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Back Politica Politica Immigrazione: ”Criminali le file alle Questure per i nati in Italia”. Souad Sbai (Pdl)

Immigrazione: ”Criminali le file alle Questure per i nati in Italia”. Souad Sbai (Pdl)

SbaiImmigrazione. Tema duro, spinoso; con un lato “b” che ci rimanda alle sbarre dei CIE e all’isola di Lampedusa e un lato “a” che ci ricorda come l’Italia sia tremendamente indietro in materia di integrazione/accettazione sociale, economica, linguistica.

Ne parliamo con l’onorevole Souad Sbai, parlamentare del Popolo delle Liberà, le cui origini nordafricane - e il cui ruolo di presidente dell’Associazione della Comunità Marocchina delle Donne in Italia (Acmid-Donna) - la autorizzano a essere tra le più acute, attente e competenti testimoni oggi esistenti in Italia.

Poca solidarietà verso gli immigrati extra-UE come continuazione di un fenomeno subito dagli stessi Italiani del nostro Meridione che negli Anni Sessanta e oltre vissero la discriminazione imposta dal Nord. Può essere una spiegazione? “Posso chiedere la sua provenienza? Il suo non è un accento romanesco…”.

Infatti sono calabrese. “Bene: le dico allora che io, personalmente, non ho mai avvertito alcuna discriminazione nei miei confronti e nemmeno le mie colleghe marocchine. Anzi, è vero l’opposto: se a chiedere l’affitto di un immobile è una coppia di filippini, è pressoché certo che il padrone di casa glielo concederà mentre sarà molto più arduo per una famiglia italiana! Ora, per carità, non voglio negare le difficoltà dell’emigrazione interna italiana, eppure se calibro di nuovo il discorso su di me posso dire in estrema sincerità che fino al 2001 non mi ero neanche accorta di essere extra-comunitaria. Diciamo che la musica è cambiata già alla fine degli Anni ’90, da allora in poi si è assistito al cambio di atteggiamento… Poca informazione e una mentalità ‘buonista’ hanno contribuito a creare quelle distorsioni che il tema ancora oggi si porta dietro”.

On. Sbai, secondo lei qual è il motivo di ciò che io definisco una ‘poco seria gestione del fenomeno’? Colpa di una sua approssimativa conoscenza, del mancato passato coloniale italiano, di un disinteresse di stampo cultural/provinciale per ciò che viene da fuori? “Dire che l’Italia ha avuto un passato coloniale è davvero eccessivo, dovremmo paragonarla al Belgio, alla Francia, all’Olanda… No, piuttosto direi che viviamo una sorta di complesso nei confronti di chi è straniero. Se abbiamo davanti un Francese eccoci subito a parlare la sua lingua, a dire cosa carine verso il nostro interlocutore; se invece davanti c’è una donna marocchina ecco che si passa immediatamente al ‘tu’. Noi siamo fatti così e…”.

La interrompo perché mi riempie di gioia - e non è piaggeria - sentire l’uso che lei fa del plurale: questo ‘noi’ mi piace. E sono lieto che sia lei che il suo collega del Pd Jean-Lèonard Touadì siate in Parlamento… dovreste essere di più! “La ringrazio. Ma volevo dire che purtroppo stiamo scontando il blocco del processo di integrazione che ci impedisce di capire come l’immigrato, qui, sia esponente di una realtà colorata, che parla i dialetti, che si sente italiana. Non mi è mai piaciuta la parola ‘assimilazione’, ma penso che far conoscere l’Italia, insegnare l’italiano, aprirsi con rispetto alle diverse nazionalità sia un tragitto doveroso. Per noi arabi è stato vitale, e lo è ancora, poter imparare la lingua dialogando così su basi di reciproca comprensione”.

