettorale, quello che molti giudicano un momento ferale per il Paese potrebbe invece essere una ghiottissima opportunità per cambiare il sistema.
Lo scrive Italia Futura che offre alla politica una doppia proposta. Per il think-tank di Luca Cordero di Montezemolo ecco un “tandem legislativo”: con il quale la nuova legge elettorale sia approvata solo contestualmente al varo di una legge costituzionale che sottoponga la prima a referendum; esiste peraltro un precedente: il referendum d’indirizzo sul Parlamento europeo indetto da una legge costituzionale nel 1989.
Per IF un punto deve essere tuttavia chiaro: i rappresentanti (cioè i politici) non possono cambiare i meccanismi che regolano la rappresentanza senza il consenso dei rappresentati (i cittadini).
“Se vogliamo che la Terza Repubblica nasca su solide fondamenta, chiudendo una volta per tutte l'infinita transizione italiana, dobbiamo coinvolgere direttamente i cittadini sulla direzione da imprimere a questo passo fondamentale. Quello che proponiamo alla politica è una soluzione al problema del rapporto tra elettori ed eletti, in tema di provvedimenti sulla rappresentanza, deve essere presto trovata. Perché mentre tutti i giorni commentatori, tecnici e politici si concentrano sul problema dello spread tra i titoli di Stato tedeschi e quelli italiani, c’è un altro differenziale che cresce inesorabilmente da vent’anni: quello tra lo Stato e i cittadini”.
C’è da sperare che le forze politiche accolgano l’appello del Presidente della Repubblica per l’assunzione di una iniziativa di riforma (anche perché, mentre il governo del Paese è saldamente nelle mani dei tecnici, i partiti dovranno pur svolgere una funzione). Ma soprattutto c’è da sperare che il metodo di questa iniziativa tenga conto con realismo delle condizioni disperate nelle quali si trova oggi il rapporto tra cittadini e partiti politici, ogni giorno più carico di diffidenza e distacco.
La definizione di una nuova legge elettorale può essere per l’Italia una duplice occasione storica. Per ridurre la distanza che separa le istituzioni democratiche dai cittadini e per chiudere un ventennio di transizione attraverso una discussione ampia e profonda sui nuovi meccanismi di rappresentanza della Terza Repubblica.
Ma affinché questa (ennesima) occasione non vada sprecata è indispensabile che i partiti rinuncino alla tentazione di accordarsi nel chiuso delle proprie stanze avendo come unico obiettivo l’auto-perpetuazione. Se vogliamo che la Terza Repubblica nasca su solide fondamenta, chiudendo una volta per tutte l'infinita transizione italiana, dobbiamo coinvolgere direttamente i cittadini sulla direzione da imprimere a questo passo fondamentale.
Una soluzione esiste ed è già prefigurata nella Costituzione italiana: il referendum confermativo, indetto da legge costituzionale, come quello cui si riferisce l’art. 138. E non esiste provvedimento tanto bisognoso di conferma popolare quanto una nuova legge elettorale, che abbia l’ambizione di dare finalmente stabilità al nostro sistema di rappresentanza politica.
Quello che proponiamo alla politica è dunque l’adozione di un tandem legislativo, con il quale la nuova legge elettorale sia approvata solo contestualmente al varo di una legge costituzionale che sottoponga la prima a referendum. Qualunque sia la miscela di maggioritario e proporzionale che serve oggi all’Italia e qualunque sia il modello che potrebbe essere più utilmente importato dopo vent’anni di tentativi falliti, deve essere definito un metodo di consultazione che valorizzi la vitalità civile e associativa del nostro Paese.
Quel metodo è il referendum confermativo, con cui si aprirebbe un cantiere costituente sulle nuove forme della rappresentanza elettorale e più in generale sulla riforma indispensabile delle forme della nostra democrazia.











