
E’ proprio così difficile capire che, almeno per noi, il binomio donna-politica sia imprescindibile?
A volte ce ne rendiamo così tanto conto da pensare di esserne più convinti noi delle stesse donne, o di quelle che stanno in politica. Fra coloro che esprimono coerenza tra mandato personale e impegno di partito, Silvia Costa (Socialisti & Democratici Europei) uno degli esempi più autentici di come una donna possa/sappia fare politica senza sbavature e con una precisa presenza.
Di recente l’esponente Pd è intervenuta a un incontro pubblico, organizzato da Ozio Creativo Society, e ha parlato del Premio Sakarov conferito “A Bruxelles a cinque protagoniste della cosiddetta Primavera Araba, di cui una siriana a cui però non è stato concesso di partecipare e ritirare l’onorificenza”.
Il Premio viene attribuito ogni anno a persone distintesi nel campo della libertà di espressione: il fatto che - dopo il Nobel 2011 - anche tale riconoscimento sia stato appannaggio di donne, vuol dire che davvero l’emancipazione femminile si lega all’emancipazione del singolo Paese.
Questo concetto Costa lo ha sottolineato, invocandolo come “Opportunità di riequilibrio in un mondo dominato sempre più dalla globalizzazione”. Donna dunque come freno alla devastazione liberista e come protagonista diretta di sviluppo. Una riflessione che molti Paesi del mondo fanno e che, purtroppo, vede l’Italia nelle retrovie.
“Il nostro Paese ha infatti ridotto in modo drastico gli aiuti allo sviluppo proprio nel momento in cui la presenza italiana ed europea avrebbe dovuto essere centrale verso le realtà nazionali del bacino mediterraneo o del Medio Oriente. E’ la mediazione culturale lo strumento cui rivolgersi per fare sintesi di valori - anche religiosi - e trovare condivisione. Molto spesso, nelle scelte che hanno a oggetto Paesi che cercano un approccio inter-religioso, si trascura il ruolo della donna: e invece sono proprio le donne quelle più attrezzate al riconoscimento dell’altro”.
Il fatto è che, talvolta, si basa tutto su progetti ‘dogmatici’ sconosciuti alle realtà alle quali si indirizzano. Un controsenso palese, una assurdità incomprensibile.
Ecco allora il pensiero di Silvia Costa: “Occorre ragionare, capire, confrontarsi. E l’Italia ha una sua forza mediterranea unica nel saper rafforzare le Reti e creare condivisione”.
Molto il lavoro anche in tema di immigrazione. Nell’occasione del dibattito la questione del pagamento della tassa di soggiorno - da parte dei cittadini extra-UE residenti in Italia - non c’era ancora; eppure rilevante il riferimento che l’euro-parlamentare ha fatto di una “Europa che dovrà impegnarsi a riconoscere come le donne non siano clandestine quanto al contrario schiave dei flussi migratori” illeciti: e perciò devono avere uno status che riconosca tale loro condizione.
Il 2011 è stato dedicato dall’Unione Europea alla lotta alla povertà. La recessione mondiale ha forse impedito il dispiegamento di tutti gli effetti benefici previsti. “Ma ciò nonostante non ci ha impedito di discutere di micro-finanza, materia prima non rientrante nei piani della UE. Come pure di reddito minino, di rilancio della Cooperazione euro-mediterranea, di accesso all’istruzione”.
Non è un caso del resto se, nei Paesi che stanno uscendo dall’analfabetismo, si è presa finalmente coscienza della relazione fra istruzione delle madri e reddito delle famiglie.
Donne & politica, dunque, per dare una speranza e una dignità alla nostra società contemporanea.
Commenti
RSS feed dei commenti di questo post.