Mi risulta che lo stesso Marocco si sia impegnato in campagne di alfabetizzazione nazionali. Tempo fa intervistammo il Rettore di UniNettuno, Maria Amata Garita, che ci disse cose meravigliose sul network che comprende pure il Paese nordafricano. ”E’ vero, e sono avvenute perchè tra il 1990 e il 1996 ci si accorse del pericolo della deriva estremista. Purtroppo chi arriva in Italia - l’87% vi giunge dal mondo rurale e di esso ben l’80% è analfabeta - non ha goduto di quel processo di alfabetizzazione e difficilmente ne troverà uno qui. Lo sforzo dell’Italia dovrebbe essere indirizzato a far capire che qui non hanno alcuna accoglienza né l’infibulazione, né la fatwa, né altre pratiche di chiusura. Basta con il politically correct: purtroppo i giudici hanno dato ragione al padre della ragazza che ha imposto alla figlia di andare a scuola con le cuffie alle orecchie in modo da non ascoltare la musica occidentale. Mi chiedo: ma questo non è razzismo? E che cosa sarebbe accaduto su un caso del genere avesse avuto come protagonista una ragazza italiana?”.

Parlando di Acmid, le vostre vittorie? L’Associazione favorisce il dialogo tra le culture del Mediterraneo e si impegna ad aiutare l'integrazione delle donne immigrate. “La denuncia di tutte le storie che vedono le donne vittime, non solo del burka. Decenni di presenza che ci fanno esultare per il Nobel vinto dalle donne arabe, premio che sentiamo anche nostro. Decenni spesi a denunciare storie come quelle di Sarilè, di Sara Datali sgozzata dal padre e nel cui processo ci costituiremo parte civile, dell’attrice iraniana Marzieh Vafamehr condannata a 90 frustate e a un anno di carcere per aver recitato senza velo in ‘My Teheran for Sale’, di ciò che avviene in Arabia Saudita dove dopo la concessione del voto alle donne ha fatto seguito la fatwa del salafita Abdel Rahman al-Barak… denunce per le quali ci saremmo aspettate di vedere accanto a noi le femministe italiane, e invece niente. Ma nessun problema, le difficoltà ci rafforzano - sia in Italia che in Marocco - ed è la nostra forza a farci prendere posizione nel recente caso della piccola Martina: e mi sembra incredibile, devo dirlo, che una persona come il sottosegretario agli Affari Esteri Stefania Craxi (sua collega nel Pdl - N.d.R.) nulla stia facendo in proposito”.

Lei appartiene al Pdl. Il suo partito ha sempre agito tempestivamente? Efficacemente? Ha fatto qualcosa che non doveva o non fatto ciò che invece avrebbe dovuto? “Per ciò che mi riguarda ho portato avanti tutte le proposte possibili, e in perfetta buona fede. Politicamente siamo - come dire - appesi: la Lega Nord è severa nel concedere qualcosa, il Pdl è meno attento di quel che dovrebbe. La cosa criminale, criminale!, è che dopo essere nati in Italia si faccia la fila in Questura per il diritto al soggiorno. Ecco, questo rende davvero straniero chi invece non solo si sente Italiano ma lo è a tutti gli effetti. Tre anni di litigi: e la mia proposta di legge sul diritto di cittadinanza è ancora appesa in commissione Affari Costituzionali”.

La domanda che le ho fatto prima era basata sull’evidenza. In tema di immigrazione, la sua voce e quella di Liliana Ocmin della Cisl. Poi poco altro. E lei, onorevole, ha pure evocato la lobby italiana che appoggia l’integralismo islamico. “Lo stesso rappresentante dell’islam moderato ha provveduto a sporgere denuncia in Procura. Si tratta di lobby che accolgono anche italiani convertiti e che vengono aiutate economicamente; la cosa strana è che i finanziamenti vanno alle associazioni estremiste mentre quelle moderate - cioè quelle che hanno firmato la dichiarazione di intenti circa la loro aderenza ai voleri della Costituzione italiana - di soldi non ne vedono. Si tratta di una lobby che si annoda anche dentro la Rai”.

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Autore di questo Articolo: Alfonso Palumbo

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