Il 10 febbraio è il giorno che l'Italia dedica alla memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle Foibe nonché all'Esodo dalle terre a cui furono sottoposti Istriani, Fiumani e Dalmati.
C’è una legge specifica, quella del 30 marzo 2004 n. 92, che ha per titolo ‘Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle Foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati’. Promossa dal Comune di Trieste e dalla Provincia oltre che dal Comitato per i Martiri delle Foibe, giovedì prossimo 10 febbraio, alle ore 10, al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza avrà luogo la solenne cerimonia del “Giorno del Ricordo".
Primo firmatario della legge l’on. Roberto Menia, ‘fliniano’ di Trieste, che già nel febbraio del 1999 presentava un’interpellanza alla Camera dei Deputati proprio per dar vita a un testo normativo rispettoso dei fatti e della Storia. Per il coordinatore nazionale di Futuro e Libertà una consapevolezza di ruolo che si sviluppa anche a livello comunitario; non per nulla di recente ha affidato alle agenzie una dichiarazione nella quale affermava che se “Gli Italiani sono disaffezionati alla politica, credo si debba riappassionarli legandoli alle grandi scelte, rendendoli consapevoli dei passaggi politici più delicati e facendo sì che ne possano partecipare non solo da spettatori distratti, come nella tradizione dei salotti tv. E ciò può avvenire se saremo capaci di esercitare la sovranità che ci viene dal dovere di rappresentanza del popolo nel Parlamento italiano e nelle Istituzioni europee. La dimensione europea è la dimensione fondamentale per l'esercizio di sovranità e lo sarà sempre più nella sfida del mondo globale che ci consegnano i tempi che viviamo”.
Onorevole, ho l’impressione che quando affrontiamo il tema delle Foibe, esse richiamino un valore non appartenente al popolo italiano nella sua interezza bensì solo a una sua parte. E’ d’accordo? “Bè, diciamo che i livelli di coscienza sono diversificati… da un lato perché la conoscenza del fatto è stata ignorata per decenni, e lo è stata ignorata volutamente sia da parte di certa politica che di certa storia… Grazie al Giorno del Ricordo - che per noi corrisponde all’obiettivo di farla diventare patrimonio di tutti - stiamo recuperando parte della nostra memoria storica e devo dire che ci sono tanti Italiani di buona volontà che ormai non fanno più dietrofront davanti a quello che è accaduto in passato. Certo, a Sinistra c’è ancora chi si ostina a negare”.
Le faccio una domanda provocatoria: si può essere Leghisti e riconoscere le Foibe? “Ne conosco molti di Leghisti che professano incoerenza… Del resto non sono stati proprio alcuni loro rappresentanti parlamentari - su 27 firmatari, ben 15 sono stati gli esponenti del Carroccio! - a fare ricorso contro il passaggio al sistema contributivo? Potrei dire che si tratta di una loro collocazione bizzarra anche se dall’altro lato devo ammettere che non hanno una preclusine ideologica sulle Foibe come invece fa la Sinistra, anche quella meno estrema. Le dico un’altra cosa: il Giorno del Ricordo’ celebra la vicenda dello sterminio e dell’esodo a cui sono stati sottoposti i Fiumani, i Dalmati, gli Istriani, in un certo senso parte del cosiddetto popolo Veneto è andato incontro allo sterminio!”.
On. Menia, stiamo parlando di un argomento che a sua volta dovrebbe portarci a riflettere su un altro tema rilevantissimo: quello della riconciliazione. Ci stanno provando in Somalia, lo hanno fatto con successo in Sudafrica… e noi siamo ancora qui, a dividerci su fatti sì gravi ma ormai trascorsi! “Non possiamo negare che la nostra Storia sia molto, molto complicata. Per chi ha vissuto certi fatti, certe tragedie, che tutto si trasmetta in famiglia lo trovo assolutamente scontato… Ma la cosa grave è se ciò si trasmette anche alla politica: allora sì che tutto diventa pretestuoso. Io sono di Trieste, so bene che la città è stata frustata da alcuni accadimenti e che abbia necessità di chiarezza. Altrettanto devo ammettere che la contrapposizione fascisti/comunisti sia stata spiazzata dalla Storia, l’Italia ha davanti parecchie sfide da vincere: la globalizzazione, i diritti del lavoratori, i diritti umani… Se un giovane su tre è disoccupato, il problema su cui impegnarsi diventa questo. Io non dico che si debba rimuovere tutto il passato: dico che occorre agire sulla base di una identità nazionale certa e condivisa, ridiscutendo la Storia laddove necessario ma avendo comunque di fronte le nuove frontiere del mondo. Siamo pur sempre a dodici anni dal Duemila!”.
Qualche giorno fa a Roma è stato presentato il libro di Antonio Menna, dal titolo “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” (Sperling & Kupfer), la cui morale indica che se uno come lui fosse nato in Italia non sarebbe mai diventato un mito. Allora: noi siamo quello che siamo anche per via del nostro passato, che condiziona il presente… e pure il futuro. “Steve Jobs non sarebbe diventato Steve Jobs neppure se fosse nato in Francia, Spagna o Germania! La verità è che l’Europa è un Continente vecchio e invecchiato. Tutti, dico tutti!, stiamo entrando in una fase nuova e nessuno ha ricette magiche che per superare in fretta e senza contraccolpi la novità. Da centro del mondo, l’Europa è divenuta periferia, messa in difficoltà da un mondo più libero: adesso tocca a noi trovare il giusto passo che ci rimetta in carreggiata. Purtroppo quello che dobbiamo capire è che la nostra civiltà giuridica può diventare un legaccio che ci impedisce di cogliere le sfide del nuovo che avanza”.











